Perché “Gli scritti sulla musica” di E.T.A. Hoffmann è un libro necessario

5 Gennaio 2026

Un viaggio nella mente di E.T.A. Hoffmann attraverso “Gli scritti sulla musica”: un libro che unisce critica musicale, immaginazione romantica e filosofia dell’ascolto, restituendo alla musica il suo potere di rivelazione.

Perché “Gli scritti sulla musica” di E.T.A. Hoffmann è un libro necessario

“Gli scritti sulla musica” di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, è un’opera che non promette consolazione immediata, ma offre qualcosa di più profondo e duraturo, un metodo per ascoltare il mondo. L’ormaeditore si sta impegnano a raccogliere in questa collana elegantissima e molto curata tutto ciò che Hoffmann ha prodotto. Un vero gioiello che non si può non avere.

Hoffmann ci ricorda che l’ascolto autentico è un atto rivoluzionario. Ascoltare davvero significa esporsi, accettare l’inquietudine, riconoscere che l’arte non serve a rassicurare ma a rompere la superficie delle cose.

E.T.A. Hoffmann: chi era l’uomo che voleva sentire l’invisibile

Prima di essere uno dei grandi narratori del Romanticismo europeo, Hoffmann fu, e volle essere con ostinazione, un musicista. Compositore, direttore d’orchestra, critico musicale, teorico dell’arte: la sua vocazione primaria non era la scrittura, ma il suono. La letteratura arrivò dopo, come una naturale estensione della musica, quasi un suo riflesso imperfetto.

Hoffmann visse la musica come arte assoluta, capace di dire ciò che il linguaggio non può contenere. Nei suoi racconti fantastici, da Il cavaliere Gluck a Don Giovanni, la musica è spesso la soglia tra reale e irreale, tra coscienza e abisso. Nei suoi saggi e articoli critici, invece, diventa strumento di indagine filosofica: non tanto “cosa” ascoltiamo, ma come ascoltiamo.

La sua figura di Johannes Kreisler, alter ego visionario e tormentato, incarna l’artista romantico per eccellenza: geniale, instabile, incapace di adattarsi a un mondo che chiede ordine dove lui vede vertigine. È con le “orecchie di Kreisler” che Hoffmann invita anche noi ad ascoltare.

“Gli scritti sulla musica”: un libro che insegna a pensare attraverso il suono

“Gli scritti sulla musica” raccoglie per la prima volta in traduzione integrale italiana tutti gli interventi musicali di Hoffmann: recensioni, saggi, riflessioni, ritratti di compositori. Ma ridurre il libro a una semplice raccolta di critica musicale sarebbe un errore. Questo testo è piuttosto una mappa mentale del Romanticismo, un laboratorio in cui estetica, filosofia e immaginazione si intrecciano.

Le celebri recensioni “in presa diretta” delle sinfonie di Beethoven sono tra i momenti più alti del volume. Hoffmann non descrive la musica: la attraversa. Beethoven diventa per lui il compositore che ha spalancato l’abisso, colui che ha mostrato come la musica possa parlare direttamente all’anima senza passare dal filtro della rappresentazione. È qui che nasce l’idea moderna di musica come esperienza interiore, non narrativa, non imitativa, ma pura energia spirituale.

Accanto a Beethoven, Mozart occupa un ruolo centrale. Hoffmann coglie nel compositore salisburghese una dimensione quasi demoniaca e infantile insieme: una leggerezza che non è superficialità, ma accesso diretto al mistero. Mozart non spiega il mondo, lo incanta. E l’incanto, per Hoffmann, è una forma altissima di verità.

Il libro diventa così una sorta di manuale segreto dell’ascolto: ci insegna che la musica non va “capita” nel senso razionale del termine, ma abitata. Che l’errore più grande è cercare nella musica un messaggio chiaro, quando il suo valore risiede proprio nell’ambiguità, nell’indicibile, nel non risolto.

Perché questo libro è una risposta (senza semplificare il problema)

La bellezza di “Gli scritti sulla musica” sta nel fatto che non addomestica l’arte. In un mondo che tende a semplificare tutto, emozioni comprese, Hoffmann ci restituisce il diritto alla complessità. La musica, come la vita, non serve a tranquillizzarci, ma a metterci in crisi nel modo giusto.

Il problema che questo libro “risolve” non è esterno, ma interno: la nostra incapacità di stare nell’ascolto profondo, di accettare che non tutto debba essere immediatamente spiegato, catalogato, consumato. Hoffmann ci invita a rallentare, a sostare nell’inquietudine, a riconoscere che l’arte più grande non risponde: trasforma.

In questo senso, il libro è sorprendentemente contemporaneo. Parla a chi sente che qualcosa, nel nostro rapporto con la cultura, si è incrinato. A chi avverte che l’arte ha perso peso, non perché sia cambiata, ma perché abbiamo smesso di prenderla sul serio.

Leggere “Gli scritti sulla musica” oggi significa compiere un gesto controcorrente. Significa accettare che la bellezza non sia immediata, che il senso non sia sempre a portata di mano, che l’arte autentica richieda tempo, attenzione, disponibilità al rischio.

Hoffmann ci insegna che ascoltare davvero è una forma di resistenza culturale. Contro il rumore di fondo, contro la semplificazione, contro l’illusione che tutto debba essere chiaro e utile. Questo libro non è solo per chi ama la musica: è per chi sente che pensare, oggi, è diventato un atto raro.

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