LIBRI - L'incontro con il comico scrittore

Gioele Dix, “La letteratura può fare qualcosa di serio ridendo”

Il tema del "fastidio" nel libro ‘’Il Pensatore solitario’’ narrato dal comico scrittore
Gioele Dix, “La letteratura può fare qualcosa di serio ridendo”

LIVORNO – La letteratura può fare qualcosa di serio ridendo? La risposta è sì. Molti dei nostri scrittori, tra i più acclamati e meno, ne sono l’esempio. E a cercare di dimostrarlo, con ottimi risultati, sono stati Stefano Bartezzaghi e Gioele Dix durante il festival tutto livornese “Il Senso del Ridicolo”.  Nel corso dell’evento è stata analizzata ogni sfaccettatura del fastidio che, inevitabilmente, colpisce chiunque.

LEGGI ANCHE L’INTERVISTA A STEFANO BARTEZZAGHI (DIRETTORE ARTISTICO DEL FESTIVAL)

ESSERE EREMITI – Il tema del fastidio, affrontato durante l’incontro, è uno dei tratti più comici degli sketch, dove è comune trovare quel brontolone, quell’insofferente, a cui non va mai bene nulla. Scappare dal senso di fastidio però non è semplice, anzi quasi impossibile. Nel breve estratto del ‘’Il Pensatore solitario’’, scritto da Ermanno Cavazzoni, e narrato dallo stesso Gioele Dix, viene discusso il problema dell’eremitaggio ai giorni nostri. Oggi è possibile fare l’eremita oppure no? Possiamo risolvere il fastidio degli altri? Sicuramente, da quanto afferma Cavazzoni, è molto difficile. Ognuno dovrebbe a un certo punto della propria vita avere il diritto di andarsene, di stancarsi del consorzio umano. Togliere questo diritto può causare problemi. Prima, invece, allontanarsi dalla società era molto più facile, sarebbe bastato un sogno a dare la spinta per partire, mentre ora l’unica tappa da fare in tal caso è quella dallo psicanalista. Fare l’emerita al giorno d’oggi ha costi altissimi: si accumulerebbero bollette non pagate, la tassa sui rifiuti, il passo carrabile, l’assicurazione, le more, affitti arretrati…per poi diventare evasori totali ricercati da equitalia. Essere eremita sarebbe un’attività delinquenziale. Prima l’eremitaggio aveva una grande forza attrattiva, rischiava di svuotare le istituzioni, vanificare l’imprenditoria, lo sviluppo. Invece ora con la rete informatica ogni giorno da eremita avrebbe un costo. Eremita o meno l’estratto di Ermanno Cavazzoni rileva in modo ironico quanto ormai la società sia un mondo dettato dalla tecnologia e da regole ferree che impediscono anche solo di scappare, di uscire dagli schemi.

FASTIDIO DEL NULLA – E’ risaputo che il condominio è una delle prove più faticose della vita sociale dove fastidio dell’Altro raggiunge livelli molto alti. Giorgio Manganelli, autore di ‘’Centuria’’, una raccolta di cento romanzi dove sono evidenziati molti rapporti fastidiosi, descrive al meglio la situazione condominiale. Perché a volte, come raccontato, a dare fastidio è la disinvolta, evasiva perfezione del nulla. Un concetto che mette a disagio, che provoca invidia e che arriva a essere odiato.

L’ORIGINE DEL FASTIDIO DELL’ALTRO – E’ stato Italo Calvino ad affrontare questo tema nel libro le ‘’Cosmicomiche’’, piccoli racconti che nascono da una notizia scientifica. Un estratto, che prende spunto dalla teoria del Big Bang, che descrive in modo fantasioso cosa potesse succedere nell’universo prima che l’universo stesso si creasse ,dove, nonostante tutto, c’era già qualcuno che dava fastidio. Inizialmente tutto era concentrato in un solo punto prima che cominciasse a espandersi nello spazio. Ogni punto di ognuno di noi coincideva in ogni punto degli altri. Non ci davamo fastidio se non per l’aspetto del carattere e, come è evidente, non era una situazione che favorisse la socialità. Affrontato, nel corso della storia, anche il tema dell’intolleranza verso gli immigrati, chiamati così solo perché venuti dopo quelli che già c’erano, anche se era un pregiudizio senza fondamento poiché non esisteva un prima né un dopo. Il concetto di immigrato poteva essere inteso allo stato puro, era una mentalità ristretta. Eppure basta un semplice gesto d’amore a dare inizio a tutto e a far uscire ogni punto dal quel mondo meschino fatto di intolleranza e fastidio.

IL CLASSICO SECCATORE – Racconto scritto da Achille Campanile il quale ci consiglia come comportarsi di fronte a un seccatore di mestiere. Uno di quei seccatori fastidiosi, che non possono fare a meno di raccontare agli altri i loro problemi e le loro avventure, che non possono fare a meno di seguire il malcapitato non accorgendosi di disturbare, di urtare la sensibilità della vittima. Fino a quando, in modo brutale, essa si ribella e a rimetterci è invece il seccatore di turno.

 

Sara Passetti

30 settembre 2015

© Riproduzione Riservata
Commenti