L'intervista

Federica Fantozzi, “Non è la povertà a far scattare il terrore, ma il vuoto dentro”

"Il logista" (Marsilio) è il nuovo romanzo di Federica Fantozzi, giornalista a «l’Unità». Abbiamo intervistato l'autrice. Ecco cosa ci ha raccontato
Federica Fantozzi, "Non è la povertà a far scattare il terrore, ma il vuoto dentro"

MILANO – Un giorno la cronista di nera Amalia Pinter si imbatte in una sua vecchia fiamma, Tancredi, che da tempo si è trasferito a Londra. Tancredi qui si occupa di logistica di guerra, gestendo i trasferimenti di facoltosi professionisti in paesi ad alto rischio. Tancredi invita Amalia a cena nel suo appartamento ma al suo arrivo trova l’uomo morto. L’ipotesi degli investigatori è suicidio, ma Amalia riceve un biglietto: l’immagine di uno scorpione dai contorni dorati e l’avvertimento di una terribile minaccia. Di quale segreto era in possesso Tancredi? Questo racconta “Il logista” (Marsilio), il nuovo romanzo di Federica Fantozzi, giornalista a “l’Unità” e già autrice di “Caccia a Emy” (2000) e “Notte sul Negev” (2001). Abbiamo intervistato l’autrice. Ecco cosa ci ha raccontato.

Com’è nata l’idea di scrivere “Il logista”?

Ho seguito per “l’Unità” la vicenda del Bataclan a Parigi e questo è stato l’elemento deflagrante. È stata un’esperienza molto intensa, tragica, terribile e forte. Da lì ho cominciato a farmi delle domande, ho cominciato a pensare a cosa sta succedendo all’Europa, alle persone e da questi ragionamenti è nato il romanzo.

Amalia parlando con il misterioso professor Jafar a Londra dice riferendosi ai terroristi: “Non è la povertà a farli ticchettare, è il vuoto dentro”.

È vero che tanti di questi ragazzi che abbracciano un’ideologia estremista sono poveri, ignoranti, senza prospettive, arrabbiati perché il mondo li esclude. Però non è sempre così: ci sono tanti meccanismi che possono scattare perché non ce la fai, perché hai delle aspettative che non riesci a soddisfare, perché l’amore va male, per il senso di competizione, di esclusione, di rabbia sociale che diventa rabbia personale molto forte. Ho pensato molto ai cosiddetti jidahisti bianchi, ai ragazzi che fanno le stragi nei licei, ragazzi che a un certo punto imbracciano un kalashnikov e sparano a venti loro coetanei e tutti dicono: “Ma no, era un ragazzo come gli altri, solo un po’ più solitario. Stava tanto sui social”. Quella non è gente emarginata dal punto di vista economico ma si è auto-emarginata e nessuno è riuscito a capirlo.

 

Nella giornalista Amalia c’è tanto di te?

Amalia è più giovane di me, meno magra di me, spero anche un po’ meno pasticciona, però quello che abbiamo in comune è la ricerca dello scoop. Puoi cercarlo in maniera più o meno corretta ma quello che muove un cronista è la ricerca della grande storia.

Amalia si interroga spesso sul bisogno di verità e sulla costante battaglia che un giornalista dovrebbe portare avanti per raggiungerla.

Io penso che spesso si dà all’editore e al tipo di giornale per cui lavori la colpa della debolezza di tanti dei nostri contenuti. Io penso che la battaglia per la verità sia una battaglia quotidiana che ognuno combatte con sé stesso: tutte le sere, quando arrivi a casa e ti metti a letto, fai i conti con quello che hai scritto. A volte vinci la tua battaglia, altre volte invece la perdi per diverse ragioni: perché sei stato poco attento, sciatto, distratto o eri semplicemente stanco, o tuo figlio ha la febbre e sei distratto. È facile dare la colpa alla pressione politica, all’editore che vuole la marchetta.

Per quanto riguarda l’ambientazione, quale Roma racconti?

La Roma in cui sono cresciuta io, anche se non ci abito più. È la Roma di Ponte Milvio, che prima era un quartiere popolare e ora è un quartiere più residenziale, un posto di grande movida notturna. E poi vicino c’è il famoso stadio, che ora finalmente vogliono spostare fuori Roma.

Per concludere, ci sono dei romanzi o degli autori che ti stanno particolarmente a cuore e a cui ti sei ispirata?

Io sono una appassionata lettrice di gialli. Credo di aver letto qualsiasi cosa, da Agatha Christie a Simenon, da Stieg Larsson a Massimo Carlotto e De Cataldo. Un personaggio con cui sento che Amalia ha delle affinità è Alice di Alessia Gazzola, un’autrice che leggo sempre con grande passione

 

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