Davide Orecchio, “Raccontare la storia con la voce delle persone comuni è più interessante”

Abbiamo intervistato l’autore, finalista Campiello, a poche ore dalla proclamazione del vincitore, in merito al suo libro ed alle sue sensazioni
Davide Orecchio, “Raccontare la storia con la voce delle persone comuni è più interessante”

MILANO – “Sui personaggi non famosi legati ad un evento storico conta molto la casualità: uno li incontra per coincidenza, e poi ci mette del suo e li studia.” E’ nato così “Mio padre la rivoluzione” di Davide Orecchio, opera arrivata nella cinquina finale del Premio Campiello 2018. Abbiamo intervistato l’autore a poche ore dalla proclamazione del vincitore, in merito al suo libro ed alle sue sensazioni.

 

Come hai reagito alla notizia di essere entrato nella cinquina finalista del Campiello?

Non mi attendevo che un libro del genere potesse venir selezionato per i suoi temi. Pensavo fosse un libro per pochi intimi, che difficilmente potesse andare oltre questa cerchia ristretta. Sono rimasto positivamente sorpreso.

 

Il libro è incentrato sulla Rivoluzione Russa, evento ricco di fatti e personaggi. Come hai scelto su cosa soffermarti?

Nel libro ci sono due categorie di storie. La prima, indispensabile, affronta storie vere e reinventate dei protagonisti della Rivoluzione Russa, da Lenin a Trotskij. La seconda categoria riguarda personaggi altrettanto reali ma non di primo piano, storie a mio parere più interessanti e più belle di uomini e donne che hanno  vissuto questa storia senza esserne protagonisti.

 

L’opera rende omaggio proprio a questi personaggi minori, a cui la storiografia ufficiale rende poco merito. Quanto è importante analizzare gli accadimenti storici importanti dal punto di vista della gente comune?

Sui personaggi non famosi conta molto la casualità: uno li incontra per coincidenza, e poi ci mette del suo e li studia. Nel mio libro racconto di un sindacalista americano ebreo che non ha direttamente a che fare con la Rivoluzione, ma fa un viaggio nella Germania degli anni Trenta con l’intento di trasferirsi li mentre prende il potere Hitler. Egli scrive un diario bellissimo sulla Germania libera di quegli ultimi mesi prima che il Nazismo salisse al potere. Una storia del genere ti costringe ad occuparti del personaggio, della storia stessa, ed ha voglia di raccontarlo ad altre persone.

 

Immagina di vincere il Campiello: cosa fai?

Per il mio libro sarebbe fantascienza vincere il Campiello. Credo rimarrei senza parole, dovrei fare il mimo, perderei la favella.

 

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