L'autrice al suo romanzo d'esordio

Hannah Kent, ”Nel mio libro la storia vera dell’ultima condannata a morte per decapitazione in Islanda”

Hannah Kent è la giovanissima autrice australiana (è nata nel 1985) che a Pordenonelegge, il suo primo festival letterario, presenta il suo romanzo d’esordio Ho lasciato entrare la tempesta...

PORDENONE – Hannah Kent è la giovanissima autrice australiana (è nata nel 1985) che a Pordenonelegge, il suo primo festival letterario, presenta il suo romanzo d’esordio Ho lasciato entrare la tempesta (Piemme), il cui titolo in lingua originale è Burial Rites.  Il libro, che ha impressionato la critica e incantato il pubblico dei molti paesi in cui è stato tradotto,  narra la storia di Agnes Magnúsdóttir, l’ultima donna a essere stata condannata a morte in Islanda per decapitazione. Agnes Magnúsdóttir è accusata di molte cose: con la sua bellezza, il suo animo ribelle, la sua intelligenza troppo vivace, è diversa da tutte. Diversa anche per l’uomo che si è scelta: Natan Ketilsson, un uomo più vicino ai diavoli dell’inferno che agli angeli del paradiso, come mormorano nel villaggio, capace di risuscitare i morti con pozioni a base di erbe conosciute solo da lui. E ora che Natan è morto, ucciso da diciotto coltellate, il villaggio decide che la colpevole dell’efferato omicidio non può che essere lei, Agnes, la giovane donna che lo amava. E mentre, ormai condannata, attende la morte per decapitazione, Agnes racconta la sua versione della storia alle uniche persone amiche che il destino le concede nei suoi ultimi giorni: la moglie del suo carceriere, e un giovane e inesperto confessore.

Perchè un romanzo ambientato in Islanda?

Tutto è nato perché a 17 anni non avevo ancora visto la neve e nell’ambito di uno scambio culturale promosso dal Rotary Club, sono stata per un periodo in Islanda. Lì  per caso sono finita nella regione suggestiva dove era vissuta Agnes Mangusdottir e ho conosciuto la sua storia. Poi, una decina di anni dopo, ho deciso di scriverla, in parte perché incuriosita dalle sue vicende , in parte per rendere omaggio alla storia , la cultura e i paesaggi islandesi che mi avevano cosi colpito da adolescente.

E’ un romanzo corredato da documenti. Come si sono svolte le sue ricerche?

Ho studiato due anni non solo i materiali che riguardano il processo ad Agnes, ma anche i casi di stregoneria nel periodo della Controriforma. Sono stati due anni in cui mi sono voluta avvicinare non solo a quel determinato  periodo storico, ma quell’insieme di fattori che stanno intorno a donne, ingiustamente colpevolizzate. Credo che la letteratura sia un modo per sfidare quello che della storia sappiamo, onorando il passato e ponendoci dei quesiti.

La storia di Agnes potrebbe ricapitare nell’epoca moderna?

Mi ha molto colpito il caso di Amanda Knox, al centro di una bufera mediatica perché il suo viso,  durante il processo non mostrava nessuna emozione. Non so se sia colpevole o meno, ma mi ha fatto riflettere come sia inaccettabile nell’opinione comune che la violenza possa essere compiuta da una donna e come della presunta colpevole si scandagli ogni particolare. Il processo di Agnes, cosi come si è svolto, non si potrà ripetere, ma la colpevolizzazione di moderne “ streghe” è estremamente attuale.

Nel romanzo c’è un’affinità tra Agnes e Steina, una delle figlie della famiglia che la ospita.  Che cosa le lega?

Sono tutte e due delle outsider da sempre, la prima è sempre stata ai margini della società, la seconda si sente diversa e un po’ esclusa dalla famiglia, a capo della quale c’è il padre Jon, che al pari di altri uomini della vicenda, è soggiogato e quasi impaurito dalla diversità di Agnes.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Ho avuto il privilegio di  scrivere a tempo pieno per un po’ e vorrei tornare ad insegnare, professione che mi dà molti stimoli e linfa vitale. Sto però preparando il prossimo romanzo ambientato in Irlanda ai tempi della grande carestia; parlerò ancora di donne e di maternità difficili.  Perché non scelgo storie australiane?  Ambientare le vicende lontano dall’Australia mi dà la possibilità di essere in un certo senso più autorevole e più distaccata rispetto alla storia, anche più attenta e sicuramente più curiosa.

 

Alessandra Pavan 

22 settembre 2014

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