Deborah Soria di Ibby Italia, ”Alla biblioteca per bambini di Lampedusa servono libri nuovi”

I bambini di Lampedusa non hanno mai avuto una biblioteca. Per questo Deborah Soria ha pensato di proporre il progetto di una biblioteca per ragazzi sull'isola a Ibby Italia...
Sono in corso i lavori per la creazione di una biblioteca per bambini a Lampedusa, un’iniziativa di Ibby Italia. Deborah Soria, l’ideatrice del progetto, ci racconta lo stato dell’opera e spiega come aiutare la sua realizzazione
MILANO – I bambini di Lampedusa non hanno mai avuto una biblioteca. Per questo Deborah Soria ha pensato di proporre il progetto di una biblioteca per ragazzi sull’isola a Ibby Italia, la sezione italiana dell’associazione internazionale Ibby, che si occupa di promuovere l’integrazione e combattere il razzismo tra le nuove generazioni attraverso lo strumento del libro. A raccontarcelo è proprio lei in quest’intervista, rilasciata in seguito all’appello lanciato dal sindaco di Lampedusa, cui in tantissimi hanno risposto mandando i loro libri in dono. Deborah Soria ci racconta come stanno andando i lavori e precisa, per tutti coloro che vogliono contribuire alla realizzazione della biblioteca, che vanno mandati libri nuovi, per bambini tra zero e 12 anni.   
Com’è nato il progetto di una biblioteca per ragazzi a Lampedusa?
Io collaboro con Ibby da molti anni. In Italia tendenzialmente non c’è una strutturale difficoltà nell’accedere ai libri, più che altro quindi abbiamo realizzato progetti per le regioni terremotate, oppure per i disabili. 
Nel 2011 c’è stata l’emergenza di Lampedusa [dopo migliaia di sbarchi di migranti, ad aprile una delegazione di Amnesty International aveva dichiarato una situazione di crisi umanitaria – N.d.R.], e io ho iniziato a informarmi sulla situazione lì. Sapevo che sull’isola erano sbarcati molti bambini e ho iniziato a pensare a un progetto per loro. Ho parlato con un’amica di Legambiente che mi ha messo in contatto con Giusi Nicolini, allora non ancora sindaco. Lei mi ha fatto notare che a Lampedusa c’erano anche seicento bambini italiani e che non c’era nessuna biblioteca neppure per loro. 
Quando Giusi è diventata sindaco mi ha richiamata per realizzare il progetto. Ho messo allora insieme una commissione a Roma, che raccoglieva alcuni ragazzi di Ibby, per andare a fare un sopralluogo. Abbiamo steso il progetto e l’ho presentato a Londra: Ibby International è stata entusiasta. Era un progetto complesso, che comprendeva la raccolta di silent book da tutto il mondo, la creazione di un fondo per lo studio e la ricerca su questi libri senza parole e la realizzazione da zero di una biblioteca.

Come vanno i lavori per l’apertura?
Dal 15 al 22 giugno siamo stati a Lampedusa con volontari di Ibby, abbiamo aperto lo spazio messo a disposizione dal comune per la biblioteca e abbiamo iniziato i lavori di ristrutturazione. Bisogna fare bagni per disabili, costruire mobili, formare un bibliotecario. Insomma, c’è ancora molto da fare. 
Abbiamo anche parlato con le persone che gestiscono il centro d’accoglienza: ci è stato detto che quando la biblioteca aprirà forse ci manderanno i bambini che stazionano al centro per più di due settimane – anche qui la questione è controversa. 
Il processo è lento, ma ci stiamo lavorando.
Qual è stata la risposta all’appello lanciato recentemente dal sindaco?
Devo dire che l’appello ci è un po’ sfuggito di mano: è partito ed è diventato virale, ma nella comunicazione si sono perse alcune specificità del progetto, per esempio che si tratta di una biblioteca per ragazzi e che non vogliamo libri vecchi, ma nuovi. Le persone volenterose che hanno risposto all’appello sono state tantissime: il sindaco mi ha detto che è appena arrivato un carico di 150 chili. È bello che le persone siano così entusiaste, ora però dobbiamo selezionare tra i tanti libri arrivati quelli che rispondono effettivamente alle nostre esigenze. 
Quali libri andranno a confluire nel patrimonio della biblioteca?
Nei miei intenti avrebbero dovuto essere i libri migliori dell’attuale catalogo editoriale, quelli utili alla crescita sana dei bambini. E avrebbero dovuto essere libri nuovi, non usati. Perché i bambini di Lampedusa non dovrebbero avere una biblioteca come quelle presenti in altre città italiane, con libri nuovi, in ottime condizioni? 
Quindi non saranno soltanto libri donati dai cittadini che andranno a confluire nella biblioteca…
Assolutamente no. Noi abbiamo portato lì a giugno i primi libri che abbiamo raccolto tramite il progetto “Le biblioteche di Antonio”, organizzato dalla casa editrice per bambini Sinnos. Ogni anno comprano dagli editori libri per ragazzi e ne fanno una donazione a una biblioteca italiana che ne ha bisogno. Si tratta di libri contemporanei, bellissimi, selezionati tra le ultime uscite. I bambini sono stati entusiasti quando li abbiamo portati a Lampedusa. Li abbiamo sfogliati insieme a loro, li abbiamo letti, abbiamo organizzato laboratori: i bambini hanno fame di storie. Abbiamo anche fatto un primo percorso di formazione con gli insegnanti.
Organizzeremo un’altra settimana dal 15 al 22 novembre – il 20 novembre infatti è la Giornata Mondiale dei Diritti del Fanciullo e con Ibby vogliamo festeggiarla a Lampedusa. Avremmo voluto inaugurare in quella data, non so però se ci riusciremo. Mancano ancora dei fondi per realizzare altre opere necessarie.
Per indirizzare chi vi vuole aiutare nel progetto, quali libri vi possono servire e vi si possono mandare?
Innanzi tutto, insisto, libri nuovi. E poi che siano libri per bambini, dai zero ai 12 anni – non libri scolastici, non fumetti e non vecchie riviste. Sarebbe utilissimo inviarli in uno scatolone in cui sia indicato chiaramente “Libri per bambini”, di modo che possiamo individuare subito, tra i tanti pacchi che arrivano e che contengono ogni genere di libri, quelli che fanno al caso nostro.
E poi, anche una piccola donazione a Ibby Italia può essere utile a mandare avanti il progetto. 
Ci può parlare dei silent book? Da dove arrivano?
Si tratta di albi illustrati che raccontano per immagini, senza parole, che ci arrivano da tutto il mondo. I Paesi che ce li mandano ce li inviano in tre copie: una per il fondo al Palazzo delle Esposizioni a Roma, destinato allo studio e alla ricerca, un’altra per Lampedusa e la terza per una mostra internazionale che raccoglie 120 titoli e che gira per il mondo. È stata già a Roma, sempre al Palazzo delle Esposizioni, e ora per un anno girerà per l’Italia per poi essere consegnata a Ibby internazionale e andare all’estero. Gli enti e le biblioteche possono prenotarsi per ospitarla e accogliere tutta una serie di attività attorno ai silent book, con l’aiuto anche di esperti: basta che si rivolgano a Ibby Italia. 
13 agosto 2013
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