Pia Pera è una di quelle scrittrici, di quelle persone speciali che, attraverso le sue parole, i suoi consigli, il suo modo di essere, ti aiutare a stare bene, a respirare nuova essenza e nuovo ossigeno. Ti aiutano a respirare un’altra aria, a guardare da un altro punto di vista, dapprima del tutto inaspettato. Pia Pera non ti spiega come vivere, ma ti aiuta a restare.
Restare dentro il dolore senza vergogna, dentro il tempo che cambia, dentro un corpo che non risponde più come prima, dentro una natura che non consola ma accoglie.
Leggerla non significa trovare risposte immediate, ma imparare a fare silenzio. I suoi libri non promettono salvezza, non offrono soluzioni rapide: insegnano piuttosto un’etica della cura, dell’attenzione, del limite. Pia Pera ci insegna l’arte opposta: lasciare essere.
Quando la scrittura diventa un modo per prendersi cura
Pia Pera ha scritto di giardini, di letteratura, di traduzione, ma soprattutto ha scritto del tempo: quello che passa, quello che si restringe, quello che ci costringe a fare i conti con la perdita.
Nei suoi testi più tardi, la scrittura diventa un gesto essenziale, quasi terapeutico. Non per guarire, ma per abitare consapevolmente ciò che accade. È una scrittura che non combatte il dolore, non lo addomestica: lo osserva.
Da lei impariamo che: non tutto va risolto, non tutto va superato, non tutto va raccontato come una vittoria Alcune esperienze chiedono solo di essere attraversate con dignità.
“Lasciare andare” non è rinunciare
Uno dei grandi insegnamenti di Pia Pera è il modo in cui rovescia il significato del “lasciare andare”. Non è resa. Non è sconfitta. È comprensione profonda del limite.
Nei suoi libri il giardino diventa metafora della vita: non si controlla, non si domina, non obbedisce ai nostri desideri. Cresce, si ammala, muore, rinasce. E noi possiamo solo accompagnarlo.
Questo sguardo può aiutare chi: sta vivendo una malattia, attraversa una perdita sente di non essere più “come prima”, fatica a riconoscersi nei ritmi del mondo Pia Pera ci ricorda che valere non significa funzionare.
La natura come maestra silenziosa
Per Pia Pera la natura non è un rifugio romantico. È una presenza concreta, a volte indifferente, spesso dura, sempre vera.
Nei suoi scritti: la terra non consola, ma insegna, le piante non obbediscono, ma mostrano, il ciclo naturale non giudica, ma continua
Questo sguardo può essere profondamente liberatorio. Ci libera dall’idea che dobbiamo essere sempre forti, sempre coerenti, sempre produttivi. La natura, come la vita, non chiede di essere capita fino in fondo.
Scrivere (e leggere) come atto di resistenza gentile
Leggere Pia Pera oggi è un gesto controcorrente. È resistere alla retorica della positività forzata. È rifiutare il linguaggio del “ce la puoi fare” a ogni costo. La sua scrittura ci insegna che: si può essere fragili senza essere deboli, si può essere fermi senza essere inutili, si può smettere di lottare senza smettere di vivere Non è poco. È moltissimo.
Perché Pia Pera può aiutare chi legge
Pia Pera non aiuta perché consola. Aiuta perché non mente. Non promette che andrà tutto bene. Promette solo che è possibile guardare ciò che accade con lucidità, rispetto e una forma rara di tenerezza. Pia Pera ci insegna a non distogliere lo sguardo. E a volte, è proprio questo che salva.
Se gli scrittori ci dicono qualcosa, Pia Pera ci dice questo: che la vita non va sempre aggiustata, che il dolore non va sempre spiegato, che il tempo che resta è comunque tempo pieno. Leggerla non è trovare risposte, ma imparare a fare spazio.
E in un mondo che ci vuole sempre occupati, sempre pieni, sempre pronti, fare spazio è forse l’atto più rivoluzionario di tutti.
