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L’etica dell’informazione oggi secondo Enrico Mentana

Si è parlato di etica dell’informazione al Festival della Comunicazione di Camogli con Enrico Mentana, che, nella giornata inaugurale, ha parlato di Libertà di informare, ma l’indipendenza non è equidistanza

Si è parlato di etica dell’informazione al Festival della Comunicazione di Camogli con Enrico Mentana, che, nella giornata inaugurale, ha parlato di Libertà di informare, ma l’indipendenza non è equidistanza. “La questione epocale – esordisce Enrico Mentana – nasce il 24 febbraio di quest’anno con lo scoppio della guerra in Ucraina quando ci si trova davanti alla pluralità di interpretazioni e alla necessità etica di doverla raccontare. Di fronte a un evento netto, come in questo caso, l’informazione non può essere priva di spina dorsale, deve essere franca ed aver delle linee guida precise, anche se tacciata di essere mainstream ed espressione dei cosiddetti poteri forti”.

In questo nostro tempo si sono create delle correnti di pensiero ispirate a un principio di opposizione binaria quasi manichea di contrapposizione del bene al male. Ma l’informazione non esiste senza punto di vista: già Omero aveva come riferimento l’aedo Demodoco poi Senofonte e Tucidide, i cantastorie: tutti hanno raccontato delle storie secondo il loro punto di vista e poi, dopo le rivoluzioni del 1700. L’informazione si è spesso qualificata come elemento di contrapposizione al potere.

I giornali hanno perso la loro credibilità

“La gran parte dei giornali italiani è nata nell’immediato dopoguerra: I nostri nonni hanno visto nascere i giornali e noi li vedremo morire – constata amaramente Enrico Mentana – sia per la rivoluzione digitale sia appunto per tutto quello che si è creato, in termini di credibilità, attorno al mondo dell’informazione”. Il punto di passaggio è stato nel 2003 a due anni dall’attentato alle Torri Gemelle con la prima teoria complottista, un vero e proprio cavallo di Troia, quando l’allora segretario di Stato Colin Powell mostrò delle prove – oggi le diremmo fake news – per giustificare la guerra contro Saddam Hussein, ma nel giro di poco tempo i dimostrarono false.

“Un altro episodio importante che ha screditato il mondo dell’informazione – continua Mentana – si è verificato in Italia nella stessa notte del sisma ad Amatrice, quando si disse che era stata abbassata, per legge, la soglia sismica per evitare il risarcimento del danno. Questo è stato il punto di avvio di chi vuole avvelenare i pozzi e infangare la credibilità del mondo dell’informazione.”

Il tramonto della carta stampata secondo Enrico Mentana

“L’altra causa del crepuscolo dei giornali è la nascita e lo sviluppo dei social network, del resto se pensiamo all’ etimologia stessa della parola giornale – spiega Enrico Mentana – vediamo come questo oggi sia anacronistico perché il giornale si legge per definizione una volta al giorno quando invece le giovani generazioni vogliono un’informazione da consultare sempre”. Ed è così che le edicole sono diventate negozi di antiquariato dove non ci sono giovani e linguaggio dei giornali è quello del Novecento usato da cinquantenni per un pubblico a loro coetaneo. “Il che – continua Mentana – è dovuto anche alla politica economica degli editori che, per conservare legittimamente i posti di lavoro, ha salvaguardato, nella crisi della carta stampata, la generazione dei 40 e 50 enni.

“Noi giornalisti – incalza Enrico Mentana – dobbiamo perciò scendere dalla torre eburnea e trovare nuove modalità per coinvolgere le giovani generazioni, attraverso un’informazione in cui dare spazio certamente a tutte le idee legittime, come è sempre successo dal dopoguerra in poi. Il problema si acuisce però negli ultimi due anni, quando dobbiamo raccontare questioni epocali in cui l’informazione non è contendibile e non dà spazio a diverse interpretazioni: non ci può essere equidistanza tra chi invade e chi è invaso, ad esempio. Dobbiamo tenere sì la schiena dritta – conclude il giornalista – ma non voltata ai fatti.

Alessandra Pavan

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