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Come si sono reinventate le librerie indipendenti dopo la pandemia

Come hanno reagito le librerie indipendenti alla pandemia? Quali sono state le differenze rispetto alle librerie di catena? Ce lo spiega di Ilaria Marinelli, una delle libraie della libreria Centofiori di Milano

Restare in contatto con i lettori tramite mail, telefono e internet, fare rete per garantire servizi a domicilio anche fuori dal proprio quartiere. Così le librerie indipendenti hanno risposto negli ultimi 12 mesi alle problematiche dovute alla pandemia di coronavirus. Abbiamo accolto la testimonianza di Ilaria Marinelli, una delle libraie protagoniste della libreria Centofiori di Milano.

Librerie indipendenti: storia della libreria Centofiori

Nata nel 1975, la libreria ha visto alternarsi negli anni diverse gestioni. Nata per occuparsi principalmente di libri di psicologia e di saggistica, negli anni la libreria ha cambiato il suo aspetto e nel 2018 è stata acquisita dagli attuali proprietari: Vittorio Graziani, ex libraio Feltrinelli, e altri 4 soci. Ilaria e la sua collega Veronica sono le libraie della sede di Milano insieme a Vittorio Graziani.

Qual è la particolarità della libreria Centofiori?

La libreria Centofiori è grande 100 mq divisa in 3 sale dedicate a narrativa, saggistica e libri per ragazzi. La grande particolarità di Centofiori è quella di essere una libreria indipendente, molto radicata sul territorio e in stretto dialogo con il quartiere in cui si trova, ricco di lettori forti. Nell’ultimo anno e soprattutto durante il lockdown le librerie indipendenti come la nostra han dovuto reinventarsi. Non potendo i lettori venire in libreria, abbiamo organizzato un servizio di consegna a domicilio sul territorio di Milano. In questo modo abbiamo conosciuto anche lettori nuovi. 

Come avete reagito alle misure di sicurezza dovute alla pandemia?

Ci consideriamo estremamente fortunati. Dopo un primo momento di spaesamento e la chiusura totale a marzo, la libreria ha ripreso l’attività con le consegne a domicilio. Lo abbiamo subito comunicato ai nostri lettori attraverso mail e i social. In un primo momento, paradossalmente, il carico di lavoro è aumentato. Telefonicamente, con videochiamate o via mail, davamo ai lettori consigli sui libri da leggere, cosa che solitamente facevamo all’interno della libreria.

Abbiamo sempre prestato molta attenzione al catalogo, quindi non abbiamo risentito della mancanza di novità editoriali. Appena possibile abbiamo riaperto a maggio, nonostante le difficoltà e le misure di sicurezza da osservare. Riaperte le porte della libreria sono arrivati tanti lettori, con code fuori dalla libreria. La risposta del quartiere è stata forte. In tal senso siamo stati fortunati.

I dati presentati le scorse settimane testimoniano le minori difficoltà incontrate dalle librerie indipendenti rispetto a quelle di catena. Come te la spieghi tale differenza?

La grande differenza rispetto alle librerie di catena l’hanno fatta gli spazi più grandi delle librerie in franchising che in questo periodo non hanno potuto accogliere la clientela di passaggio come quella garantita dai turisti. Inoltre nelle librerie grandi i librai non hanno la possibilità di intervenire in prima persona, mentre noi delle librerie indipendenti siamo andati a cercare alcuni clienti.

Essendo una realtà di quartiere, abbiamo rapporti di amicizia e di affetto con alcuni lettori. Ad esempio insieme ad alcune mamme abbiamo studiato delle iniziative per intrattenere i loro figli attraverso attività che riguardassero la lettura. Ci sarebbe piaciuto fare molto di più, ma in tre ci sarebbero volute giornate da 48 ore. Nel mondo delle librerie c’è stata una spaccatura tra librerie indipendenti, che hanno lavorato tantissimo reinventandosi ,e quelle di catena che non hanno potuto lavorare.

Quali attività sono state portate avanti dalle librerie indipendenti in questi mesi di pandemia?

All’interno delle librerie indipendenti ci sono stati tanti modi di reagire a questa situazione. Conosco colleghi librai di altre parti d’Italia che si sono concentrati soprattutto sui canali social, sugli eventi e sulle presentazioni online che hanno sostituito quelle fisiche, dando vita anche a gruppi di lettura sui social. Da parte nostra abbiamo agito diversamente, lavorando più con il singolo, con comunicazioni più personali al telefono. La libreria è anche un servizio commerciale. far quadrare i conti  è un lavoro nel lavoro all’interno di una libreria. Abbiamo dovuto concentrarci sulle rese agli editori.

Come vi immaginate l’attività nei prossimi mesi?

Vedremo come si evolverà la situazione. Vogliamo ancor di più consolidare il legame con il quartiere e con i singoli lettori. Sarebbe auspicabile riprendere il prima possibile con gli eventi in libreria. Il contatto visivo con i lettori è imprescindibile per una libreria. Per sopperire alle mancanze di questo periodo mi sento di consigliare una piattaforma nata in questi mesi: si chiama Bookdealer. La piattaforma permette di gestire le spedizioni fuori da Milano e da la possibilità ai lettori di acquistare sul loro sito scegliendo da quale libreria indipendente farsi spedire il libro. Un modo per alleggerire il carico di lavoro di noi librai. 

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