Intervista al direttore

Don Federico Gallo (Dir. Biblioteca Ambrosiana), “Le conoscenze contenute nei libri ci aiutano a progredire”

Abbiamo intervistato Don Federico Gallo, direttore della Biblioteca Ambrosiana di Milano, per andare alla scoperta della sua storia, dei servizi che offre ai cittadini e dei tesori che ospita
Don Federico Gallo (Dir. Biblioteca Ambrosiana), “Le conoscenze contenute nei libri ci aiutano a progredire”

MILANO – La Biblioteca Ambrosiana di Milano  fu aperta al pubblico l’8 dicembre del 1609. Galileo Galilei la definì “l’eroica et immortal libreria”. Il fondatore Cardinale Federico Borromeo mise a disposizione la sua collezione di testi manoscritti “per la pubblica utilità”, ovvero per tutti i cittadini che ne avessero bisogno. La biblioteca ospita oggi un patrimonio di testi unici inestimabile, ma quali sono i servizi che offre ai cittadini? Organizza eventi culturali? Quali e quante possibilità di accesso alla cultura offre ai cittadini? Per rispondere a tutte queste domande, abbiamo parlato con il direttore Don Federico Gallo. Ecco l’intervista completa:

 

Qual è il principio base a cui si ispirano i servizi che la Biblioteca Ambrosiana offre ai cittadini?

Questa biblioteca è nata nel 1609 “per la pubblica utilità”. All’inizio del 1600, infatti, il fondatore Cardinale Federico Borromeo intendeva offrire la collezione di libri a favore di coloro fossero in grado di leggerli e di studiarli. Ancora oggi, la nostra biblioteca è aperta a tutti senza restrizioni.

 

Quanto sono importanti  i libri e perché è importante leggere?

Non è tanto una questione di libri e di lettura secondo me, ma una questiona di raccolta del sapere, dell’esperienza e dello studio che i secoli ci portano. Ciò significa che questo cumulo di conoscenza è contenuta  materialmente nei libri ed è proprio questa conoscenza ci permette di interpretare i dati di oggi e di progredire.

 

Che tipo di manoscritti e documentazione possiede  la Biblioteca?

Noi abbiamo 36 mila manoscritti e tra questi ci sono i 6 mila che furono acquistati dal Cardinale Borromeo in persona. Forse proprio qui troviamo i maggiori tesori che noi conserviamo che sono soprattutto manoscritti latini, greci, arabi, siriaci ed ebraici.

 

Secondo lei, per la recente rivoluzione digitale che rende disponibili molti documenti o libri online, le biblioteche possono diventare dei luoghi sempre meno frequentati dai cittadini?

I nostri manoscritti sono unici al mondo e il fatto che siano  disponibili online non vuol dire che le persone li sappiano leggere. Sono diversi i manoscritti che si possono trovare online, ma sono gli strumenti di corredo che si trovano nella biblioteca che rendono capaci le persone di accostarsi a questi testi, capire da dove vengono, da chi sono stati acquistati o da chi sono stati scritti.

 

Lei non nota quindi un’affluenza minore in biblioteca rispetto ad anni fa?

Assolutamente no,  al  contrario. L’esplosione dell’istruzione universitaria ha portato sempre più persone, laureandi o studenti che si recano in biblioteca per studiare o per documentarsi.

 

Che tipo di eventi, quali ad esempio corsi o momenti di socialità, organizza la Biblioteca Ambrosiana?

Molteplici. Accanto alla Biblioteca, fin dai tempi di Federico Borromeo, è contemplata un’attività di studi e di ricerca. Sto parlando dell’Accademia ambrosiana che ha 8 settori di studio tra i quali la classe di studi greci e latini che dirigo io stesso. Il nostro corso organizza almeno un convegno all’anno e quattro cicli di lezioni divulgative. Ad esempio, esponiamo pubblicamente un manoscritto e invitiamo un esperto a presentare al pubblico di cosa si tratta. Abbiamo sicuramente una forte attività didattica.

 

Per quanto riguarda, invece, eventi organizzati dalla Biblioteca Ambrosiana sul territorio?

Un modo per essere presenti sul territorio è la presenza nelle scuole. Noi organizziamo ogni anno cicli di lezioni per gli studenti e ogni estate una summer school. Una summer school di iconografia, ovvero di storia dell’arte in collaborazione con la Pinacoteca e un’altra di filologia, dove i ragazzi del liceo lavorano sui manoscritti. Ribadisco che qui l’attività didattica è intensa, facciamo studiare i ragazzi sui manoscritti originali.

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