Intervista al giudice-scrittore

Il giudice Gaetano Cataldo, “Scrivere un libro per me significa dar spazio alla fantasia”

Il Giudice civile presso il Tribunale di Catania ci spiega cosa significa scrivere per divertimento e pura passione
Il giudice Gaetano Cataldo, “Scrivere un libro per me significa dar spazio alla fantasia”

MILANO – Scrivere una sentenza o un provvedimento giudiziari, è un mestiere che non lascia spazio alla fantasia. Quando ho voglia di scrivere in piena libertà, scrivo racconti, libero da condizionamenti. E’ quanto afferma Gaetano Cataldo, per otto anni giudice presso il Tribunale di Siracusa e attualmente Giudice civile presso il Tribunale di Catania, con un’innata passione per la scrittura. Una passione che lo ha portato alla scrittura de “La rete di Quadri”, un giallo “non astratto”, esattamente calato nella realtà di ciò che succede realmente nei tribunali. Scopriamo cosa significa scrivere per divertimento e passione secondo il Giudice Civile.

 

 

Coma nasce l’idea di questo romanzo giallo?

Nasce diversi anni fa, a inizio anni 2000: allora ero in procura come tirocinante, e mi venne in mente l’idea di un giallo “non astratto”, ma che fosse esattamente calato nella realtà di ciò che succede realmente nei tribunali . Partendo dalla soluzione finale, ho scritto una trama aderente il più possibile alla realtà. Forte delle reminiscenze della mia carriera universitaria appena conclusa, affiancai al pubblico ministero una sorta di investigatore privato suo amico, nonché professore di università.

 

Anche i maestri del giallo sono stati per lei fonte d’ispirazione?

Sicuramente. Le coordinate sono molto precise ed abbastanza palesi: un’influenza è quella di Leonardo Sciascia, citato più volte, il quale, a sua volta, ha sempre riconosciuto di avere seguito il modello che per primo è stato creato da Dürrenmatt.

 

Cos’è per lei la scrittura? Un secondo mestiere, un hobby, o pure divertimento?

Siamo in corso d’opera: ho scritto questo libro diversi anni fa, quando i libri di Carofiglio ancora non erano famosi. Per me è stato un esercizio estremamente divertente e piacevole, in quanto avevo trovato la trama che mi interessava. Mi divertiva, inoltre, il contrappunto tra questi due personaggi, che altro non erano che i miei due alter ego. In un paio di mesi scrissi il racconto, aggiustai il linguaggio, troppo tecnico all’inizio. Lasciai il progetto del libro nel cassetto fino a quando lo scorso anno, in maniera accidentale, conobbi il direttore editoriale di Prova d’Autore, Mario Grasso, e gli parlai del testo. Egli apprezzò molto il libro, e mi incoraggiò a coltivare la mia vena letteraria ed a cimentarmi nella scrittura. Da quell’incontro nacque il mio secondo libro, che uscirà a breve, grazie al quale ho ritrovato il divertimento che avevo provato la prima volta. E’ alla base di tutto fare qualcosa per divertimento. Per me la scrittura deve rimanere un hobby, un’assoluta evasione.

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