Gli italiani sono sempre più lontani dalla cultura

LA CRITICA QUOTIDIANA – Sulle pagine della Stampa Marco Zatterin descrive il desolante scenario che emerge dell'Italia dal sondaggio Eurobarometro, condotto a maggio tra i Paesi dell'Unione europea sul tema ''Accessi/partecipazione alla cultura''. I risultati, diffusi ieri dalla Commissione UE, sono commentati anche da Gianni Riotta...
Sulla Stampa, Marco Zatterin riporta i dati emersi dall’ultimo sondaggio condotto dalla Commissione Ue sulla partecipazione alla cultura nei Paesi dell’Unione, da cui emerge che l’Italia è fanalino di coda in Europa. Gianni Riotta analizza le ragioni di questa situazione
LA CRITICA QUOTIDIANA – Sulle pagine della Stampa Marco Zatterin descrive il desolante scenario che emerge dell’Italia dal sondaggio Eurobarometro, condotto a maggio tra i Paesi dell’Unione europea sul tema “Accessi/partecipazione alla cultura”. I risultati, diffusi ieri dalla Commissione UE, sono commentati anche da Gianni Riotta, che delinea un’acuta analisi di un Paese depresso e frustrato da una crisi troppo lunga. Un trend, quello della poca attenzione degli italiani nei confronti della cultura, già affrontato dal nostro direttore Saro Trovato in un recente editoriale.  
IL RITRATTO DESOLANTE DELLA CULTURA IN ITALIA – Sono numeri da far rabbrividire quelli che riassumono la partecipazione – scarsissima – degli italiani alla cultura. Il nostro Paese è al 23simo posto della classifica europea riferita al consumo culturale, con un indice di 8 punti – dieci in meno rispetto alla media. Dietro di noi solo Ungheria e Romania, a 7 punti, Cipro e Portogallo, a 6, e Grecia, a 5 – con un distacco irrisorio se pensiamo invece a quanto siamo lontani dalla vetta, occupata dalla Svezia con i suoi 43 punti. Zatterin elenca alcuni dati cha aiutano a comprendere più nello specifico la gravità della situazione: il 44% degli italiani non ha letto nemmeno un libro nell’ultimo anno, il 70% non ha visitato nemmeno un museo né una galleria. Solo il 6% degli italiani suona uno strumento musicale e appena il 4% pratica il canto con continuità. Il 3%, contro il 18% nell’Ue, ha frequentato una scuola di ballo, il 2%, contro il 12% dell’Unione, lavora nel cinema o nella fotografia, il 2%, contro il 5% in Europa, dichiara di aver scritto un romanzo, una poesia, un saggio. Addirittura 40 italiani su 100 dichiarano di non aver visto la tv nell’ultimo anno, il doppio rispetto al 2007. Tirando le somme, l’80% di noi non fa danza né musica, non scrive, non fotografa, non disegna e non fa lavori creativi al pc.
L’ANALISI DI RIOTTA – Quanto alle ragioni dichiarate dagli italiani per giustificare questa scarsissima partecipazione alla cultura, non ci sono soltanto i soldi, ma prima di tutto la mancanza di interesse e di tempo. Ma perché questa disattenzione, in un Paese dal patrimonio artistico e culturale tra i più ricchi del mondo? Secondo Gianni Riotta, siamo un Paese intimidito e affaticato, “perché niente logora come la vita del disoccupato e del precario”. C’è si un’élite che continua a permettersi la grande cultura, ma chi in questa situazione di crisi generalizzata deve fare i conti con la ricerca del lavoro, con contratti a termine, con difficoltà economiche sempre più pressanti, taglia i consumi di ogni genere – “nobili come La Scala, semplici come pizza e birra con gli amici”. La tendenza diffusa è quella a isolarsi, a non accendere nemmeno la tv. 
LA CULTURA CI SALVA – “Eppure è giusto in momenti come questi che la cultura salva”, scrive Riotta. E cita gli anni del neorealismo cinematografico, di Vittorio De Sica e Roberto Rossellini, della commedia all’italiana, di Luigi Comencini, Sofia Loren, Marcello Mastroianni. Cita anche la grande letteratura, “I Promessi Sposi” di Manzoni, “Il barone rampante” di Calvino, Pirandello. “Facendoci riflettere e sorridere, mai annoiandoci però, la cultura è indispensabile negli anni bui”. Mai annoiandoci, appunto. Se un rimprovero si può allora rivolgere alla cultura a noi contemporanea, secondo il giornalista, è la mancanza di slancio, il fatto che si limiti troppo spesso a riflettere questo sentimento diffuso di amarezza, scoraggiamento e apatia, nei libri, nei film, come nella tv, riducendosi a “specchio depresso di questa deprimente realtà”.
5 novembre 2013
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