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“Don Chisciotte” di Miguel de Cervantes, il classico che ha ispirato i classici

Buon compleanno a Miguel de Cervantes, il padre di uno dei romanzi più letti e amati di tutti i tempi: il "Don Chisciotte della Mancia".

Nasceva il 29 settembre 1547 Miguel de Cervantes, padre di un libro unico nel suo genere: “Don Chisciotte della Mancia” è un classico della letteratura mondiale, un romanzo che ne ha ispirati innumerevoli altri, un classico che ha contribuito a far germogliare altri classici.

“Don Chisciotte della Mancia”, la sinossi

L’opera è divisa in due parti, composte a grande distanza di anni tra loro. In un borgo della Mancia vive un povero hidalgo che, totalmente assorbito dalla lettura di romanzi cavallereschi, impazzisce e decide di farsi cavaliere errante.

Datosi il nome di Don Chisciotte, scelta come dama una vicina che battezza Dulcinea, parte sul suo ronzino che chiama Ronzinante. Dopo numerose avventure finite male, preso come scudiero Sancho Panza, ritorna al villaggio.

Riparte ben presto e si susseguono incontri e vicende che si concludono con un duello che Don Chisciotte perde e che lo vede costretto a tornare al villaggio. Cade ammalato e rinsavisce di colpo, ma dopo aver preso congedo dai suoi vecchi amici, muore.

Il primo grande romanzo dell’età moderna nella traduzione di Vittorio Bodini, considerata ancora oggi un modello di limpidezza per la linearità con cui restituisce il lucido smalto della prosa di Cervantes, e al tempo stesso di arguzia, per la resa esemplare di bisticci, battute e proverbi.

Don Chisciotte, fra libri e avventure

Alonso Quijano è un gentiluomo di campagna, appassionato di romanzi cavallereschi.

L’uomo, descritto come un buffo signore un po’ goffo sulla cinquantina, a furia di leggere le imprese mitiche dei romanzi con cui convive, si convince di essere un cavaliere destinato a vendicare tutti i torti subiti dai deboli di Spagna.

Si fa chiamare Don Chisciotte e arruola il contadino Sancho, in cambio di terre e tesori.

Come ogni cavaliere che si rispetti, Alfonso dedica le sue gesta a una dama, che in realtà è una semplice contadina, Dulcinea.

Don Chisciotte“, così, diventa un viaggio tragicomico, giocato su avventure comiche ed equivoci picareschi. Nel delirio del protagonista, i mulini diventano nemici di combattere e le greggi di pecore sono eserciti di nemici temerari.

Deriso da tutti, Don Chisciotte trova un valido alleato in Sancho, che è il suo alter ego razionale.

Il classico che ha ispirato i classici

Quello di “Don Chisciotte” è un autentico caso letterario. Miguel de Cervantes lo concepisce in due momenti diversi della sua vita, senza sapere di aver dato alla luce uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale.

Ciò che rende questo libro tanto speciale è un insieme di elementi che lo hanno reso fonte di massima ispirazione anche per autori del calibro di Flaubert, Dostoevskij, Benito Pérez Galdós, Kafka e molti altri, che nell’allampanato protagonista del romanzo di Cervantes hanno trovato un modello ironico e moderno.

Il “Don Chisciotte”, infatti, è il romanzo della modernità, un’opera in cui il desiderio di libertà, la sete di vita, l’amore per la lettura e la critica sociale si mescolano in una serie di procedimenti narrativi che rendono la lettura di questa pietra miliare della letteratura un’esperienza unica nel suo genere.

Miguel de Cervantes

Miguel de Cervantes Saavedra è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo e militare spagnolo.

Nato nei pressi di Madrid il 29 settembre 1547 da una famiglia di origini modeste, è noto in tutto il mondo per aver dato alla luce uno dei romanzi più letti, tradotti e amati di tutti i tempi, il “Don Chisciotte della Mancia”.

Dopo un’infanzia difficile segnata da sradicamenti e nuovi inizi per via dell’indigenza della famiglia, Miguel si ritrova a Madrid, dove vive finché non è costretto ad allontanarsi per sfuggire alla condanna al taglio della mano destra e a dieci anni d’esilio perché accusato di aver ferito un uomo.

Si sposta quindi in Italia, in Abruzzo, dove si arruola nella compagnia comandata da Diego de Urbina, capitano del reggimento di fanteria di Miguel de Moncada.

Inizia così una lunga serie di avventure che portano l’autore di “Don Chisciotte” in giro per tutto il Mediterraneo, toccando Sicilia, Grecia e Tunisia e finendo anche in prigione per qualche tempo.

La maggior parte della sua produzione risale a dopo il 1606 quando, ormai rientrato in Spagna, Cervantes vive in ristrettezze economiche e passa le sue giornate a scrivere incessantemente, fino alla morte, avvenuta il 22 aprile 1616.

 

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