LIBRI - L'intervento della scrittrice

Festa della Donna, il pensiero dell’autrice Romana Petri per l’8 marzo

Un commento forte e non convenzionale di Romana Petri, come non convenzionale è lei, come non convenzionale è la sua opera: autrice di vari romanzi e raccolte di racconti, ha vinto il premio Mondello...

MILANO – Un commento forte e non convenzionale di Romana Petri, come non convenzionale è lei, come non convenzionale è la sua opera: autrice di vari romanzi e raccolte di racconti, ha vinto il premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour ed è stata finalista al premio Strega. Con “Tutta la vita” ha vinto il premio Bottari Lattes Grinzane. Le sue opere sono state tradotte in Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Germania, Olanda e Portogallo. Il suo ultimo libro pubblicato è “Giorni di spasimato amore”, edito da Longanesi. Questa è la sua riflessione, franca e non banale, sulla Festa della Donna.

 

L’8 marzo me ne sto chiusa in casa. Ho sempre paura che qualcuno possa offrirmi una mimosa facendomi gli auguri. Che auguri mi fai, di essere nata donna? A me non piace tutto ciò che circoscrive: le quote rosa, l’8 marzo, la letteratura al femminile… Mi deprimo. Quanto vorrei essere stata ai tempi della Ortese o della Morante, quando anche una scrittrice veniva considerata quasi come un uomo. La Festa della Donna è imbarazzante. Del resto, non esiste la Festa dell’Uomo. Certo, perché non ne ha bisogno. E allora non si farebbe prima a scavallare? Proviamo, magari, a fare qualche serio passo in avanti. Che so, a smetterla di trovare affascinanti e pure erotizzanti gli uomini di potere ai quali le donne ancora affibbiano fascini nonostante i gran panzoni, le calvizie, le volgarità etc. etc. Di donna non avvenente che abbia suscitato desideri mi viene in mente solo Edith Piaff. Mi pare assai pochino. Proviamo ad alzare il numero. Proviamo a dimenticare quello stravagante “l’appetito vien mangiando” delle orride plastiche che sembrano come le ciliegie e sono ancora così malfatte da dare alla pelle quel color mortifero e mortificante. Ecco, potrebbe una donna siffatta festeggiare qualcosa di autentico l’8 marzo? Ce la vogliamo proprio immaginare nelle lunghe tavolate di sole signore e signorine alzare il suo calice e brindare a questa improbabile, perché non desiderata, uguaglianza? A mille mille de toute terre abitée… diceva il Piccolo Principe. No, io mi chiuderò in casa, ché alla mimosa sono pure allergica. E alla faccia di quel femminismo che tante promesse fece e nessuna o quasi ne mantenne, me ne andrò verso un melvilliano “arcipelago stellato” a rimirare un uomo bello e seducente.

 
Romana Petri

 
8 marzo 2015

 
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