Cosimo Lupo, ”Siamo diventati editori generalisti per sopravvivere al mercato”

L'Italia offre diversi esempi di editoria illustrata per l'infanzia d'alta qualità, ma i genitori si orientano unicamente sui libri più commerciali. Per questo Lupo Editore ha convertito la sua produzione dai soli libri per bambini, che continua a pubblicare, ad altri generi letterari, offrendo varie proposte di narrativa. A raccontarlo è Cosimo Lupo...

Il titolare di Lupo Editore illustra la storia e la proposta della casa editrice, che originariamente specializzata in libri illustrati per l’infanzia ha convertito la sua produzione per incontrare le richieste del pubblico

MILANO – L’Italia offre diversi esempi di editoria illustrata per l’infanzia d’alta qualità, ma i genitori si orientano unicamente sui libri più commerciali. Per questo Lupo Editore ha convertito la sua produzione dai soli libri per bambini, che continua a pubblicare, ad altri generi letterari, offrendo varie  proposte di narrativa. A raccontarlo è Cosimo Lupo, che spiega come ha fatto a vincere la sfida con il mercato e a compiere il passaggio, con il successo de “Gli occhi di mia figlia” di Vittoria Coppola, alla vera editoria commerciale.

Quando è nata la casa editrice, per iniziativa di chi e con quali intenti?
La casa editrice è nata nel 1992 per mia iniziativa, in seguito ad alcune esperienze giovanili di pubblicazione di piccole riviste specializzate nella musica, dedicate a gruppi giovanili emergenti. Negli anni Novanta le chiamavamo “fanzine”: piccole riviste autoprodotte dedicate dai fan ai gruppi rock, che distribuivamo a mano, durante manifestazioni e concerti, o per corrispondenza. Io ero editore in proprio di una di queste fanzine, si chiamava “Metaindividuale nel sociale”.
Da quell’esperienza ci si è resi conto di una certa attitudine verso il mondo dell’editoria e quasi per gioco si è cominciato a lavorare nel campo per conto di terzi: abbiamo fatto dei libri in collaborazione con editori e tipografi, finché non abbiamo aperto una partita IVA. L’intento era quello di creare una vera e propria attività intorno a quello che ci piaceva fare: vivere di cultura e, utopia delle utopie, vendere sogni ed emozioni.

Quali sono i principi guida della linea editoriale?
Noi abbiamo iniziato con l’editoria illustrata per l’infanzia: le prime opere pubblicate erano di questo tipo. Il progetto era di diventare una casa editrice specializzata in questo settore, con una produzione che prediligesse dal punto di vista testuale una letteratura per l’infanzia di tipo classico, e dal punto di vista iconografico forme di illustrazione innovative, avanguardistiche. Una delle nostre prime pubblicazioni è stata una rivista – giudicata da molti unica nel panorama nazionale – specializzata in editoria per l’infanzia, “Un duetreStella. Laboratorio di carta”. È una rivista in formato tabloid, nata come un laboratorio-vetrina per mettere in evidenza nuovi talenti, sia della letteratura sia dell’illustrazione. Abbiamo fatto una decina di numeri, ciascuno dedicato a un singolo tema: a marzo uscirà il numero nuovo. Anche questa rivista ha una diffusione molto limitata, di nicchia: la distribuiamo nelle fiere o per corrispondenza. Avendo un formato molto grande ed essendo tutta a colori, ha costi alti: per questo i negozi e i canali distributivi non l’hanno ritenuta un prodotto commercializzabile.
Durante il cammino ci siamo resi conto che continuare a percorrere esclusivamente questa strada era un’impresa ardua. I lettori sono pochissimi: i genitori spesso non sono abbastanza attenti alla proposta editoriale destinata ai loro figli, o comunque si orientano su proposte di altro tipo. C’è un editoria per l’infanzia che funziona, ma è prevalentemente quella dei grandi gruppi. L’editoria di nicchia per l’infanzia, che in Italia fa proposte di altissima qualità – noi seguivamo l’esempio di maestri come orecchio acerbo o Topipittori –, fa una fatica immensa. Molto spesso si tratta di editori che si dedicano a questo campo come attività parallela, che hanno altre fonti di rendita. Siccome noi siamo veramente indipendenti e non abbiamo altre strutture finanziarie alle spalle, abbiamo pensato di strutturare la casa editrice come fosse una grande casa editrice in piccolo, offrendo vari generi letterari per andare incontro al mercato. Abbiamo iniziato questa nuova avventura perlustrando quella che noi chiamiamo una “narrativa di strada”. Abbiamo pubblicato infatti, primi in Italia, il romanzo di un senzatetto che avevamo incontrato proprio per strada, Maksim Cristan, che per vivere vendeva pensieri: questa era l’attività che dichiarava di svolgere. Abbiamo pensato che quest’uomo fosse un po’ come noi: anche noi volevamo vendere pensieri e sogni. Gli proponemmo allora di scrivere un romanzo e lo pubblicammo: quando uscì, Feltrinelli volle acquisirne i diritti e lo rieditò, ricavandone un successo da 60 mila copie vendute. Per Lupo Editore questo libro, “Fanculopensiero”, inaugurò una nuova collana chiamata Spùt, “sputo”: una narrativa verace, poco costruita. Dopo questo esperimento ben riuscito abbiamo pensato di creare diverse nuove collane.


