Il caso

Cosa insegnano le statue coperte a Roma secondo il premio nobel Mario Vargas Llosa

Vi proponiamo alcuni estratti dell'intervento dello scrittore peruviano, pubblicato su La Repubblica di oggi
Cosa insegnano le statue coperte a Roma secondo il premio nobel Mario Vargas Llosa

MILANO – Un atteggiamento vergognoso e accondiscendente che sembra dare ragione ai fanatici. E’ questa l’opinione dello scrittore peruviano naturalizzato spagnolo in merito alla decisione della copertura delle statue nei Musei Capitolini, in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rohani. Vi proponiamo alcuni estratti del suo intervento, pubblicato su La Repubblica di oggi.

“A quanto pare, la ragione di tanto zelo erano i 17 miliardi di euro di contratti firmati dal presidente iraniano e dall’esercito di imprenditori che lo accompagnava, un’inizezione di investimenti che torna molto comoda alla malconcia economia italiana, tra quelel di più rapido deterioramento all’interno dell’Unione Europea. Per fortuna l’élite intelelttuale italiana, meglio provvista del suo governo quanto a principi e lucidità, ha reagito con durezza…

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Quel gesto può essere considerato una patomima simpatica nei confronti del presidente Rouhani, a cui gli anni trascorsi nell’università di Glasgow non sono bastati per liberarsi dalle ragnatele dogmatiche che si portava dietro; ma è un tradimento nei confronti dei milioni di iraniani vittime infelici dell’intolelranza degli ayatollah che resistono con eroismo alal pietra tombale caduta sopra di loro da quando, per liberarsi dalla dittatura dello Scià, si gettarono fra le braccia di una dittatura religiosa.

Ed è un grande tradimento anche nei confronti della civiltà che l’Italia, probabilmente prima di qualsiasi altro Paese, ha contribuito a edificare e proiettare nel mondo intero, un sistema di idee che con il passare del tempo ha creato l’individuo sovrano e imposto i ditirri umani, la coesistenza nella diversità, la libertà di espressioen e di critica, e una concezione della bellezza artistica di cui quelle statue inscatolate perché non ferissero la sensibilità dell’illustre ospite sono, con i loro torsi e i loro seni, una rappresentazione superba.

La nostra cultura, che è la cultura della libertà, è ciò che siamo, è la nostra credenziale migliore e nno c’è motivo per occultarla. Al contrario: bisogna darle risalto, come il miglior contributo che abbiamo dato per far indietreggiare l’ingiustizia in questo astro senza luce che ci è toccato in sorte.

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