Elena Stancanelli, “La politica non racconta tutto ciò che avviene nel Mediterraneo”

Dal 24 al 30 ottobre più di cento scrittrici e scrittori e artisti saliranno sui palcoscenici di 9 città per un reading collettivo di finanziamento alla nave Mare Jonio, la testimonianza di Elena Stancanelli
Elena Stancanelli, “La politica non racconta tutto ciò che avviene nel Mediterraneo”

MILANO – E’ partito il progetto “Mediterranea – La Via di Terra”. Dal 24 al 30 ottobre più di cento scrittrici e scrittori, artiste e artisti di ogni linguaggio, intellettuali, cittadine e cittadini saliranno sui palcoscenici di 9 città per un reading collettivo di finanziamento alla nave Mare Jonio, vedetta umanitaria di monitoraggio e testimonianza sul tratto di mare dove si muore d’acqua, di incuria, di abbandono e di silenzio. Un ciclo di incontri in occasione dei quali gli autori leggeranno o daranno musica a una pagina di letteratura, a una riflessione personale o a una testimonianza sui temi dell’accoglienza, del viaggio e della solidarietà. Tra queste la scrittrice Elena Stancanelli, la quale è voluta andare lei stessa a vedere con i propri occhi ciò che avviene nelle acque del Mediterraneo.

 

Perché hai deciso di aderire al progetto “Mediterranea – La Via di Terra”?

Perché quest’estate a luglio Sandro Veronesi ha scritto un articolo sul Corriere della Sera nel quale rivolgeva una specie di appello, dicendo che la situazione era talmente dolorosa che forse valeva la pena “metterci i corpi”. A questo appello abbiamo risposto privatamente in molti, abbiamo costituito un gruppo che si chiama “i corpi” e abbiamo deciso che la prima persona che sarebbe stata disponibile sarebbe partita, come Sandro immaginava fosse giusto. Ed alla fine è toccato a me.

 

In cosa è consistito e consisterà il tuo coinvolgimento?

Sono andata con l’idea che fosse necessario fare qualcosa li, perché quello che accade in mare è misterioso. Sono stata testimone della buona fede delle ONG, e quindi anche di Mediterranea, togliendomi ogni dubbio circa coinvolgimenti con scafisti e con la Libia.

 

La questione migranti da tempo divide l’opinione pubblica. Qual è la tua posizione?

La questione delle barche del Mediterraneo ha a che fare con la questione migranti, ma ha a che fare con qualcosa che viene prima: il salvataggio di un uomo che sta affogando in mare. E’ una questione diversa, legata alla possibilità di salvare dalla morte certe persone. Ciò che accade ai migranti una volta che arrivano in Europa diventa più complessa da affrontare.

 

Quale può essere il contributo di scrittori ed artisti in merito ad iniziative e problemi sociali?

Sono sempre stata scettica rispetto ad una partecipazione diretta: ho sempre creduto che se ne dovesse occupare la politica di certe questioni. Però purtroppo in questo momento la politica è deficitaria, esiste una forte sfiducia nei confronti della classe politica, e c’è una rappresentanza che a mio parere non riesce a prendere posizione in maniera decisa. Preferirei che gli intellettuali raccontassero soltanto invece di testimoniare, ma mi pare che la politica sia troppo assente per lasciar passare questo tempo. Oggi occorre dire i fatti in maniera precisa, cosa che la politica non fa.

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