Tempo da elfi

Francesco Guccini, “Leggere non è un vizio che si impara”

Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli sono in libreria con la loro nuova fatica "Tempo da elfi. Romanzo di boschi, lupi e altri misteri". Li abbiamo intervistati entrambi
Francesco Guccini, "Leggere non è un vizio che si impara"

FIRENZE – Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli sono in libreria con la loro nuova fatica “Tempo da elfi. Romanzo di boschi, lupi e altri misteri“: il loro ottavo romanzo assieme, edito con Giunti Editore, il terzo che ha per protagonista il ‘Forestale’, quasi carabiniere alla luce della recente riforma, Marco Gherardini, per tutti Poiana. Ancora un giallo di ambientazione montana, in particolare della montagna pistoiese dove Guccini vive abitualmente, alla scoperta di una comunità che si auto definisce ‘elfi’ che esiste davvero e di cui nessuno vuole parlare che dalla fine degli anni ‘70 popola i casolari abbandonati dei boschi di quella zona. Italiani e stranieri saliti in montagna per sfuggire alla modernità in contrasto con la legge e con le consuete regole della convivenza, con le leggi di un mercato che non accettano. Non esiste la proprietà, non esiste la moneta, a solo il baratto. L’ambientazione è quella di Casaldisopra con la tabaccheria di Nerina, il bar trattoria da Benito, la caserma dei carabinieri e quella della Forestale nelle vicinanze della Festa dell’arcobaleno che richiama elfi di tutta Europa. La quiete viene interrotta da due spari mentre la caccia è chiusa. Abbiamo incontrato i due autori nella storica è bellissima sede della Casa Editrice Giunti  ed hanno raccontato alcuni aneddoti legati alla nascita di questo ottavo romanzo scritto a quattro mani.

“I nostri libri nascono da uno spunto che colpisce entrambi – afferma Guccini durante l’incontro – L’altro giorno chiacchierando ci è venuto lo spunto per il prossimo libro. Una volta partiti, poi scriviamo alternativamente. Di solito inizio io e Loriano poi mi massacra il capitolo (ridono entrambi, ndr) e via via procediamo nella trama. Non sempre partiamo con l’idea di chi sarà poi l’assassino perché è la storia che ci porta verso la sua conclusione. Questa volta abbiamo ambientato la storia nella comunità degli elfi, che non sono quelli delle favole nordiche, ma un gruppo di, possiamo definire, hippie si sarebbe detto una volta, che abita davvero i boschi sopra Pavana. Vivono come nel libro in case diroccate, senza acqua corrente, elettricità, fanno l’orto (male, dicono gli anziani del paese), hanno qualche animale, raccolgono castagne e funghi. Vivono nei boschi per scampare a quella che loro definiscono Babilonia, ovvero la vita moderna fatta di traffico, tecnologia, cellulari e portatili. Qualcuno oggi vuole qualche comodità, ma non sono quelli storici, che sono integralisti nella loro scelta, hanno uno spirito libertario, hanno la residenza in queste case nel bosco, fanno nascere i figli in casa e capita che il maresciallo dei carabinieri debba portare una levatrice. Un tempo praticavano l’amore libero, oggi meno perché si sta attenti alle malattie e soprattuto con i figli si creano legami più stabili. Poi c’è la storia da romanzo giallo con un morto sconosciuto agli elfi, ma che sembra uno di loro, con  tutta una serie di episodi che si snoda fino alla conclusione”.

 

Una ambientazione che riscopre ancora una volta la montagna come sfondo di un romanzo giallo. C’è una riscoperta della montagna come luogo letterario?

Macchiavelli: Forse ora è una moda e molti dei bestseller di oggi sono ambientati in montagna, ma noi abbiamo iniziato oltre vent’anni fa con il Maresciallo Santovito. Guccini vive da una vita in montagna, io ho fatto molte passeggiate alla scoperta di questi luoghi, parlando in questo caso con gli elfi per capire la loro filosofia. La cosa che mi ha colpito è che questo gruppo di individui che vive in modo alternativo esiste, ma è come se non ci fosse, nessuno ne parla.  Forse in un mondo che insegue la moda del momento a ritmi velocissimi, l’idea che possa esistere un modo di vivere diverso può in un certo senso essere scomodo. Per questo dico che i nostri gialli sono in un certo senso anche politici: quando si parla di come eravamo, quando si parla di Resistenza, di problematiche come l’abbandono dei boschi e del territorio, delle frane in un certo senso si fa politica.

 

Non vi è in un certo modo un senso di attrazione verso questo mondo?

Guccini: Quella degli elfi è una vita durissima. Avessi 40 anni in meno chissà, magari per qualche giorno, ma direi che non si può dire che vorrei vivere in quel modo. Mi sembra di parlare dei tempi di quando ero bambino a Pavana con una sola stanza riscaldata in tutta la casa. Si dormiva sotto un coltrone di coperte, con la maglia di lana, con le brocche dell’acqua che al mattino erano gelate e si correva velocemente in cucina dove c’era l’unico camino. La montagna ha subito un grande spopolamento: a Sambuca un secolo fa vivevano 8000 persone, oggi i residenti sono 1.400, di cui 900 a Pavana e altri in gruppi di case di 10 o 12 abitanti. In paese non c’è astio nei confronti degli elfi che hanno un odore caratteristico che è quello che probabilmente avevamo noi a quei tempi. Di certo poi c’è un po’ di commenti del tipo ‘ma insomma’, ‘bah’. Nel nostro romanzo noi non abbiamo questo atteggiamento.
I due autori rispondono su una eventuale trasposizione televisiva dei loro romanzi.

Macchiavelli: Speriamo di no. La serie di Sarti Antonio me l’hanno massacrata e Sarti è diventato tutt’altro dal personaggio originario e la cosa mi ha causato lunghi mal di pancia. I produttori non accettano che chi ha creato una serie sia poi lo sceneggiatore. Per noi questa è una condizione necessaria.

Guccini: Anche Camilleri notoriamente afferma che quello non è il suo Montalbano sebbene poi Zingaretti sia un ottimo attore. Ogni tanto qualche produttore si avvicina, sono stati almeno quattro o cinque, poi spariscono nel nulla quando diciamo le nostre condizioni. Noi non ne facciamo un problema.

 

Cosa si dovrebbe fare per invogliare a leggere?

Guccini: Leggere non è un vizio che si impara. Quando ero giovane con i primi pochi soldi ero felice perché potevo almeno comprarmi tutti i libri e tutte le sigarette che volevo. Adesso per fortuna mi spediscono libri in continuazione e purtroppo, da un mese e mezzo non fumo. Però continuò ad incantarmi di fronte ad una vetrina di una libreria. So solo che quando vado all’estero alle fermate degli autobus, in treno, nei luoghi di attesa, tutti hanno un libro o un giornale. Da noi nessuno legge più in treno, in attesa alle poste o dal dentista, si preferisce non far nulla o soprattutto guardare il telefonino. Racconto un aneddoto. Ogni tanto vado alla scuola media di Pavana a parlare con i ragazzi anche se probabilmente è una tortura per entrambi: l’ultima volta che sono andato quando è suonata la campanella dell’intervallo tutti sono scappati in corridoio a guardare il cellulare. Due in prima fila, belli rosei e paffuti hanno preso un romanzo e si sono messi a leggere. Erano figli di elfi.

 

Michele Morabito

 

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