Claudio Moretti (Libreria Marcopolo), ”Le librerie devono essere originali, non omologate”

Puntare sull'originalità, sulla non omologazione nell'assortimento e nell'esposizione, in netto contrasto con l'omogeneizzazione che la maggior parte dei frequentatori di librerie sperimentano, sia nelle librerie di catena che in quelle indipendenti, a causa della disposizione è decisa dalle regole fondamentali del marketing...
Il libraio veneziano racconta la storia della sua libreria e presenta un’originale iniziativa: “Booksbombs”

MILANO – Puntare sull’originalità, sulla non omologazione nell’assortimento e nell’esposizione, in netto contrasto con l’omogeneizzazione che la maggior parte dei frequentatori di librerie sperimentano, sia nelle librerie di catena che in quelle indipendenti, a causa della disposizione è decisa dalle regole fondamentali del marketing. E’ quanto afferma Claudio Moretti, responsabile della Libreria Marcopolo di Venezia. Il libraio veneziano racconta la storia della sua libreria e, a proposito di originalità, spiega come i libri prendano nuova vita attraverso l’iniziativa chiamata Booksbombs.

Come è nata la vostra libreria?
La libreria Marco Polo è nata due volte. La prima nel 2002, come libreria di viaggio. Prima e unica a Venezia, offriva una scelta ampia di guide e narrativa di viaggio divisa per aree geografiche. Quando nel 2006 la libreria di viaggio si trasferisce in altra sede (e nel 2011 chiuderà), la libreria Marco Polo rinasce, diventa libreria dell’usato, libreria di libri in varie lingue. Dal 2006 è iniziato un percorso di adattamento, di assestamento fra varie forze (mercato, passione, opportunità, imprevisti) che dura ancora. Per fare un solo esempio, nel 2008 la libreria avrebbe potuto reggersi con la sola vendita di libri, usati e nuovi, in inglese, se provassi a farlo adesso chiuderei dopo due mesi: sono cambiati i clienti (Venezia è piena di turisti come allora ma la composizione linguistica è cambiata), quelli che leggono invece di cercare una libreria acquistano l’ebook online e via così.


Qual è l’offerta ed i servizi che garantite sul territorio?

La situazione oggi (ma domani sarà già cambiata) è questa: abbiamo sempre libri usati, affianchiamo i libri usati a metà prezzo (inglese/tedesco/francese) a quelli da collezione in italiano. Abbiamo libri nuovi ma solo di editori piccoli medi che apprezziamo (e di quelli abbiamo tutto il catalogo) come Minimum Fax, :duepunti, Del Vecchio, Zandonai, Nottetempo …. (la lista continua ad allungarsi, l’ultimo arrivato è L’ORMA) più una selezione di altri titoli che corrisponde ad un unico criterio di scelta: ci piacciono. Questa è la nostra offerta, quello che teniamo, quello che mettiamo in evidenza, non per forza attratti dalle novità ma dalla coerenza della proposta. Oggi, ho nella vetrina grande una  esposizione di libri nuovi e usati sul cinema (in questi giorni si tiene la mostra del cinema al Lido), poi ho i libri di Pahor (cent’anni e non sentirli), un omaggio a Elmore Leonard in inglese, alcuni titoli di narrativa e saggistica che abbiamo letto da poco e che stiamo promuovendo (anche con discreto successo come per l’ultimo libro di Arminio, Geografia commossa dell’Italia interna, che vive di passaparola) e i libri di un editore veneziano che pubblica piccoli libricini di denuncia sulla situazione a Venezia (Corte del Fontego editore). Nella vetrina piccola invece abbiamo una selezione di titoli che porteremo alla manifestazione Altro Futuro 2013, fiera della decrescita e sostenibilità , dove la libreria curerà lo spazio libri e le presentazioni.
Oltre alla presenza di libri, curiamo molto la reperibilità dei libri, siano essi in italiano o in inglese, nuovi o usati. Mentre la proposta di libri è personale, il servizio deve confrontarsi con quello che il mercato offre, Amazon in primis: quindi reperiamo la maggior parte di libri in italiano con una tempistica paragonabile o migliore rispetto al colosso online di Jeff Bezos. Offriamo un ottimo servizio anche per i libri in inglese, che arrivano in tempi brevi e a prezzi competitivi dagli Stati Uniti. Se un nostro cliente cerca libri fuori catalogo, gli spieghiamo dove reperire una copia usata.
E poi: presentiamo libri, facciamo letture, cerchiamo di far vibrare il piccolo campiello di fronte alla libreria, di dargli una vita libresca, anche qui con un solo vincolo, il libro ci deve piacere. E poi: curiamo il blog della libreria, dove si parla di libri e del mondo delle librerie, molti i lettori, molti i riscontri positivi a questo lavoro. E poi: siamo punto di distribuzione della frutta e verdura biodinamica coltivata da Donna Gnora, ogni mercoledì portano le cassette in libreria e ci arrivano con la barca a remi, lo facciamo perchè ci piace, perchè ci crediamo.
E visto che alla sera la libreria chiude, la riapriamo per i corsi: esclusa l’estate, tre sere alla settimana sono di regola dedicate ai corsi, di fotografia e di scrittura (e a Venezia siamo praticamente gli unici a offrire questo genere di corsi).

