Intervista

In equilibrio tra famiglia e lavoro, il difficile mestiere di essere padri

Francesco Savio è papà, scrittore e libraio allo stesso tempo. Nel suo nuovo libro "La sottovita", racconta del difficile mestiere di essere padri
Il difficile mestiere di essere padri secondo Francesco Savio

MILANO – Che cosa significa essere padri oggi? Come si fa ad articolarsi tra le difficoltà della vita familiare e lavorativa? Dove trovare un punto di equilibrio? Di questo parla La Sottovita, il libro semi-autobiografico di Francesco Savio uscito a febbraio per Mondadori.

Francesco Savio è bresciano, classe 1974. Lavora come libraio e scrive libri: prima de La sottovita ha scritto Mio padre era bellissimo (Italic pe-Quod, 2009), Anticipi, posticipi (Italic pe-Quod, 2011), Il silenzio della felicità (Fernandel, 2013) e Il fuorigioco sta antipatico ai bambini (Ediciclo, 2014).

La sua vita, e quella del suo alter-ego protagonista, somiglia a quella di un equilibrista in bilico tra il mestiere di libraio, quello di scrittore e quello di padre di due bambini.  Si tratta di una “sottovita“, come lui stesso la definisce, ed è la sottovita di un padre moderno, responsabile della vita familiare e coinvolto al 100% nella cura dei figli e della casa.

Siamo lontani ormai, e per fortuna, dal tempo in cui il padre di famiglia poteva tornare alle 8 di sera, sedersi in poltrona e aspettare la cena. Anche le donne lavorano e si fanno carico dell’economia della famiglia, e questo richiede una nuova distribuzione dei ruoli nella casa, nelle mansioni domestiche, nell’educazione dei figli. Una piccola rivoluzione copernicana, alla quale bisogna imparare ad adattarsi.

Tra bambini che hanno sempre voglia di giocare, lavatrici da caricare e piatti da lavare, il protagonista de La sottovita fatica a trovare tempo non solo per scrivere il libro a cui sta lavorando, ma anche per rallentare il passo e soffermarsi sulle cose che accadono.

Francesco Savio

Cosa ha significato per te diventare padre?

Ho avuto un padre fino a nove anni, poi è morto. Quindi il diventare padre, oltre alla non descrivibile gioia provata, per quanto mi riguarda ha rappresentato anche una forma di riscatto, di parziale, emozionale ricompensa.

Quando arrivano dei figli inevitabilmente anche la vita di coppia riceve uno scossone. Come si fa a “reggere” l’impatto?

In un Paese in cui lo Stato invece che aiutare i cittadini li massacra a colpi di tasse e burocrazia, per scegliere di diventare genitori ci vuole grande coraggio. Se non si è figli di papà, chiaramente. La coppia si ritrova così da sola a combattere una guerra giornaliera, senza qualcuno che nella battaglia pensi a lei. Resistere talvolta è difficile, ma anche la disperazione impone dei doveri, e l’infelicità può essere preziosa. L’impatto va retto “per forza”. Essere genitori e rimanere coppia significa non avere più vie di fuga, pur restando nei campi della bellezza.

Resistere talvolta è difficile, ma anche la disperazione impone dei doveri, e l’infelicità può essere preziosa.

Essere padri oggi è un po’ come essere madri, scrivi nel tuo libro. Che cosa significa? Che cosa è cambiato per i padri di oggi rispetto ai padri di un tempo?

Un tempo era quasi sufficiente uno stipendio per mantenere una famiglia, ora non ce la fai con due. Mamma e papà lavorano entrambi, ma non basta. Dal punto di vista del “sistema”, l’omicidio è stato perfetto: stipendi dimezzati, potere d’acquisto ridotto al minimo, sfruttamento dei lavoratori. Di conseguenza, se anni fa un elemento della coppia poteva stare a casa per badare ai figli, oggi nessuno dei due può farlo, le famiglie tirano avanti realisticamente solo grazie all’esistenza di questi santi contemporanei non retribuiti: i nonni.

Sei un padre, ma anche libraio e scrittore. I libri ti hanno aiutato nel difficile mestiere della paternità?

Parafrasando James Purdy: i libri sono tutto. La raccolta di racconti dello scrittore americano però s’intitolava “I figli sono tutto”. Ecco, appunto. Tornando ai libri, per me sono davvero tutto. Potrei vivere senza scrivere, ma non senza leggere. I libri sono la mia chiesa. Forse nello specifico non mi hanno aiutato nel difficile mestiere della paternità, ma mi hanno consentito di sopravvivere nei momenti più oscuri. Anche quando non avevo tempo di leggerli, ma solo di pensarli.

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