Il male e la sua spettacolarizzazione

Donato Carrisi, “Ogni epoca ha il proprio terrore, dobbiamo conviverci”

L’autore è di nuovo il libreria con il thriller "La ragazza nella nebbia". Lo scrittore pugliese ci spiega perché il male affascina così tanto la gente
Donato Carrisi, “Ogni epoca ha il proprio terrore, dobbiamo conviverci”

MILANO – “Il male non si affronta e non si combatte. Prima di tutto occorre cercarlo in se stessi ed ammetterlo, quindi non alimentarlo, come purtroppo avviene sui social network”. E’ quanto affermato da Donato Carrisi, l’autore del bestseller “Il Suggeritore” e di nuovo in libreria con il nuovo thriller “La ragazza nella nebbia“. Lo scrittore pugliese pone al centri del suo ultimo libro è il male e la sua spettacolarizzazione. Perché il male affascina così tanto la gente? A queste e ad altre domande risponde l’autore in questa intervista.

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Tema centrale del tuo ultimo libro è il male e la sua spettacolarizzazione. Perché il male affascina così tanto la gente?

Perché il male è una parte di noi. E’ come se fossimo attratti da qualcosa di no istessi che non conosciamo in fondo. Ci portiamo dentro un mostro che rimane, per fortuna, incosciente per tutta la vita, fatta eccezione per qualche capatina all’esterno, perché tutti siamo capaci di cattiverie. Il male è quella componente che ci permette di distinguere il bene. Se non ci fosse il male, non riusciremmo a distinguere ciò che è buono. Viceversa, il male è distinguibilissimo anche senza il bene.

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Firenze, Perugia, Cogne, Avetrana. Sono diverse le manifestazioni del male negli ultimi anni in Italia. Cosa spinge la gente a voler conoscere più da vicino queste realtà?

Siamo tutti curiosi ed abbiamo bisogno di un mostro per poter dire “Quello è il mostro!” Quindi, di conseguenza, io non lo sono. Vogliamo tutti essere giudici: l’Italia è un Paese di commissari tecnici, di investigatori. Poi ci affascina il torbido, il nero…

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I motivi? Morbosità, voglia di comprendere la realtà o semplice intrattenimento alternativo?

Un po’ tutto questo. Meno male che ci sia voglia d’intrattenimento, altrimenti non venderei i libri che scrivo. A volte ce ne vergogniamo, perché non ammettiamo che questa materia ci interessa. Siamo tutti informati: magari non conosciamo l’ultima riforma fiscale, una cosa che ci riguarda più da vicino, ma conosciamo benissimo i protagonisti di questo o quel giallo.

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Parlando del male, impossibile non legarli all’attualità ed a ciò che sta rappresentando il male a livello mondiale: l’Isis ed il Terrorismo. Anche in questo caso possiamo parlare di spettacolarizzazione del male?

Si. All’inizio mandavano in giro i video dove uccidevano gli ostaggi, li decapitavano… solo che erano troppo perfetti, troppo “stile hollywoodiano” e non funzionavano più di tanto. Quindi hanno iniziato con gli attentati. E’ una cosa con cui dobbiamo convivere. Ogni epoca ha il proprio terrore. Personalmente, me ne fregherei altamente di questi personaggi: sono piccoli, idioti. Se si pensa a Parigi a quei tre cretini che si sono fatti esplodere fuori lo Stadio perché non sono riusciti ad entrare, ciò ti fa capire come i loro piani non siano il frutto di una mente finissima.

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Come si affronta e combatte il male?

Il male non si affronta e non si combatte. Il male, prima di tutto, lo si cerca in se stessi e lo si ammette. Bisogna partire da se stessi ,evitare di alimentarlo come si fa sui social network dove si leggono cose assurde, dette con una gratuità incredibile: è da idioti prendersela con i più deboli, come i profughi. Ci si arrabbia per queste cose e non per altre che ci riguardano più da vicino.

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