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Enzo Luongo, ”L’interesse per la cultura c’è, anche in Molise: bisogna alimentarlo”

Libri nati da inchieste giornalistiche, o in cui si approfondiscono fatti d'attualità italiani o internazionali, e ancora libri sulla camorra – non solo di Saviano, ma anche dei tanti giornalisti campani che si sono occupati dell'argomento: queste le letture preferite di Enzo Luongo, giornalista dell'Ansa Molise, che oltre a parlare di sé e del suo lavoro, affronta con noi alcune questioni riguardo allo stato della cultura in Molise...

Il giornalista dell’Ansa Molise parla del suo lavoro, della sua passione per i libri e dello stato di salute della cultura nella sua regione

MILANO – Libri nati da inchieste giornalistiche, o in cui si approfondiscono fatti d’attualità italiani o internazionali, e ancora libri sulla camorra – non solo di Saviano, ma anche dei tanti giornalisti campani che si sono occupati dell’argomento: queste le letture preferite di Enzo Luongo, giornalista dell’Ansa Molise e di Prima Pagina Molise, che oltre a parlare di sé e del suo lavoro, affronta con noi alcune questioni riguardo allo stato della cultura in Molise.

Com’è nata la sua passione per la lettura?
Io vengo dalla radio, e ho lavorato in questo ambito, anche a livello nazionale, per molti anni, fin da giovane. Mi sono avvicinato alla lettura proprio per tenermi aggiornato su quegli argomenti legati alla radio che mi appassionavano, in particolare la musica: ho cominciato a leggere le biografie degli artisti e libri di storia della musica. Con il correre degli anni sono passato dalla radio all’informazione, e ho iniziato a collaborare con diverse testate come giornalista. La mia attenzione si è dunque spostata sulle notizie e ho iniziato a leggere saggi che avessero a che fare con l’informazione – libri nati da un giornalismo di inchiesta, o di approfondimento su fatti italiani e internazionali. Raramente leggo narrativa.

Può farci qualche esempio?
In questo momento sto leggendo "Partiti S.p.A." di Paolo Bracalini, giornalista parlamentare de Il Giornale, un testo uscito a gennaio che ha anticipato lo scandalo legato ai partiti. All’inizio si pensava che Bracalini avesse esagerato, ma poco dopo la pubblicazione del libro ci sono stati l’avviso di garanzia a Lusi, lo scandalo della Lega e tutti gli altri episodi cui abbiamo assistito quest’anno.
Ultimamente sto leggendo anche diversi libri sulla camorra. In un discorso con un mio collega de Il Mattino, era venuto fuori come ci fossero in Campania “tanti Saviano”, tanti giornalisti che si sono occupati dell’argomento,  ma sono rimasti più in ombra rispetto a lui: la cosa mi aveva incuriosito. Per esempio stavo leggendo in questi ultimi giorni un testo di Gigi Di Fiore, cronista che si è occupato per tanti anni di giudiziaria per Il Mattino, che ha scritto libri-inchiesta poi ritrovati in covi di pericolosi boss mafiosi. Tra questi ce n’è uno particolarmente interessante, “L’impero dei casalesi”, che racconta le storie e i segreti di questo potentissimo clan.

Sono stati diffusi ultimamente dati in base a cui Isernia risulta la città in cui si legge meno in Italia. Qual è secondo lei la sensibilità della popolazione locale e molisana nei confronti della lettura?
In effetti qui si legge poco. Riferendomi al settore dell’informazione, che è comunque legato a quello dei libri, posso dire che i giornali qui hanno dati di vendita molto bassi, credo i più bassi di Italia. Riguardo ai libri c’è un problema strutturale, che con la diffusione di internet magari potrà essere superato: scarseggiano i posti dove poter reperire i testi. Sul territorio sono presenti pochissime librerie, e soltanto nelle città più grandi. È difficile trovare un libro tra quelli appena usciti, ancora peggio se si ha qualche interesse particolare: se si ha bisogno di una pubblicazione specifica la si deve ordinare, o acquistare altrove. Fino a qualche anno fa a Campobasso c’erano solo due o tre librerie, ora con l’arrivo dei centri commerciali sono arrivate anche un paio di altre librerie un po’ più grandi. Ma le novità riguardano la grande distribuzione, non ci sono librerie specializzate, a differenza di quanto accade altrove, dove anche nelle piccole città di provincia ci sono librerie indipendenti che cercano di differenziare la loro offerta e di specializzarsi in un certo tipo di produzione per sopravvivere accanto alla grandi catene.

 

Indagando nelle realtà locali abbiamo in effetti scoperto diverse librerie di questo tipo, che magari hanno nella loro offerta molti autori del posto, o libri che trattano della storia e della tradizione locale…
Sì, da questo punto di vista anche qui c’è una bella vivacità: ci sono molte piccole etichette  che pubblicano libri di autori locali, che riguardano però questioni prettamente molisane. Più difficle trovare l’autore molisano che riesca ad emergere e a vedere il suo libro pubblicato da una casa editrice nazionale. C’è stato un caso che ha fatto molto parlare nell’ultimo periodo qui in Molise, quello di un giovane autore campobassano, Adelchi Battista, che ha pubblicato “Io sono la guerra” con Rizzoli: un fatto abbastanza raro in Molise. Anche perché, ricordiamolo, il Molise è una regione molto piccola: siamo 300 mila abitanti, siamo penalizzati da questo punto di vista.

Secondo lei è per la mancanza di strutture adeguate che in Molise si legge poco?
È difficile da dire: se ne discute da tanto tempo, ma non è semplice trovare una risposta, anche perché ci sono delle manifestazioni culturali che hanno un vasto seguito. C’è per esempio una bellissima iniziativa qui a Campobasso, Ti racconto un libro, una rassegna annuale organizzata dall’ULI (Unione Lettori Italiani) che si tiene alla Biblioteca Albino e che porta in città gli autori di successo: un tipo di evento che qui mancava. Da quando c’è questa manifestazione, agli incontri i posti sono sempre tutti esauriti: non si può dire che ci sia un disinteresse per la cultura.

In vista delle prossime elezioni, quale deve essere l’impegno della prossima amministrazione nel campo della cultura, dove deve mettere le mani in prima istanza?
Qui c’è molto da fare: alla questione della spending review si accompagnano voci che non ci piacciono. A Campobasso ci sono due realtà culturali molto importanti, la Biblioteca Albino e il Teatro Savoia, che rischiano di chiudere alla fine di quest’anno perché la Provincia, che attualmente le gestisce, secondo le norme del taglio della spesa varate dal governo non potrà più gestire questo tipo di strutture. Sicuramente l’impegno che si dovrà chiedere a chi governerà la Regione nei prossimi anni è quello di fare in modo che non scompaiano queste strutture, visto che negli ultimi anni il Molise ha visto morire tanta parte della cultura. Sarebbe assurdo vedere chiudere il Teatro Savoia, che è il più importante della Regione, per una decisione presa a Roma. Vedremo comunque che cosa accadrà con le prossime elezioni all’inizio dell’anno.

 

30 novembre 2012

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