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“I quattro cantoni”: torna in libreria Lolita Lobosco, la poliziotta più amata d’Italia

La cucina, l'amore, la Puglia di Lolita Lobosco sono gli irrinunciabili protagonisti di un romanzo imperdibile di Gabriella Genisi
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Si intitola I quattro cantoni il romanzo che segna l’atteso ritorno in libreria, per i tipi di Sonzogno,  di Lolita Lobosco. La commissaria più amata d’Italia si è conquistata un posto nel cuore di una miriade di lettori che fanno il tifo per lei e non vedono l’ora di vederla anche in tv. Nuovi casi, nuove avventure, nuovi amori per la seducente barese nata dalla penna di Gabriella Genisi, che questa volta, mentre Bari si appresta a festeggiare San Nicola e già pregusta le festività Natalizie, dovrà affrontare un efferato omicidio, al quale si aggiungeranno morti misteriose che diventano fili di una matassa tutt’altro che semplice da dipanare.

 

 

 

La passione per la cucina, le storie d’amore che, di volta in volta colorano le giornate di Lolita Lobosco, l’amata Puglia con i suoi scorci cittadini e il suo mare, sono lo sfondo irrinunciabile di una prosa vivace, che non disdegna di toccare temi scottanti come il razzismo e integrazione. Emozioni e colpi di scena si susseguono nella narrazione di Gabriella Genisi, che scorre leggera, regalando piacevoli ore in compagnia di Lolita, che ora si appresta a prendere il volto di Luisa Ranieri, per approdare sul grande schermo.

 

 

L’intervista a Gabriella Genisi

“Il fatto di vivere nella precarietà mi rassicurava”, dice Lolita Lobosco a proposito della sua vita affettiva. Troverà mai pace la nostra eroina? Oppure è proprio questa sua indecifrabile tenerezza a renderla irresistibile ai nostri occhi?

Io spero di sì, avere una vita affettiva tranquilla rende tutto più facile, ma Lolita è un personaggio del nostro tempo, fa della precarietà sentimentale un tratto distintivo. Anche se con Caruso va meglio che con altri amori precedenti.

 “I nostri anziani sono trattati con rispetto e devozione, sono il fulcro della nostra vita familiare e sociale.”, si legge a proposito della cultura rom. Ti fanno impressione gli anziani che gli italiani chiudono negli ospizi?

Impressione no, direi piuttosto tristezza. Ma credo sia inevitabile per come va la nostra vita oggi. Spesso si è impegnati tutto il giorno, o si vive in città diverse. Il modello familiare  matriarcale è impossibile in un contesto moderno.

 “Dovrebbero insegnarla nelle scuole l’integrazione. Come materia obbligatoria.”: tema difficile e controverso, che tocchi con infinita grazia. Cosa ti fa paura oggi?

Mi fa paura l’intolleranza, l’odio, la mancata conoscenza delle diversità. Oltre che L’ignoranza e la rabbia usate come grimaldello politico. Bisogna davvero fare leva sulle nuove generazioni, insegnare loro che l’integrazione e lo scambio con altre culture porta solo ricchezza e progresso. Rende il mondo migliore.

 Lolita per motivi di lavoro attiva un profilo Facebook: “un profilo civetta con nome e foto falsi”. Quello che succede lo scopriamo addentrandoci nella storia. Gabriella che rapporto ha con i social?

Utilizzo i social, soprattutto Facebook e Instagram per un contatto diretto con i miei lettori. Con loro parlo di libri, non soltanto miei, di cultura e di attualità. È uno scambio proficuo e piacevole.

 “Realizzai con dolore che quella leggerezza era la triste conferma della mia incapacità di essere madre.”, ammette Lolita Lobosco. Dove trova il senso una madre mancata?

In mille altre cose. Essere madre non è una condizione necessaria della donna. È fondamentale realizzarsi in quello che sentiamo più affine a noi. Nel lavoro, nel sociale, negli affetti.. esistono mille altri modi per dare un senso alla propria vita. E anche Lolita lo capirà.

Buona cucina, Louboutin tacco 12, Chanel N°5, un’amica fidata e la capacità di isolarsi al bisogno, scegliendo un bagno rilassante sono la ricetta per la felicità di Lolita?

In certi casi servono davvero e possono bastare.

 Cosa si prova nel sapere che Lolita Lobosco diventerà una fiction e che avrà il bel volto di Luisa Ranieri?

Molta felicità. Personalmente guardo la televisione non più di 10 volte l’anno, però sapere che il mio personaggio avrà larga diffusione è una bella sensazione.

 Cosa consigli ad un aspirante scrittore?

Leggere. È l’unica cosa fondamentale.

 

Di Maria Pia Romano

 

 

 

 

 

 

 

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