Tutte le prime volte

Cosa significa essere papà oggi?

A spiegarcelo Paolo Longarini, autore del libro "Tutte le prime volte", un ritratto spassoso e commovente di una famiglia in cui ognuno si può riconoscere, che affronta il rapporto tra padre e figlie
Cosa significa essere papà oggi?

MILANO – “Colui che non dorme dai primi vagiti. Ma che sorride felice. Sempre”. E’ questa la definizione di papà secondo Paolo Longarini, autore del libro “Tutte le prime volte“, un ritratto spassoso e commovente di una famiglia in cui ognuno si può riconoscere, che affronta il rapporto tra padre e figlie. Le sfide dei papà di oggi? Ce le illustra l’autore in questa intervista.

 

Nel tuo libro parli del rapporto tra padri e figlie. Quando un uomo comincia a sentirsi padre?

Non c’è un momento uguale per tutti, ho amici che si sono sentiti padri fin dalla prima ecografia, altri quando hanno preso in braccio per la prima volta il figlio, altri ancora stanno cercando di rispondere a quella definizione. Nel mio caso, è successo qualche settimana dopo aver portato a casa la prima figlia: una notte piangeva disperata per delle classicissime colichette notturne e, complice una manovra azzardata, l’ho presa in braccio e messa in una posizione che le dava sollievo. In quel momento tutto si è fermato, ho sentito non solo il silenzio come fosse una presenza fisica ma mi è apparso James Brown e mi ha urlato “tu hai visto la luce”. Ho sentito la naturalezza, il bisogno di prendermi cura di lei e, con tutto questo, il mio sentirmi padre.

 

Quali sono le principali sfide che un padre deve intraprendere oggi?

Mantenere la calma.
Se padre di figlia femmina, riuscire a procurarsi un’arma non registrata.
Se padre di figlio maschio, allontanarsi dalle mie bambine (hanno 18 e 13 anni, saranno “le mie bambine” anche quando avrò bisogno del deambulatore per il calcetto del giovedì sera.
Quelle contro Tana Delle Tigri.
Mantenere la calma quando si accompagnano a scuola i figli nei giorni di pioggia: molti genitori sono convinti di aver generato una prole idrosolubile, quindi tendono a intasare con i loro Suv ogni centimetro quadro di fronte all’entrata scolastica. Questo genera un sottofondo di frustrazione che potrebbe degenerare in un comportamento deprecabile dalla moderna pedagogia e deleterio per l’educazione dei figli.

No, sostanzialmente, riuscire a rendere una testa pensante un figlio, nonostante un bombardamento culturale che vorrebbe istupidire tutti. Consegnare al mondo un Uomo o una Donna indipendenti, questa è la sfida finale.

 

Per un padre è più difficile educare ed instaurare un rapporto con un figlio o con una figlia?

No, non credo ci sia nessuna differenza. Ormai le ragazze ci stanno superando anche nel saper battere le punizioni a giro durante il calcetto del giovedì. Può esserci differenza solo se il padre vede e tratta in modo diverso un figlio o una figlia: rispetto e fiducia devono essere sostantivi maschili o femminili solo per il vocabolario, per il resto, devono assolutamente essere termini neutri.

 

Spesso si dice che una madre è insostituibile su certe cose. Si può dire lo stesso della figura paterna? Se si, in quali occasioni?

Veniamo da generazioni in cui la figura educativa di riferimento è sempre stata la mamma. “Chiedilo a mamma” è la prima stesura dell’articolo 1 della Costituzione, poi corretta in fase di revisione. Ora non è più così, noi padri abbiamo scoperto, proprio grazie a questo dover essere mammoni, la voglia di stare con i nostri figli e di crescere insieme a loro. Io non ho solo insegnato, ho imparato tantissimo dalle mie figlie, questo scambio c’è tuttora.

 

Se dovessi dare una definizione di “papà” oggi, quale sarebbe?

Dicasi “papà” quella figura perennemente insonne nei primi anni di vita della prole, sveglia e attenta quando questa cresce ionde proteggerla dai mille pericoli, con lo sguardo vigile perennemente puntato su di loro durante la fase adolescenziale, gli occhi spalancati sul futuro e chiusi su chiunque osi avvicinarsi loro da adulti.
Si può concentrare il concetto in “colui che non dorme dai primi vagiti. Ma che sorride felice. Sempre”.

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