Il perchè del successo di Dante nella narrativa recente

Ci si chiede perché, se lo chiedono gli studenti delle scuole superiori prima delle interrogazioni, i traduttori in tutte le lingue del mondo, i membri delle Società Dantesche diffuse in tutto l’Occidente, qualche volta anche gli editori. Perché tutto questo Dante?...

MILANO – Ci si chiede perché, se lo chiedono gli studenti delle scuole superiori prima delle interrogazioni, i traduttori in tutte le lingue del mondo, i membri delle Società Dantesche diffuse in tutto l’Occidente, qualche volta anche gli editori; e, spesso, ce lo chiedono i giornalisti. Perché tutto questo Dante? L’anno dopo il mio Libro segreto di Dante (2011) sembra essere esplosa la moda, in Italia, dei romanzi basati su misteri danteschi: Roberto Masello, La formula segreta di Dante, Bianca Garavelli, Le terzine perdute di Dante.

 

A scanso di equivoci: io in realtà non ho inventato nulla. A parte il fatto che prima di me c’è Giulio Leoni con i suoi gialli in cui Dante fa il detective, occorre dire che anche per il romanzo, forse, è accaduto quello che è successo col culto del sommo poeta: gli stranieri sono arrivati prima di noi. La più antica Società Dantesca del mondo è la Deutsche Dante-Gesellschaft (1865), poi la Dante Society of America (1881), mentre la Società Dantesca Italiana nacque solo nel 1888. La stessa cosa è accaduta evidentemente anche per la scoperta romanzesca, perché Il circolo Dante di Matthew Pearl è del 2003, La mano di Dante di Nick Tosches del 2002, L’ultimo Catone di Matilde Asensi del 2001.

 

Si dirà che allora il primato spetta ancora una volta al nostro Giulio Leoni, i cui Delitti della Medusa sono usciti nel 2000. Ma il suo è un giallo classico, quando Giulio Leoni scriveva i suoi romanzi danteschi il genere di cui Dan Brown sarebbe diventato un maestro non era ancora di moda. Già, Dan Brown, adesso bisogna aggiungere il suo Inferno. E, dopo quanto già detto, sarà inutile sottolineare che lui si è ispirato a una tradizione tutta americana…

Ma allora, torniamo alla prima domanda: perché tutto questo Dante? Dante nel giallo, Dante nel mistery. Dante in tutte le salse. Nel mio ultimo romanzo, La profezia perduta di Dante, mi sono affidato a un genere più antico, quello del romanzo biografico, e con quello risaliamo a una ben più corroborata tradizione. Basti citare Biondo era e bello di Mario Tobino, che è del 1974; ma perché non risalire addirittura fino a Balzac, col suo Les proscrits del 1831? Di questo passo, però, dove si andrà a finire? Tagliamo la testa al toro, diciamo subito che il primo romanzo, se vogliamo dir così, che ha per protagonista Dante, è la Vita nova scritta da lui stesso verosimilmente prima del 1294, e il secondo, sia pure in un’accezione molto ampia, è la Divina Commedia.

A questo punto si comprenderà benissimo quanto sia forte la tentazione, per chi scrive, di proseguire su una strada che ha un antesignano così forte e così saldamente radicato nella coscienza collettiva. Tutto nasce con lui, è il padre fondatore della letteratura europea, di ogni tradizione simbolista e al tempo stesso di ogni forma di realismo, perché in lui, come nelle arti figurative fino a Michelangelo e a Caravaggio, realismo e simbolismo non sono, come appare oggi, linguaggi diversi o addirittura opposti, possono anzi convivere, il massimo del concettismo col massimo della verosimiglianza: sono solo il realismo e il simbolismo ottocenteschi a scavare un solco profondo tra queste due forme artistiche. Nell’Inferno Dante viaggia in una realtà virtuale in cui i personaggi si muovono, assumono pose, piangono, si prendono a botte o si mordono come fossero reali, poi sale in un Paradiso che si fa via via sempre più concettuale, ma anch’esso si manifesta al viator nella forma di impressioni sensoriali ben rappresentabili, danze di luci, musiche sublimi. Così Dante è ancora il maestro insuperabile di chiunque prenda la penna in mano e decida di mettersi a scrivere, c’è da meravigliarsi del fatto che qualcuno non resista alla tentazione di farne il protagonista di narrazioni moderne?

E, quando si ha a che fare con l’autore della Commedia, c’è posto per tutti: volete un giallo classico? Il suo Inferno pullula di efferati delitti su cui si può ancora indagare. Volete un romanzo di formazione? Proprio la Vita nova e la Commedia offrono il destro a una miriade di spunti. Volete una struggente storia d’amore? Non vi resta che scegliere tra Beatrice e Francesca da Rimini (su queste storie l’Ottocento ha ricamato da par suo). Siete a caccia di spunti esoterici? Nel Paradiso ci sono più simboli che in un dizionario di simbologia.

Insomma, che altro aggiungere? Ce n’è per tutti. Più che stupirsi di tutta questa rinnovata frenesia dantesca, c’è da meravigliarsi del fatto che qualcuno ancora se ne stupisca. Il che avviene solo in Italia, e sembra paradossale: ma c’è da dire, e valga per noi come un’attenuante, che gli americani hanno il “vantaggio” di leggere la Commedia in inglese moderno.

 

Francesco Fioretti

15 giugno 2013

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