Gli aforismi dello scrittore

Giosuè Carducci, le frasi e gli aforismi celebri

In occasione dell'anniversario della nascita del poeta Giosuè Carducci, vi proponiamo alcuni tra i suoi aforismi più celebri
Giosuè Carducci, le frasi e gli aforismi celebri

MILANO – Oggi il mondo delle lettere ricorda l’anniversario della nascita di Giosuè Carducci. Definito l’ultimo dei classicisti e l’ultimo dei romantici, fu il primo italiano a vincere il Nobel per la letteratura il 10 ottobre del 1906. La motivazione al Nobel fu “non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica”. Il poeta toscano non partecipò alla premiazione a Stoccolma perché anziano e malato, ma il premio gli fu recapitato a casa.

La caratteristica della poetica di Giosuè Carducci è la metrica barbara, da intendersi non come manifestazione di estremo classicismo, ma come personale soluzione al problema della ricerca di un nuovo ritmo poetico.

In occasione dell’anniversario dello scrittore, vi proponiamo alcuni tra i suoi aforismi più celebri. Giosuè Carducci nacque il 27 luglio 1835 a Valdicastello (Lucca) e morì a Bologna, a causa di una grave broncopolmonite, il 16 febbraio del 1907. Giosuè Carducci è uno dei grandi poeti della letteratura italiana risorgimentale. partecipa attivamente all’Unità d’Italia. Carducci diventa il Vate d’Italia 

 

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“L’arte e la letteratura sono l’emanazione morale della civiltà, la spirituale irradiazione dei popoli.”

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“Muor Giove, e l’inno del poeta resta.”

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“È pure un vil facchinaggio quello di dovere o volere andar d’accordo coi molti.”

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“Io sono e resto quale fui | e attendo la grande ora.”

 

Le poesie dello scrittore
Giosuè Carducci, le poesie più belle

Giosuè Carducci, le poesie più belle

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“Chi riesce a dire con venti parole ciò che può essere detto in dieci, è capace pure di tutte le altre cattiverie.”

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“Siedi tra l’erbe e i fiori e a’ freschi venti | Dài la dolce e pensosa alma in balía? | O le membra concesso hai de la pia | Onda a gli amplessi di vigor frementi?”

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“Nei calici il vin scintilla, si come l’anima ne la pupilla”

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“Salute, o Satana, o ribellione, o forza vindice de la ragione!”

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“Contessa, che è mai la vita? È l’ombra d’un sogno fuggente. La favola breve è finita, Il vero immortale è l’amor.”

 

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