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la tigre di Noto

Chi era Marianna Ciccone, “La tigre di Noto” che respinse i nazisti

Marianna Ciccone fu soprannominata “La tigre di Noto” per la forza e il coraggio con cui si oppose ai nazisti in difesa della biblioteca di Pisa. A lei è dedicato l'ultimo libro di Simona Lo Iacono

Un romanzo per dare voce a una scienziata dimenticata come Marianna Ciccone, professoressa di Fisica e Matematica della Normale di Pisa, soprannominata “La tigre di Noto” per la forza e il coraggio con cui si oppose ai nazisti in difesa della biblioteca di Pisa. Proprio “La tigre di Noto“, ed. Neri Pozza, è intitolato l’ultimo libro di Simona Lo Iacono, dalla fine di aprile nelle librerie.

Un libro in cui è possibile ritrovare la voce ben nota dell’autrice, inconfondibile, la sua prosa che sa di poesia, i personaggi umanissimi e straordinari, spesso persone vere dimenticate, alle quali Simona presta le parole che tanto ama. La storia di Marianna Ciccone, scienziata, è stata riportata alla luce dopo decenni di silenzio e dimenticanza. Rosalia Messina ha intervistato per Libreriamo Simona Lo Iacono.

Da dove nasce, per l’autrice, per Simona Lo Iacono, l’esigenza di raccontare la storia di Marianna?

L’incontro con la figura di Marianna Ciccone in apparenza è stato casuale, in realtà penso che ogni storia racchiuda misteriose corrispondenze, frammenti di intimità pronti a raggiungerci. Quando Marianna mi ha “trovata”, sono rimasta colpita dalla sua riservatezza a fronte di azioni e conquiste tanto alte e coraggiose. È’ stato questo suo profilo sommesso a incantarmi.

Marianna Ciccone, pur essendo una donna brillante, curiosa, visionaria, ha sempre un approccio delicato con la realtà che la circonda. Non ama apparire, si nasconde. E pur studiando, non fa sfoggio di erudizione. Mi ha subito ricordato quello che diceva Simone Weil, e cioè che l’attenzione è una forma di contemplazione, e che quindi lo studio è come la preghiera. Per questo ho subito sentito l’esigenza di raccontarla e di raccogliere la sua voce.

A me “La tigre di Noto” è sembrato una grande, intensa storia d’amore: innanzitutto per la scienza, per i numeri, per la luce come fenomeno fisico, per le stelle; e per i libri, che Marianna vede quasi come creature, come cose vive da proteggere e salvare dalla barbarie. Ma anche amore per la libertà (di studiare, di esprimersi). E per le persone, che la tua Marianna ama con tutta se stessa. Ci aiuti a distinguere quanto è verità storica e quanto è frutto della tua sensibilità?

Sì, Marianna ama. Il suo è un amore che sa offrirsi, che sa abdicare, che sa perdere. Quanto alla vicenda personale, corrispondono a verità storica tutte le conquiste accademiche di Marianna Ciccone, il suo incontro con Gerard Herzberg (premio Nobel per la Fisica nel 1971), il contesto storico di riferimento e il terribile programma di razzia delle biblioteche a cui Marianna si oppose come una tigre, nonché tutti gli eventi relativi alla sua coraggiosa difesa della biblioteca. È’ frutto di invenzione la sua vicenda famigliare e sentimentale.

In un momento in cui la presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dovuto rivendicare il suo ruolo, come si vede in un video che, credo, abbiamo visto in tanti, denunciando la discriminazione cui non solo lei, ma tutte le donne sono ancora soggette, vorrei chiederti di raccontare ai lettori l’incredibile vicenda di Marianna Ciccone come studiosa e del trattamento che il sistema accademico le riservò, nonostante le sue indubbie doti di docente e di ricercatrice.

Marianna scontò la diffidenza di un mondo impreparato ad accoglierla, non solo perché donna, ma anche perché incredibilmente intuitiva e aperta alle nuove conquiste. Il suo profilo è quasi quello di una profetessa, che sa ben leggere nel cielo ma viene allontanata da chi non è pronto a decodificare i segnali, gli anticipi, i ribaltamenti.

Marianna Ciccone invece ci riesce con naturalezza, perché ha una natura tutta protesa alla “lettura”. Non fa differenza tra lettura dell’universo e lettura dei libri, per lei tutto il mondo è un corpo carico di simboli da decifrare, di piste da seguire, di compassione da dispensare. Non è un caso che la sua vocazione affondi tutta nel mistero della luce. Che lei comprende subito essere una strada di attraversamento anche del buio. Sa bene che penetrare le ombre è doloroso, ma non arretra, e accoglie tutte le privazioni che ciò comporta. Quelle del mondo accademico, quelle del mondo familiare, quelle della Storia. La sua vera rivoluzione è lo sguardo.

Gli scrittori sono anche appassionati lettori. Cosa sta leggendo, in questo periodo, Simona Lo Iacono?

Sto leggendo un bellissimo libro di Angela Nanetti; “Neve d’ottobre” (Neri Pozza), la storia di un ragazzo incompreso dalla propria società, scambiato per un diverso e invece solo profondamente colpito dal dolore del mondo. La Nanetti incanta, è lieve e al tempo stesso intensa, ammanta di vera poesia la figura di Giulio, il protagonista. In apparenza irrequieto, questo ragazzo che ama le montagne e libera le faine dalle trappole crudeli dei cacciatori, è il simbolo dell’innocenza, o di una colpa di altri, portata dalle spalle più deboli.

Puoi farci un’anticipazione sul tuo prossimo libro?

Sto scrivendo una storia della quale posso ancora parlare pochissimo per precisi accordi con la casa editrice e la mia agenzia letteraria, ma posso dirti che suscita tutta la mia tenerezza, perché è una storia di bambini e di grandi scrittori.

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