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Claudio Magris al Salone del Libro

Claudio Magris porta al Salone di Torino il ricordo del suo maestro, il poeta Biagio Marin

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A TORINO - ''Il riconoscimento della grandezza di una figura superiore non implica nessun complesso di inferiorità'': così Claudio Magris descrive il suo rapporto con il maestro Biagio Marin...

Lo scrittore è stato ospite del Salone del Libro per presentare ‘Ti devo tanto di ciò che sono’, libro che raccoglie il suo trentennale carteggio con il poeta e maestro Biagio Marin

TORINO – ”Il riconoscimento della grandezza di una figura superiore non implica nessun complesso di inferiorità”: così Claudio Magris descrive il suo rapporto con il maestro Biagio Marin, grande poeta originario di Grado. Con lui Magris ha intrattenuto una trentennale amicizia fatta di ammirazione reciproca, nonostante avessero quasi cinquant’anni di differenza, coltivata attraverso incontri e lettere fino alla morte di Marin. Oggi la corrispondenza tra i due è raccolta nel libro ‘Ti devo tanto di ciò che sono‘ (Garzanti). Lo scrittore, germanista e senatore italiano ha presentato il volume al Salone del Libro di Torino e ha parlato di Marin e del suo rapporto con lui. In sua compagnia c’erano il curatore del libro Renzo Sanson e il crtitico letterario Guido Davico Bonino.

LE LETTERE, UN RACCONTO DI VITA – ‘Questi anni di lettere sono un racconto essenziale della mia vita, dagli anni del mio liceo fino alla morte di Marin, nel 1985’, spiega Magris. ‘In mezzo ci sono stati l’università, il matrimonio, i figli: queste lettere raccontano il mio divenire. Il vero autore di questo libro però è Sanson, che riesce a far emergere il fascino di questa storia, un fascino interamente dato dalla grandezza di Marin. Sanson ama Marin, ma non ciecamente, di lui fa vedere anche i difetti’.

UNA PERSONALITA’ DIFFICILE – ‘Fu mio padre a portarmi per la prima volta da Marin. Mio padre lavorava alle assicurazioni Generali e Marin era bibliotecario delle Generali’, racconta Magris. Intellettuale e poeta di altissimo livello che in vita, né forse ancora oggi, ebbe mai il giusto riconoscimento, Marin è ricordato da Magris come ‘un uomo dalla vitalità tanto preponderante da essere egocentrica’. Sempre dedito al suo ‘canto continuo’ era incapace di mantenersi un lavoro. Dopo aver abbandonato l’insegnamento si era trovato questo impiego di bibliotecario a Trieste. ‘Non faceva assolutamente nulla’, rammenta Magris con il sorriso. ‘Una volta, ero con lui e stavamo discutendo di qualche argomento letterario, la segretaria venne a chiederci un libro e lui si spazientì: ‘Ma insomma, non vede che qui siamo impegnati?”.

IL MAESTRO MARIN – Eppure aveva una grande capacità: ‘C’è un verso della ‘Divina Commedia’ di Dante, dall”Inferno’, che recita: ‘M’insegnavate come l’uom s’etterna’. Era quello che faceva Marin. Scriveva di tutto, e tutto quello che scriveva, lo scriveva per i posteri. Ogni momento della sua vita si stagliava sull’eternità. Sapeva trasmettere anche qualità che non aveva. Mi ha insegnato a superare tante debolezze psicologiche della giovinezza, tanti abbattimenti.’

UNA PERSONALITA’ IN CUI CI SI SENTIVA UNITI – ‘Fu lo stesso Marin a dare di sé la migliore definizione che lo descriva’, continua Magris. ‘Un giorno eravamo in un locale dove festeggiavamo ogni anno il suo compleanno e lui disse: ‘Io sono un golfo’. Era proprio vero. La sua personalità e la sua persona erano un golfo in cui ci si incontrava e si diventava amici. Ci si sentiva uniti, si sentiva di confluire in un comune senso della vita’.

FAR PARTE DI UN RESPIRO UNIVERSALE – Il suo egocentrismo era compensato dall’altro lato dalla consapevolezza di appartere a un ‘respiro universale’. ‘Una volta’, racconta ancora Magris, ‘non ricordo in quale occasione di celebrazione venne Giovanni Giudici a tenere un discorso su di lui e sulla sua poesia. Marin commentò: ‘Continua a dire Marin, Marin… Ma Marin non esiste! Non sono io, è il vento che infilandosi in una particolare fessura del mondo può far sentire la sua voce’. Aveva la consapevolezza che ciò che conta dell’io è solo ciò che fa parte del respiro universale’.

LA VOCE DI UN’ITALIA CIVILE – Marin è la voce della generazione di scrittori che sono cresciuti durante la Prima guerra mondiale, una generazione che ebbe a che fare con numerose crisi ma non si lasciò abbattere. ‘Rappresenta la generazione di un’Italia ‘civile’ che forse esiste solo nella nostra immaginazione, ma di cui abbiamo fortemente bisogno’.

10 maggio 2014

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