I miti ci parlano

La Fedra di Antonella Lattanzi, storia di una donna contro un amore invincibile

Antonella Lattanzi riprende il mito di Fedra per ambientarla ai giorni nostri. Ne emerge una donna ambigua, che lotta con Amore e Male
La Fedra di Antonella Lattanzi, storia di una donna contro un amore invincibile

Le Eroidi di Ovidio è una raccolta di epistole che il poeta e scrittore dell’antichità latina ha immaginato essere scritte dalle amanti dei grandi eroi. Un punto di vista sicuramente inedito e originale, dato che la letteratura aveva la voce al maschile, eccetto rari casi. È dunque interessante come Ovidio abbia deciso di fornire un’altra versione del mito e della vicenda. Questa idea ha suggestionato un gruppo di scrittrici italiane, Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica RaimoChiara Valerio, le quali hanno deciso di rimodernare ne “Le nuove Eroidi” le lettere delle eroine ovidiane, ambientandole nei giorni nostri. Ecco che dunque Ero e Leandro fuggono dal loro paese su un barcone nel Mediterraneo, Medea da madre degenere per antonomasia  diventa una madre disposta a tutto per salvaguardare i suoi figli ed Elena invece racconta la sua travagliatissima lotta interiore. 
La versione di Fedra, uscita dalla penna di Antonella Lattanzi, è la storia che ci ha maggiormente colpito. Infatti la Lattanzi mette in scena, nella lettera scritta da Fedra ai suoi figli Demofonte e Acamante, il processo del marito Teseo, colpevole dell’omicidio di Ippolito, figliastro di Fedra. Una storia tra il Bene e il Male, tra l’Amore e la Menzogna. 

Abbiamo chiacchierato con Antonella Lattanzi in occasione del WeWorld Festival 2019, il festival organizzato dall’omonima onlus che si occupa della difesa dei diritti delle donne e dei bambini, a cui la scrittrice barese ha partecipato.

 

Perché attingere al mito per parlare delle donne di oggi? Qual è il legame tra passato e presente? Il mito può ancora dirci molto?

L’idea è stata di Carlo Carabba, direttore della narrativa di Harper Collins. Noi abbiamo deciso di sposarla tutte con molto entusiasmo perché i miti sono intramontabili, raccontano tutte le storie che sono state raccontate successivamente. Raccontano tutti i sentimenti umani, raccontano l’amore, l’odio, l’incesto, la politica, la guerra e quindi è chiaro che se dai miti nascono tutte le storie, raccontare i miti significa raccontare l’oggi. C’è però anche un altro motivo: questi miti sono sempre stati raccontati da uomini e quindi per la prima volta ci interessava vedere come delle donne potessero raccontare queste grande eroine che il tempo aveva creato tantissimi anni fa. Le Heroides sono il primo riferimento letterario in cui la voce narrante è quella di donne che scrivono ai proprio mariti e amanti. Ovidio ha compiuto una rivoluzione. Quello che noi abbiamo cercato di fare è quello di raccontare non dal punto di vista delle donne nel senso contenutistico, ma proprio come una donna possa rileggere un mito. 

Fedra, nella tua versione, è un personaggio che viene ulteriormente complicato perché è una donna che ama, una donna che soffre, ma che provoca anche morte. È un personaggio non positivo perché si avvale della menzogna e del ricatto per salvarsi, nonostante in seguito si penta. Perché hai scelto questo personaggio?

L’ho scelto proprio perché è un personaggio che a prima vista se uno racconta la storia di Fedra appare come una cattiva persona. Infatti non solo si innamora del figliastro che ha cresciuto, ma poi lo accusa di stupro e da lì provoca, consapevolmente, l’uccisione di Ippolito da parte del marito. Una donna che vista così sembra orribile. Però nel mito originario lei si innamora del figliastro perché è la maledizione di una dea, per cui non è direttamente colpevole di quello che accade. Allora io ho pensato che oggi invece di una dea che cosa avrebbe potuto causare una passione che ti prende senza che tu possa farci niente? Io penso che gli dei dei miti greci oggi possono essere il subconscio e l’inconscio, quelle cose che tu hai dentro ma che non riesci a spiegare, e che ti spingono a fare azioni che non ti appartengono. Mi interessava quindi capire come questa donna fosse stata presa da un amore che non riusciva a combattere, come avesse completamente perso la testa, come alla fine decidesse di dire la verità ai suoi figli come ultimo atto per cercare di riscattarsi. Mi piaceva raccontarla in una specie di “Un giorno in pretura”, trasmissione che io amo tantissimo, perché sarebbe stato secondo me il modo migliore per cercare di raccontare questa scoperta della verità da parte del lettore. 

