decreto Cura Italia

Gli editori al governo, “Avete dimenticato il libro nel decreto Cura Italia”

Richiesta congiunta del presidente Levi con i quattro vicepresidenti dell’Associazione Italian Editori: Angiolini, Bonfanti, Guida e Tarò
Gli editori al governo, "Avete dimenticato il libro nel decreto Cura Italia"

“Avete dimenticato il libro. Ma siamo sicuri che lo ricorderete nel decreto di aprile!”. Nel giorno dell’approvazione in Parlamento del Decreto Cura Italia, l’Associazione Italiana Editori  (AIE) denuncia “la mancanza di aiuti specifici per il mondo del libro nelle prime misure varate per far fronte all’emergenza”.

Editori: ripartire dai libri

L’appello arriva del presidente Ricardo Franco Levi e dei quattro suoi vicepresidenti Andrea Angiolini (presidente del gruppo Accademico Professionale), Giovanni Bonfanti (presidente del gruppo Educativo), Diego Guida (presidente del gruppo Piccoli Editori) e Marco Tarò (presidente del gruppo degli Editori di Varia) . “L’editoria italiana, che non ha mai ricevuto aiuti diretti, è oggi allo stremo. Siamo sicuri che il governo interverrà nel decreto di aprile con un fondo a sostegno. Non possiamo permetterci, quando ripartiremo, un mondo senza libri”.

La questione 18app

Sempre in giornata L’AIE ha richiesto che la 18app rimanga uno strumento a sostegno dei consumi culturali dei giovani e che non sia invece utilizzata, come ipotizzato oggi, per l’acquisto di dotazioni tecnologiche per la didattica a distanza. “Il punto è che alla giusta e legittima richiesta degli studenti bisognosi di poter avere gli strumenti per accedere a Internet per la didattica a distanza – spiega il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi -, si deve rispondere con i fondi del ministero dell’Istruzione. Magari in concorso con il ministero dell’Innovazione.

Se non bastano gli 85 milioni già stanziati, non si possono prendere questi soldi dalla 18App che serve ai giovani per la cultura. In particolare per comperare libri, in gran parte testi universitari, e alle loro famiglie come aiuto per far fronte alle spese dell’educazione superiore dei loro figli”. “Se i soldi per i tablet si prendono dalla 18App – conclude – la verità è che non li metterebbe lo Stato, ma le famiglie. Un vero imbroglio”. 

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