Erich Fromm, “per amare l’altro bisogna amare se stessi”

Ne L'arte di amare Erich Fromm afferma che amare non sia uno scambio, ma una fusione in cui le singole personalità convivono
Erich Fromm, per amare l'altro bisogna amare se stessi

MILANO – Erich Fromm (1990 – 1980) è uno dei filosofi che meglio hanno influenzato la filosofia e l’immaginario contemporanei. Infatti, essendo un componente della Scuola di Francoforte, una scuola sociologica-filosofica di stampo neo-marxista del Novecento, i suoi scritti sono una critica della società presente, cercando di smascherare le contraddizioni del contemporaneo vivere comune. La sua opera più importante è L’arte di amare, un saggio pubblicato nel 1956, le cui considerazioni e riflessioni sono quanto mai attuali, tanto da essere entrate nel nostro pensiero.
La tesi che Fromm porta avanti in questo suo capolavoro è che l’amore non è un gesto facile, spontaneo, ma anzi l’amore è un’azione attiva che va coltivata e perfezionata, proprio come si fa con un’opera d’arte, che giorno dopo giorno va limata e migliorata. Attenti però, L’arte di amare non è un manuale di istruzioni per amare.

Amare, sviluppando la propria personalità

Molto spesso si pensa all’amore come qualcosa di cui si viene investiti e ci poniamo nei suoi riguardi come un destinatario. Difficilmente pensiamo in modo attivo in fatto d’amore, afferma Erich Fromm, dunque trascuriamo il fatto che l’amore nasca dallo sviluppo della nostra personalità e del nostro essere nei riguardi di un’altra persona. Dal momento che si pensa che non ci sia nulla di più facile e naturale di amare, che non vi sia richiesta nessuna capacità particolare, non si riflette molto su quale sia la forma migliore di amore. L’amore di cui parla Erich Fromm è diverso dall’innamoramento e dall’infatuazione, proprio perché quando si ama si mette in gioco la propria essenza.

È l’amore un’arte? Allora richiede sforzo e saggezza.
Oppure l’amore è una piacevole sensazione, qualcosa in cui imbattersi è una questione di fortuna? Questo volumetto contempla la prima ipotesi, mentre è fuor di dubbio che oggi si creda alla seconda.
La gente non pensa che l’amore non conti. Anzi, ne ha bisogno; corre a vedere serie interminabili di film d’amore, felice o infelice, ascolta canzoni d’amore; eppure nessuno crede che ci sia qualcosa da imparare in materia d’amore.

L’arte di amare è una critica alla società capitalistica di massa, in quando tale società si basa su due elementi, che non dovrebbero appartenere all’amore: lo scambio di merci e il conformismo.
Oggi tutto è ridotto a merce, a dimensione materiale, e anche l’amore viene considerata all’interno di questa dimensione merceologica. L’amore, però non risponde alla logica dell’ do ut des: non amo per ricevere amore, il mio amore non nasce da un bisogno. Amare anzi significa donarsi in maniera disinteressata e nell’unione tra i due soggetti le due individualità, le due essenze convivono e non si annullano. L’amore arricchisce l’altra persona ma allo stesso tempo colma il proprio perenne senso di solitudine.

L’amore è un potere attivo dell’uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili […] e tuttavia gli permette di essere se stesso e di conservare la propria integrità. Sembra un paradosso, ma nell’amore due esseri diventano uno, e tuttavia restano due

L’altra dimensione della società di massa è il conformismo: gli uomini diventano automi privi di una propria personalità, offuscati dalla propria routine, illusi di poter essere liberi. Si segue il mercato e il dio denaro, grazie al quale si può comprare tutto quello che si ritiene contribuire alla propria felicità. Seguendo la massa, cercando di fondersi con la collettività, si perde la propria essenza e la propria individualità: è proprio questo ciò che bisogna evitare nell’amore non si deve dare la propria personalità in cambio di essere parte di qualcosa e di combattere il mondo in un egoismo a due, cercando di colmare la propria solitudine. Oggi l’amore è come uno schiavo delle richieste e dei ritmi della società in cui viviamo, diventando un obiettivo fondamentale della vita dell’individuo che vive in una società di massa: ci si sposa e si hanno dei figli perché si deve fare, perché così fan tutti.

Anche nella civiltà occidentale contemporanea, l’unione col gruppo è la maniera più frequente per superare l’isolamento. È un’unione in cui l’individuo si annulla in una vasta comunità, e il suo scopo è quello di far parte del gregge. Se io sono uguale agli altri, sia nelle idee che nei costumi, non posso avere la sensazione di essere diverso. Sono salvo: salvo dal terrore della solitudine.

Si può amare, solo se si ama se stessi

La capacità di amare dipende anche dalla capacità di amare se stessi. Imparare a stare soli, convivere con la propria personalità, è essenziale se ci si vuole offrire e donare all’altro, altrimenti è futile e destinato a fallire.

La capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità d’amare

 

Se un individuo è capace di amare in modo produttivo, ama anche se stesso; se può amare solo gli altri, non può amare completamente.

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