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Chi è Olga Tokarczuk, la vincitrice del Nobel per la letteratura 2018

Scrittrice e poetessa fra le più acclamate in Polonia, Olga Tokarczuk è la voce per eccellenza della letteratura polacca dopo il 1989

Olga Tokarczuk è la nuova vincitrice del Premio Nobel per la letteratura 2018. Ha 57 anni, è polacca e ha studiato psicologia a Varsavia. È scrittrice e poetessa tra le più acclamate della Polonia e la sua opera è stata tradotta in trenta paesi. L’ultimo romanzo I vagabondi le è valso il Man Booker International Prize 2018 ed è stato finalista al National Book Award.

La motivazione riportata dall’Accademia di Svezia è la seguente:

per la sua immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta l’andare al di là dei confini come forma di vita

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La vita

Olga Tokarczuk è nata nel 1962 a Sulechów in Polonia, e oggi vive a Breslavia. Figlia di un’insegnante e di un bibliotecario, sin da bambina Olga Tokarczuk  trascorre molte ore in biblioteca. Legge praticamente tutto ciò che riesce sviluppando una inappagabile sete di libri. Dopo aver studiato psicologia all’Università di Varsavia, debutta come scrittrice di narrativa nel 1993 con Il viaggio del popolo del Libro (1993), ambientato nel XVII secolo in Francia e Spagna. Ma la svolta arriva con il terzo romanzo, Nella quiete del tempo (1996, trad. R. Belletti), che sarà il primo grande successo di Olga Tokarczuk.

La poetica

Tokarczuk non vede mai la realtà come qualcosa di stabile o eterno. Costruisce i suoi romanzi in una tensione costante tra opposti culturali; natura contro cultura, ragione contro follia, maschio contro femmina, casa contro alienazione. Nei suoi libri intreccia diversi aspetti di filosofia, religioni, culture, scienze magiche e paganesimo.

Le opere

In Italia fu pubblicata per la prima volta nel 1999 dalla casa editrice da E/O con il libro Dio, il tempo, gli uomini e gli angeli, poi ripubblicato da Nottetempo nel 2013 con il titolo Nella quiete del tempo. Gli altri suoi libri pubblicati in Italia sono Casa di giorno, casa di notte, uscito per Fahrenheit 451 nel 2007; Che Guevara e altri racconti, pubblicato da Forum nel 2006; Guida il tuo carro sulle ossa dei morti sempre con Nottetempo nel 2012 e in ristampa per Bompiani. Nel 2018 è stato pubblicato I vagabondi, edito in Italia da Bompiani, e vincitore del Man Booker International Prize 2018.

I Vagabondi

La narratrice che ci accoglie all’inizio di questo romanzo confida che fin da piccola, quando osservava lo scorrere dell’Oder, desiderava una cosa sola: essere una barca su quel fiume, essere eterno movimento. È questo spirito-guida che ci conduce attraverso le esistenze fluide di uomini e donne fuori dell’ordinario, come la sorella di Chopin, che porta il cuore del musicista da Parigi a Varsavia, per seppellirlo a casa; come l’anatomista olandese scopritore del tendine di Achille che usa il proprio corpo come terreno di ricerca; come Soliman, rapito bambino dalla Nigeria e portato alla corte d’Austria come mascotte, infine, alla morte, impagliato e messo in mostra; e un popolo di nomadi slavi, i bieguni, i vagabondi del titolo, che conducono una vita itinerante, contando sulla gentilezza altrui. Come tanti affluenti, queste esistenze si raccolgono in una corrente, una prosa che procede secondo un andamento talvolta guizzante, come le rapide, talvolta più lento, come se attraversasse le vaste pianure dell’est, per raccontarci chi siamo stati, chi siamo e forse chi saremo: individui capaci di raccogliere il richiamo al nomadismo che fa parte di noi, ci rende vivi e ci trasforma, perché “il cambiamento è sempre più nobile della stabilità

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