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David Quammen: “Esistono altri coronavirus, dobbiamo stare in guardia”

David Quammen, l'autore che aveva previsto la pandemia, ci mette in guardia dai pericoli di altri coronavirus e ci invita a riflettere sui danni che l'uomo sta causando agli ecosistemi
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L’uomo sta scoprendo, per l’ennesima volta, di non essere al centro, di abitare ed essere abitato da vecchi e nuovi compagni di viaggio, a loro volta in grado di evolversi e disegnare scenari. David Quammen, autore di Spillover e de L’albero intricato in uscita in questi giorni, insieme a Paolo Vineis, epidemiologo ambientale, ci accompagnano in una riflessione quanto mai attuale.

Da dove arriva il coronavirus

Possibile che il virus provenda un laboratorio cinese? “Si, è possibile, ma molto inverosimile“, risponde Quammen. Secondo gli esperti, quello è infatti un laboratorio molto sicuro. Esistono prove a sostegno di questa ipotesi? “No, non esiste alcuna prova – continua Quammen -. Da sedici anni Shi Zhengli, virologa di Wuhan, preleva campioni di tessuto e sangue dai pipistrelli che vivono nelle grotte della Cina, identificando decine di virus mortali, da quello della SARS al nuovo coronavirus. Lei e il suo gruppo hanno trovato altri coronavirus e già nel 2017 ci avevano messo in guardia. Insomma, di coronavirus potenzialmente pericolosi ce ne sono altri e dobbiamo stare in guardia, perché anche quelli potrebbero compiere il salto di specie”.

Perché questa epidemia è diversa dalle passate

Da quando siamo nati, ovvero circa 200mila anni, interagiamo con resto del mondo naturale. “Abbiamo ucciso animali, abbattuto alberi e sofferto di malattie infettive trasmesse dagli animali”. Pensiamo, ad esempio alla peste bubbonica o a quella che colpì Atene nel V secolo. “Insomma, quello che accade non è nuovo, ma è la scala delle conseguenze a essere nuova“, continua Quammen. “Noi umani, siamo 7, 7 miliardi. Nella storia della vita sulla terra non c’è mai stata una sola specie così grande per dimensioni. Questo è un fatto senza precedenti”. Consumiamo carne, devastiamo foreste, estraiamo minerali e “stiamo depauperando ecosistemi, ricchi di biodiversità“. Viaggiamo velocemente e viviamo in città molto popolose, quindi se un virus infetta un uomo c’è una maggiore probabilità che si diffonda di città in città. “Il problema nuovo è la scala con cui si diffonde una malattia“, asserisce Quammen.

Le sfide del futuro

Ci sono tre grandi problemi che dobbiamo affrontare, racconta David Quammen. “Sono come tre fiumi che si originano dal medesimo ghiacciaio: il pericolo di nuove malattie pandemiche, i cambiamenti climatici e la perdita della biodiversità. Tutti hanno origine dal medesimo ghiacciaio che è la distruzione degli ultimi ecosistemi vergini da parte dell’uomo”. 

 

 

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