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“Il giardino dei Finzi-Contini”, un libro sulla forza dei ricordi

Il Giardino dei Finzi-Contini è uno dei più grandi capolavori di Giorgio Bassani; venne pubblicato nel 1962 da Einaudi e vinse il premio Viareggio. Scopriamo perché rileggerlo.

Oggi iniziamo la giornata rievocando la lettura di un grande classico: “Il giardino dei Finzi-Contini“.

Immergiamoci nella magia di un’opera indimenticabile, nel passato della famiglia dei Finzi-Contini. Riprendiamo un celebre passo nel quale Giorgio, il protagonista, rifiutato con fermezza da Micol, rievoca le parole e le riflessioni della ragazza.

«hai detto che noi due siamo uguali», dissi. «in che senso?»
ma sì, sì – esclamò -: e nel senso che anch’io, come lei, non disponevo di quel gusto istintivo delle cose che caratterizza la gente normale. Lo intuiva benissimo: per me, non meno che per lei, più del possesso delle cose contava la memoria di esse, la memoria di fronte alla quale ogni possesso, in sé, non può apparire che delusivo, banale, insufficiente. Come mi capiva! La mia ansia che il presente diventasse subito passato, perché potessi amarlo e vagheggiarlo a mio agio, era anche sua, tale e quale. Era il nostro vizio, questo: d’andare avanti con la testa sempre voltata all’indietro. Non era cosi?

Micol è uno dei personaggi più anticonvenzionali e magnetici della letteratura italiana. Una ragazza sfuggente ed enigmatica, decisa a sottrarsi con determinazione all’esperienza amorosa in quanto «roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda»; come spiega a Giorgio con il suo grande pragmatismo, per lei l’amore è semplicemente «uno sport crudele e feroce».

Le dure parole di Micol costituiscono un’amara delusione per Giorgio, profondamente attratto da lei; egli comprende, tuttavia, la lucida visione di Micol, come se i due condividessero ideali simili riguardo alla vita e all’amore.

Il giardino dei Finzi-Contini

Il Giardino dei Finzi-Contini è uno dei più grandi capolavori di Giorgio Bassani; venne pubblicato nel 1962 da Einaudi e vinse il premio Viareggio. Nel 1970 Vittorio De Sica decise di trarne un film, da cui Bassani prese decisamente le distanze, nonostante avesse inizialmente collaborato alla sceneggiatura. Il film, tuttavia, contribuì ad immortale l’eterna fama di questo romanzo, aiutando lettrici e lettori di tutti i tempi ad immaginare l’immenso giardino della famiglia Finzi-Contini e i suoi indimenticabili personaggi.

La forza dei ricordi

Dopo molti anni, Giorgio attraverso un flashback inizia a ripercorrere la sua giovinezza passata a Ferrara. Ora davanti ai suoi occhi scorrono le immagini del passato; ed ecco ben visibile la famiglia Finzi-Contini: il professor Ermanno, la signora Olga, Alberto e Micol. Dopo una gita domenicale alle tombe etrusche, finalmente nasce in Giorgio quell’impulso a ricordare e a scrivere degli anni passati nella casa di corso Ercole I d’Este.

Molto spesso cerchiamo in tutti i modi di seppellire e allontanare dai nostri pensieri i ricordi passati; sono momenti felici o periodi dolorosi che, tuttavia possiedono un valore inestimabile. Tentiamo di oscurarli nella nostra memoria, ritenendo che sia la scelta migliore per il nostro benessere. Si innesca il meccanismo della fuga: meglio scappare e voltare le spalle ad un passato ingombrante, meglio dimenticare e non rivivere una seconda volta. Questa via è spesso determinata dalla inevitabile e comunissima paura del genere umano per la sofferenza, un meccanismo che, tuttavia, ci impedisce di elaborare un lutto, ci impedisce di accettare e poi superare un cambiamento o una perdita avvenuti nella nostra vita.

Ma ecco che, spesso all’improvviso, senza alcun preavviso, in una situazione del tutto insignificante, parole, volti ed immagini che pensavamo definitivamente archiviati tornano in superficie, ed iniziano a fluire.

Giorgio appartiene alla comunità ebraica di Ferrara, egli è l’unico sopravvissuto della sua storia alle deportazioni razziali, gli altri protagonisti verranno tutti inghiottiti dalla terribile tragedia della seconda guerra mondiale e deportati in Germania nel 1943.

Aspettative e speranze

L’ambientazione di questa storia è quella sconvolgente dell’Italia del 1938, quando le leggi razziali iniziarono ad escludere e limitare anche in Italia la vita degli ebrei, in modo pervasivo e crudele. Il contesto storico, tuttavia, è come adombrato: non incide, durante lo svolgimento, sulla trama centrale, che rimane quella dell’amore, dei sogni e delle delusioni dei giovanissimi protagonisti.

Micol e Alberto, i due rampolli della famiglia Finzi-Contini, esclusi in quanto ebrei dai circoli di tennis della città, iniziano ad invitare i loro amici a giocare casa; il tenero amore di Giorgio, non contraccambiato da Micol, nasce tra le mura di quell’immenso giardino: osservandola durante le partite di tennis, ascoltando le sue sagge parole durante le cene dai Finzi-Contini. Giorgio è magneticamente attratto dalla fortissima personalità di Micol, che inneggiando al passato, «il caro, il dolce, il pio passato», rigetta con ostinazione il futuro, quasi prevedendo l’infausto destino che le sarebbe spettato.

Tra le pagine del romanzo si consumano le aspettative, i sogni e le speranze di Giorgio, questi sono i temi centrali di questa storia. Gli immensi spazi del giardino con le sue alte mura di cinta sembrano proteggere e schernire i protagonisti da ogni tragico evento esterno: come se la guerra e le sue tragedie siano solo di “contorno”, una triste nota nello spartito di una meravigliosa, malinconica e dolcissima melodia.

Giorgia Aurora Monaco

 

 

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