Ci può presentare le principali?

C’è innanzi tutto la collana di narrativa classica, che abbiamo chiamato Topkapi, quella che riteniamo la nostra collana d’eccellenza. Abbiamo poi la Varia, che raccoglie libri di narrativa più leggera, la Mini, dedicata ai racconti, e una collana “d’avanguardia”, Inbox, per gli esordi e le sperimentazioni. Continuano a esserci collane per bambini, come In Fabula, e una collana per ragazzi, Abatjour. All’interno di quest’ultima abbiamo pubblicato per esempio “La B capovolta”, libro premiato da La Stampa, uno dei pochi in Italia che parla di Shoah ai ragazzi in modo chiaro e non cruento. Un titolo della collana Inbox di cui andiamo molto fieri è “Tre noci moscate nella dote della sposa”, un libro di Simona Cleopazzo, che racconta la storia di una ragazza trasferitasi dal Salento a Bologna per studiare. Una volta lì le succede di tutto fuorché di laurearsi. Alla fine c’è anche il racconto della nostalgia e del ritorno. Questo libro è stato recensito Wu Ming 2 come un romanzo molto schietto, ritmico e fresco: riteniamo che la scrittura di questa ragazza sia da tenere sott’occhio, che possa essere un talento. Così come Cosimo Lopalco, autore di “Tutto a posto tranne me”, pubblicato nella stessa collana.
Abbiamo anche pubblicato libri che hanno avuto un riscontro commerciale molto forte, e abbiamo sperimentato negli ultimi anni un genere che prima, preconcettualmente, trascuravamo: la narrativa rosa. Abbiamo infatti avuto un fatale incontro-scontro con una ragazza che ci ha proposto un romanzo, un buon romanzo, che era una sorta di thriller rosa, di moda in questo momento. È nato così “Gli occhi di mia figlia” di Vittoria Coppola, che ha vinto il sondaggio nazionale indetto dalla rubrica Billy del TG1 ed è stato proclamato “Libro dell’anno” del 2012. Questo libro ha venduto al momento quasi 12 mila copie: per noi ha rappresentato il passaggio alla vera editoria commerciale. Adesso abbiamo pubblicato il secondo libro dell’autrice e stiamo considerando l’idea di dedicare una collana a questo genere letterario.

Può anticiparci qualche novità?
Uscirà a marzo, “Macelleria Equitalia”, di uno scrittore emergente, Giuseppe Cristaldi. Attraverso cinque racconti, legati tra loro, lo scrittore affronta il dramma che molti imprenditori hanno vissuto per via dell’eccessiva pressione da parte di questo ente: pignoramenti dell’abitazione, dell’automobile, dei beni. Una sorta di assassinio di Stato: molte persone si sono uccise davanti alle sedi degli uffici di Equitalia. Puntiamo molto su questo libro, perché ci interessa l’editoria sociale, cioè quell’editoria che quando è possibile si occupa dei problemi della società e incide sulla società.
Adesso stiamo sperimentando anche una nuova strada, quella della musica d’autore. Abbiamo infatti aperto una collana, Ululati, che vuole diventare in futuro un’etichetta, dove le parole diventano musica. Adesso stiamo distribuendo attraverso i nostri canali librari l’album di un cantautore pugliese, Mino De Santis, che sta avendo molto successo. L’idea che una casa editrice possa occuparsi di parole e musica piace molto ai nostri lettori, che ci stanno seguendo su questa via e ci stanno sostenendo con i loro acquisti. Questo album sta avendo un buon successo, e speriamo che sarà così anche con il prossimo, in uscita a marzo: l’album di un gruppo pugliese che fa musica etnica, gli Aedo.

 

22 febbraio 2013

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