Francesco Maino vince la XXVI edizione del Premio Italo Calvino

La Giuria decide di assegnare il premio Italo Calvino a ''Cartongesso'' di Francesco Maino per la sua natura felicemente ibrida (non è un romanzo né un saggio né un pamphlet) ‒ un difficile azzardo che nulla toglie alla sua capacità di coinvolgimento ‒ e per la straordinaria potenza inventiva della lingua...
Con il libro "Cartongesso", l’avvocato penalista si aggiudica il Premio letterario per scrittori esordienti

MILANO – La Giuria decide di assegnare il premio Italo Calvino a "Cartongesso" di Francesco Maino per la sua natura felicemente ibrida (non è un romanzo né un saggio né un pamphlet) ‒ un difficile azzardo  che nulla toglie alla sua capacità di coinvolgimento ‒ e per la straordinaria potenza inventiva della lingua. Un’invettiva contro il disfacimento del Veneto (e, per sineddoche, dell’intera nazione) e la sua trasformazione in un non-luogo di consumi banali, di vite perse in una generale omologazione, di cui è emblema la corruzione della parola. Il libro è un bilancio insieme personale e collettivo, nel quale la disperazione di un individuo e il suo intenso e inquieto disagio diventano una foto di gruppo antropologicamente esatta ed espressivamente efficace.

MENZIONE SPECIALE – Una menzione speciale della Giuria va al romanzo I costruttori di ponti di Simona Rondolini per l’originalità della struttura, per la competenza con cui affronta complessi temi musicali, psicanalitici e animalistici, per il pregio di dare voce a un sentimento lacerato della vita, per l’eccellenza della scrittura. Rara è la sensibilità con cui l’autrice riesce a restituire la bellezza impervia delle sinfonie di Mahler come cruda e incisiva è la resa dello squallore della vita di fabbrica nell’atroce cornice di un macello. Tutto ciò è fuso in un intreccio che partendo da un triangolo famigliare tormentato (padre, madre, figlia) perviene a una riconciliazione finale della protagonista con se stessa.

LETTERATURA DI TESTIMONIANZA
– Una seconda menzione va a Come fossi solo di Marco Magini, un esempio di letteratura di testimonianza che affronta con coraggio e in maniera attentamente documentata una pagina vergognosa e rimossa dell’Occidente, il massacro di Srebrenica. Notevole è la forza evocativa di alcune scene come suggestivo è l’impianto a tre voci della narrazione ‒ un giudice internazionale, un soldato delle forze di interposizione Nato, un miliziano serbo-bosniaco ‒ ciascuna con la sua grana e la sua peculiare prospettiva.

IL VINCITORE – La giuria, composta da Irene Bignardi, Maria Teresa Carbone, Matteo Di Gesù, Ernesto Ferrero, Evelina Santangelo, ha quindi decretato vincitore Francesco Maino, nato nel 1972 a Motta di Livenza, nella Marca Trevigiana. Oggi risiede a San Donà di Piave e fa l’avvocato penalista a Venezia. Tra carceri e tribunali, ha spesso la possibilità di frequentare una variegata e policroma umanità. Insegna diritto, alcune ore la settimana, ad un corso regionale per estetiste. Prima di esercitare l’avvocatura è stato aiuto necroforo per una ditta di onoranze funebri.

IL LIBRO – Testo di grande originalità, non propriamente definibile romanzo, ma sicuramente opera letteraria. "Cartongesso" è un’invettiva viscerale e drammatica, dai toni profetici (non a caso viene citato l’Ecclesiaste), ricchissima e creativa sul piano del linguaggio (una mescidanza tra italiano colto e "grezzo" veneto) contro l’essenza e la realtà del Veneto attuale (una sorta di "waste land"), un’invettiva che ne aggredisce la mutazione antropologica e ambientale, allargandosi peraltro all’Italia intera, alla sua classe politica, alle sue carceri, alla sua giustizia, al suo sistema universitario… Questo grido doloroso, violento e sarcastico, da un certo momento in poi, si intreccia, fondendovisi, con la condizione esistenziale dello stesso autore/narratore.

20 aprile 2013

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