Perché i gialli di Wilkie Collins sono ancora attuali oggi

8 Gennaio 2026

Intrighi, identità ambigue, giustizia imperfetta e suspense psicologica: scopri perché i gialli di Wilkie Collins continuano a parlare al presente e a influenzare il crime contemporaneo.

Perché i gialli di Wilkie Collins sono ancora attuali oggi

Wilkie Collins. c’era prima di Sherlock Holmes, prima dei detective infallibili e dei procedurali moderni. Amico e collaboratore di Dickens, scrittore prolifico e visionario, Collins è stato uno dei padri fondatori del romanzo giallo e del thriller psicologico, capace di anticipare temi, strutture narrative e ossessioni che oggi riconosciamo come estremamente contemporanei.

I suoi romanzi non si limitano a raccontare un crimine: scavano nelle zone d’ombra della società vittoriana, mettono in discussione l’idea di verità, smascherano le ipocrisie del potere e, soprattutto, mostrano come il male non sia mai semplice, né isolato. È proprio per questo che, a distanza di oltre un secolo, i suoi libri continuano a essere letti, adattati e riscoperti.

Wilkie Collins, il giallo prima del giallo

Quando Collins pubblica “La donna in bianco” nel 1860, il romanzo poliziesco come lo intendiamo oggi non esiste ancora. Eppure, in quelle pagine troviamo già elementi che riconosciamo come fondamentali: misteri stratificati, documenti falsi, identità scambiate, personaggi ambigui e una tensione psicologica costante.

Collins inventa una narrazione corale fatta di diari, lettere, testimonianze incrociate. Non c’è una voce onnisciente che ci guida: il lettore è chiamato a ricostruire la verità, a dubitare, a leggere tra le righe. Un meccanismo narrativo che oggi ritroviamo nei migliori thriller contemporanei.

Tra i suoi romanzi più celebri, “La donna in bianco” è un esempio perfetto di modernità. Al centro del libro c’è una donna perseguitata, privata della sua identità legale e rinchiusa per interesse economico.

Collins racconta la violenza del controllo istituzionale, la fragilità della posizione femminile e l’uso del sistema legale come strumento di oppressione. Temi che oggi risuonano fortissimi: la credibilità delle vittime, la manipolazione delle prove, il potere mascherato da rispettabilità.

Il romanzo non punta sull’azione, ma sull’angoscia lenta, sull’atmosfera claustrofobica, sull’idea che il vero pericolo spesso si annidi nelle persone “perbene”.

“La pietra di Luna”: il primo vero detective novel

Con La pietra di Luna, Collins compie un passo ulteriore: costruisce quello che molti considerano il primo vero romanzo poliziesco della storia. C’è un oggetto rubato, un’indagine, un investigatore atipico e una serie di false piste che tengono il lettore costantemente in bilico.

Ma ciò che rende il romanzo ancora attuale è il modo in cui Collins riflette sul colonialismo, sulla colpa e sull’eredità del passato. Il furto della pietra è legato a una violenza coloniale precedente, mai davvero risolta. Il crimine non nasce dal nulla: è il ritorno di qualcosa che è stato rimosso.

Una lezione narrativa che oggi ritroviamo nei crime più maturi: il mistero è sempre anche una questione morale e storica.

Il giallo di Collins

A differenza dei gialli classici del Novecento, Collins non propone mai figure onnipotenti. I suoi investigatori sbagliano, dubitano, sono influenzati da pregiudizi sociali e limiti personali.

Questa mancanza di certezze rende i suoi romanzi incredibilmente moderni: la verità non è mai assoluta, ma frammentata. Ogni personaggio vede solo una parte della realtà, e spesso la verità emerge per accumulo, non per genialità.

In un’epoca in cui anche le serie TV crime mostrano investigatori fragili e fallibili, Collins appare sorprendentemente vicino al nostro modo di raccontare il mistero.

Uno degli aspetti più contemporanei dell’opera di Collins è la sua attenzione alle donne e alla salute mentale. Nei suoi romanzi, la follia è spesso una costruzione sociale, un’etichetta usata per zittire, controllare o escludere.

Collins denuncia l’uso strumentale delle istituzioni, ospedali, tribunali, famiglie, per eliminare chi disturba l’ordine. Un tema che oggi troviamo in molti thriller psicologici e che rende i suoi libri ancora potenti e inquietanti.

I gialli di Wilkie Collins sono attuali perché non cercano soluzioni facili. Non offrono rassicurazione, ma consapevolezza. Raccontano un mondo in cui la verità è fragile, la giustizia imperfetta e il potere spesso invisibile.

Leggerli oggi significa riscoprire le radici profonde del crime contemporaneo, ma anche capire che il giallo non è mai stato solo intrattenimento: è uno strumento per interrogare la società, smascherarne le ipocrisie e dare voce a ciò che viene messo a tacere.

Collins non è solo un classico da recuperare: è uno scrittore che continua a parlarci perché, in fondo, i suoi misteri sono ancora i nostri.

Da Wilkie Collins a True Detective: come nasce il crime che amiamo oggi

Se oggi il crime è uno dei generi più amati, in letteratura come nelle serie TV, lo dobbiamo anche alla lezione di Wilkie Collins. Le atmosfere cupe, il senso di inquietudine che cresce lentamente, l’idea che il mistero non sia solo “chi ha commesso il delitto” ma perché il male attecchisce in una comunità, sono elementi che collegano direttamente i suoi romanzi alle narrazioni contemporanee.

Basta pensare a True Detective: non una semplice indagine, ma un viaggio dentro la colpa, la memoria, il trauma collettivo. Esattamente come nei romanzi di Collins, il crimine non è mai isolato: è il sintomo di una frattura più profonda, sociale e morale. Le verità emergono per stratificazione, attraverso testimonianze parziali, ricordi distorti, silenzi più eloquenti delle parole.

Collins aveva già intuito che il cuore del crime non è l’azione, ma l’atmosfera; non l’enigma in sé, ma la tensione psicologica che circonda i personaggi. Nei suoi libri, come nelle migliori serie contemporanee, il detective non è un eroe invincibile ma un osservatore imperfetto, spesso coinvolto emotivamente, talvolta sconfitto.

È proprio questa eredità che rende Wilkie Collins incredibilmente moderno: aver capito, prima di tutti, che il giallo è uno strumento per raccontare l’oscurità dell’animo umano e le contraddizioni della società. Dal salotto vittoriano alle strade polverose della Louisiana, il crime che amiamo oggi nasce lì: nel dubbio, nell’ambiguità e nella consapevolezza che la verità non consola mai del tutto.

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