In questa storia Amore e il Male si mischiano e si intrecciano continuamente: c’è questa madre che nella lettera ai suoi figli scrive che la vita è meravigliosa, augura a loro di amare e di vivere un amore travolgente (come il suo), ma allo stesso tempo lei per il troppo amore è caduta nel vortice del male, della menzogna. Si tratta di un amore tossico? 

Sì, lei ha un amore pulito nei confronti di suoi  figli e ha anche un amore pulito nei confronti di suo marito, soltanto che è stata colpita da questa passione dirompente che non ha saputo fermare e che ha portato all’orrore. Quindi da una parte c’è il suo grande senso di colpa, dall’altra parte come madre vuole consegnare ai suoi figli un messaggio positivo. Quindi scrive loro di amare fortemente, dice in realtà di non amare come lei, perché lei ha amato con colpa, cercando di dire ai figli che, nonostante tutto quello che loro sanno di lei e nonostante potessero pensare che la vita è terribile, la vita è positiva, è bella, è piena di amore, basta non comportarsi come lei. Io però non posso condannarla perché mi interessa raccontare l’essenza umana, che non è mai solo Bene, o solo Male, am siamo tutti luci e ombre. Se indagassimo davvero le vite di tutti, tutti avrebbero fatto qualcosa di cui si vergognano

 

 

Fedra non è la classica e tradizionale donna angelo del focolare, ma è proprio un’eroina molto ambigua. Non è perfetta, ma è un essere umano, che prova sentimenti positivi, ma anche negativi. Non è un’eroina. 

Sì, questo tema lo avevo affrontato anche ne La storia nera, il mio scorso romanzo. Mi piace raccontare personaggi, che siano donne o che siano uomini, ambigui. Nella realtà non esiste il buono contro il cattivo, ma esiste il buono contro il cattivo dentro ognuno di noi. Secondo me, neanche noi stessi distinguiamo la parte buona da quella cattiva, perché altrimenti non combatterebbero l’una con l’altra. Racconto il mondo che vedo: tratteggiare un uomo perfetto o una donna perfetta mi sembrerebbe  di raccontare uno stereotipo, piatto. Mentre Fedra è un personaggio sfaccettato, difficile da amare, e per questo la mia sfida era di trovare un’umanità in lei. 

 

Questa storia fa pensare al movimento del Me Too, caso in cui delle donne denunciano violenze ma a cui alcuni oggi non credono ancora. La Fedra invece è il caso opposto: una donna denuncia uno stupro che non è mai esistito per proteggersi. 

Io mi sono occupata di violenze sulle donne, anche nel mio precedente romanzo La storia nera. Parlo del rapporto disfunzionale tra amare un uomo e odiarlo, perché se rimani con un uomo violento, lo stai amando anche. Ma perché stai amando un uomo violento, quando sei una persona che sa intendere e volere. Penso che possa capitare a tutti, non è una situazione da cui ognuno è salvo. Qui nella Fedra, la storia è un po’ diversa perché l’aguzzino è lei. E volevo raccontare questa parte perché queste storie di violenza sulle donne vanno raccontate nel modo più profondo possibile. Se non esistono uomini totalmente buoni e totalmente cattivi, gli uomini che pensano che non faranno mai una violenza, non si sentono minimamente chiamati in causa, perché pensano che sia una questione solo delle donne. E invece è una questione che riguarda tutti: uomini, donne e bambini

 

 

 

 

 

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