L'intervista

Francesco Giubilei, “Ci sono valori insindacabili che nessuna riforma può mettere in discussione”

Conservare, ci spiega Giubilei, non significa chiudersi all'innovazione ma non perdere i valori che determinano la nostra identità

MILANO – Winston Churchill diceva che “senza tradizione, l’arte è un gregge di pecore senza pastore. Senza innovazione, è un cadavere”. Sembra proprio questa l’idea che ha spinto lo scrittore ed editore Francesco Giubilei a scrivere “Storia del pensiero conservatore“, un lavoro che tenta di mettere in luce il vero significato del termine “conservatore”, e la storia – come promette il titolo – del pensiero conservatore, soggetto ancora oggi a un pesante pregiudizio. Conservare, ci spiega Giubilei, non significa chiudersi all’innovazione ma non perdere i valori che determinano la nostra identità.

Chiariamo innanzitutto un concetto che spesso sembra poco chiaro. Cosa intendiamo in politica con l’aggettivo “conservatore”?

In Italia, a differenza di altri paesi come l’Inghilterra in cui c’è un partito di governo che si chiama “Partito conservatore”, questo termine ha un’accezione negativa per l’opinione pubblica. Cosa c’è da conservare in un paese come il nostro in cui tanti aspetti della società – dalla politica al mondo del lavoro, dall’istruzione alla cultura – andrebbero riformati? Non a caso Leo Longanesi, uno dei più grandi editori indipendenti italiani di cui ho scritto una biografia, asseriva: “sono conservatore in un paese in cui non c’è nulla da conservare”. Essere conservatori non significa essere reazionari ovvero auspicare un ritorno aprioristico al passato e rifiutare l’innovazione bensì accettare le riforme conservando però i valori tradizionali su cui si fonda la nostra nazione e civiltà.

Qual è la costante del pensiero conservatore, dalla Rivoluzione francese ai giorni nostri?

La conservazione di alcuni valori fondamentali: la famiglia, la comunità, la tutela dell’identità, la religione. Valori insindacabili che nessuna riforma o innovazione può mettere in discussione.

Perché, secondo te, non esiste in Italia un partito conservatore?

Nel libro dedico un capitolo alle cause che hanno determinato la mancanza di un partito conservatore nel nostro paese. Motivazioni che, ancor prima di essere politiche, sono storiche. Limitandoci a un’analisi del ‘900 anzitutto a causa del periodo fascista, caduto il fascismo il ruolo della Chiesa ha impedito politicamente la formazione di un partito conservatore dando vita a un grande partito di governo come la Democrazia Cristiana che raccoglieva al suo interno anime conservatrici. Dall’altro lato il MSI aveva anch’esso correnti conservatrici ma le posizioni del partito erano più vicine a quelle della destra sociale. Con tangentopoli e l’azzeramento dei vecchi schemi politici si era aperto uno spiraglio colmato però dalla discesa in campo di Berlusconi che ha dato vita a un partito che si richiamava più a valori liberali che conservatori.

Cos’è per te l’Europa? Da dove dovremmo ripartire, in un momento così critico, per ricostruire l’Europa?

Abbandonare l’Europa per il nostro paese sarebbe un errore, chi auspica un’uscita modello Brexit non considera l’unicità storica e geografica che caratterizza la Gran Bretagna oltre al fatto che in Uk non c’è l’euro. Uscire dall’Europa oggi per noi sarebbe un suicidio economico e politico. Partendo da questa doverosa premessa è però necessario cambiare radicalmente l’Europa così come la concepiamo oggi. Oltre alle scelte economiche e di politica estera scellerate che sono sotto gli occhi di tutti, il più grande fallimento dell’UE è stato non aver saputo creare serie politiche culturali e, invece di puntare sui comuni valori identitari dei vari popoli, ha preferito cancellare le nostre tradizioni.

Credi che un partito conservatore possa essere un’alternativa valida ai partiti populisti che oggi dilagano?

Un serio partito conservatore di governo sarebbe senz’altro un’alternativa valida ai partiti populisti, il problema è che ad oggi, almeno nel breve periodo, non vedo in Italia le condizioni per far sì che possa nascere una realtà politica autorevole in grado di riunire sotto un’unica bandiera tutti i conservatori italiani.

 

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