Il patto dell'abate nero

Come scrivere un thriller di successo, i consigli di Marcello Simoni

Marcello Simoni, in concomitanza con l'uscita del suo ultimo libro "Il patto dell'abate nero" ci confida alcuni consigli di scrittura per aspiranti autori di romanzi thriller
Come scrivere un thriller di successo, i consigli di Marcello Simoni

MILANO – “Il patto dell’abate nero” è l’ultimo libro di Marcello Simoni, noto autore di romanzi storici, edito Newton Compton. Lo scrittore ferrarese, passato dall’essere bibliotecario e archeologo, ha conosciuto il successo dopo aver trovato e catalogato una serie di documenti religiosi che l’hanno fortemente ispirato per quelle che poi sono diventate delle saghe storiche di grosso successo. In questa intervista l’autore ci parla della sua ultima opera ed analizza il genere dei romanzi thriller, fornendoci anche alcuni consigli di scrittura.

 

Come nasce la trama di questo libro, secondo capitolo della saga?

Come sempre nasce da una suggestione: il rapporto dell’uomo del Quattrocento con il mare. Nella stesura dei miei romanzi ho sempre prediletto un genere di trama che fondesse l’idea del viaggio con quella dell’avventura e del thriller. Il porto di Alghero, le rotte commerciali del corallo e la leggenda di un tesoro perduto ai tempi di Carlo Magno mi sembravano gli ingredienti giusti per una storia che potesse chiamare di nuovo in causa il ladro Tigrinus e la capricciosa Bianca de’ Brancacci.

 

Quanto c’è di storico e quanto di fiction nel libro?

Tutto ciò su cui si posano gli occhi del lettore è – anzi, deve essere – storico. Dai termini “tecnici” di navigazione all’urbanistica delle città, dal modo di pensare a quello di combattere del Quattrocento, è imperativo che ognuno di questi elementi sia pertinente all’epoca di cui stiamo parlando. Da ciò deriva una trama d’invenzione ma verosimile, in cui nulla possa spezzare l’illusione e il senso della Storia. Ciò vale anche quando mi riferisco a personaggi realmente vissuti come Cosimo de’ Medici o Marsilio Ficino: servono precisione e leggerezza, ovvero saper descrivere senza annoiare.

 

Ci dobbiamo attendere un terzo capitolo della saga? Se si, hai già in mente alcune parti della trama?

Certo! Ma non le svelerò nemmeno sotto tortura.

 

Quali sono secondo te gli elementi indispensabili per un thriller di successo?

Primo, divertirsi a scrivere. Secondo, avere ben chiaro in testa ciò di cui vogliamo parlare. Terzo, essere fortemente autocritici. In pratica, non consegno mai all’editore la bozza definitiva di un romanzo prima di esserne soddisfatto non solo come scrittore, ma anche come lettore.

 

Guardando le classifiche di vendita, anche quest’anno thriller e gialli rappresentano le principali letture di questo periodo estivo. Secondo te come mai questo abbinamento che si rinnova negli anni?

In primo luogo perché gialli e thriller rappresentano una frontiera narrativa in continua evoluzione, ovvero un settore della fiction che non annoia mai. D’altra parte entra in gioco il discorso di quella che viene comunemente definita lettura d’intrattenimento, che però è ben lungi dal consistere in puro e semplice svago. Il genere di romanzi di cui stiamo parlando rappresenta infatti una sorta di palestra mentale che mette costantemente alla prova l’intelligenza non solo di chi scrive, ma anche di chi legge. In tal senso, potremmo sostenere di trovarci al cospetto di un dato rassicurante: le classifiche di vendita vengono determinate non da lettori “di bocca buona” ma da gente davvero in gamba.

 

 

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