Ci parli di Booksbombs. In cosa consiste?
Le BooksBombs sono la realizzazione pratica di un’idea che da tempo ci frullava per la testa, anche qui mettendo insieme la necessità con la possibilità: la libreria Marco Polo gestisce e "lavora" migliaia di libri usati ogni anno, che arrivano singoli o mille alla volta. Cosa possiamo fare di tutti questi libri? perché non tutti sono adatti alla vendita, per esempio i libri che vengono dati con i giornali, il club del libro ma l’elenco potrebbe continuare. Dall’altra parte c’è la voglia di portare il libro fuori dalla libreria, dargli aria, portarlo dove la gente c’è, far cadare tutte quelle remore che impediscono a tanta troppa gente di mettere piede in libreria. Ecco allora le BooksBombs: sono delle casette per i libri, fatte in materiale riciclato (cartoni che andrebbero buttati) e riempiti di libri usati, da disperdere per la città, per colonizzare la città con i libri: libri da leggere sul posto, da portarsi via o anche un posto dove mettere il libro finito che non si vuole più.
L’idea che sta alla base è analoga alle seedbombs, bombe di semi usate nel guerrilla gardening, allo scopo di far attecchire piante e fiori in zone non destinate a questo scopo: ecco, la stessa cosa, far leggere libri a persone che in quel momento stavano pensando ad altro ma che si trovano, nel bar, sul vaporetto, nella sala d’attesa del dottore, un libro da leggere e da portarsi via. Quello che libreria Marco Polo farà è lanciare le bombe di libri in occasione di Altro Futuro e poi cercherà partner, volontari, per la distribuzione in città, continuando a rifornire di libri dove questo serva.

All’estero, rispetto all’Italia, presso le librerie i libri trovano diverso spazio ed hanno una diversa proposizione, anche dal punto di vista espositivo. Basti pensare al modello francese. Perché in Italia questi esempi non vengono riproposti?

Dal punto di vista espositivo cerco di farmi influenzare dal meglio che vedo in giro per il mondo, sapendo di dover far i conti con il mio poco spazio, la libreria è meno di trenta metri quadri ma due settimane fa ho iniziato ad usare anche il soffitto: ho una serie di locandine di cinema degli anni 70 che invece di metterle nel solito espositore le ho messe a soffitto. Per un periodo nelle mie vetrine c’erano i libri appesi, penzolanti a mezz’aria, come avevo visto a Budapest. Adesso che stiamo progettando il plateatico, l’area esterna per la vendita del libri, il mio esempio è la zona davanti a Shakespeare and Co di Parigi, dove la voluta pochezza degli espositori si abbina con le sedute e fa diventare quel posto un angolo di Parigi comodo e letterario.
Penso che l’originalità, la non omologazione nell’assortimento e nell’esposizione sia in netto contrasto con l’omogeneizzazione che tutti i frequentatori di librerie sperimentano: sia nelle librerie di catena che in quelle indipendenti, superata una certa dimensione, la disposizione è decisa dalle regole fondamentali del marketing (che le ha imparate dalla chiesa come insegna Ballardini nel suo "Gesù lava sempre più bianco").

Cosa ne pensa del dibattito che si sta generando nei confronti della vendita dei libri scolastici?
Tempo fa nel mio sito avevo già affrontato la questione della vendita dei libri scolastici nella grande distribuzione. Ci sono dei post dove si vede la posizione dei libri sopra gli scaffali dei pelati e del tonno e, facilmente, prevedevo la chiusura di certe librerie specializzate in scolastica. Io comprendo la voglia di spendere il meno possibile ma quando poi il libraio chiude perché non ce la fa più (è con quelle vendite che vive, per il supermercato quelle vendite sono solo funzionali per attirare clientela) a chi andranno a domandare i libri per le vacanze o altri libri di scolastica durante l’anno?
Però non mi dimentico che Libraccio è anche IBS e anche Messaggerie e che l’Italia è l’unico paese dove l’editore fa il distributore, il grossista e anche il libraio.

2 settembre 2013

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