Bookcity 2019

Chi è Fernando Aramburu, lo scrittore che conta le pagine prima di scrivere un romanzo

Ieri sera all'inaugurazione di Bookcity, il sindaco di Milano Beppe Sala ha consegnato il sigillo della città allo scrittore basco Fernando Aramburu
Chi è Fernando Aramburu, lo scrittore che conta le pagine prima di scrivere un romanzo

Ieri, 13 novembre, si è tenuta l’inaugurazione di Bookcity, il festival letterario milanese che mette al centro i libri, la cultura e la città di Milano, dalla periferia al centro storico. Presso il Teatro Del Verme, durante la serata a tema “Convivenze”, si sono tenuti i vari cerimoniali, tra i quali l’assegnazione del sigillo della città di Milano allo scrittore basco Fernando Aramburu. Simpatico, dalla parlantina vivace, Fernando Aramburu, vincitore del Premio Strega europea 2018, ha ringraziato moltissimo la città dicendo “La mia con l’Italia è diventata una storia d’amore corrisposta e felice. Mi sento milanese, non è per populismo che lo dico.“. 
Fernando Aramburu, in una piacevole chiacchierata con Paolo Giordano, si è raccontato, dando spazio alla storia d’amore con sua moglie, al suo essere straniero in Germania e al suo modo di scrivere. 

Fernando Aramburu, Premio Strega europeo 2018

Nato nel 1959 a San Sebastián, sui Pirenei, Fernando Aramburu è uno scrittore, giornalista e insegnante basco, rimanendo sempre legato al suo Paese, alla sua lingua, pur vivendo da moltissimi anni in Germania. Nel 2018 ha vinto il Premio Strega europeo con il suo meraviglioso romanzo “Patria“, in cui racconta dell’ETA e delle organizzazioni terroristiche.  “Patria” diventerà anche una serie TV HBO promettente, dato che Fernando ha letto la sceneggiatura e le è sembrata adatta e attinente. 
Altri romanzi dell’autore sono Dopo le fiamme, Anni lenti e Mariluz e le sue strane avventure

La storia d’amore con la moglie

Fernando è un immigrato in Germania, dove ancora oggi vive nella città di Hannover con la moglie. Per cui dice che non gli risulta affatto difficile immaginare come si possano sentire coloro che chiamiamo extracomunitari. Infatti Fernando Aramburu si è trasferito in Germania da giovane, con pochi soldi in tasca, nel 1985, quando la Spagna, il suo Paese, non faceva ancora parte dell’Unione Europea. Si è trasferito per amore, innamoratosi immediatamente dalla bella ragazza bionda tedesca che una mattina alle 10 ha bussato alla sua porta. E così Fernando Aramburu comincia a raccontare di come ha conosciuto sua moglie, ai tempi dell’Università. Fernando studiava all’Università di Saragozza e condivideva l’appartamento con altri tre ragazzi: dato che il salotto era vuoto, propose ai coinquilini di affittarlo a un altro studente. Quindi dopo aver affisso alle bacheche delle varie facoltà l’annuncio di un “cercasi coinquilino”, una mattina alle 10, una bellissima ragazza, dai capelli ricci e biondi, bussò alla porta di casa sua e diventò la sua coinquilina. “Era così bella, con dei capelli biondi ricci e degli occhi così meravigliosi che… lei si innamorò immediatamente di me!“, racconta Fernando ridendo. 

L’approccio contabile di Fernando Aramburu quando scrive

Paolo Giordano (La solitudine dei numeri primi, 2008) durante la chiacchierata fa notare come Aramburu sia attento al numero di pagine dei libri, un aspetto curioso e insolito. E infatti non siamo abituati a questa attenzione per la forma del libro, mentre prestiamo più attenzione ai temi. “La prima domanda che ci si sente sempre chiedere è «qual è il tema del libro?», una questione che mi ha stufato ormai.” dice Giordano. E anche Aramburu è d’accordo dal momento che quando scrive un romanzo, il tema non gli interessa perché viene da sé. Piuttosto lo scrittore basco si pone come obiettivo dei numeri: questo libro deve essere di 200 pagine. Chi glielo impone che deve avere quella lunghezza? Nessuno, ma lo scrittore in questo modo è sempre produttivo e non conosce il blocco dello scrittore, perché durante il “cammino della scrittura” sa esattamente a che punto si trova. Sono piccole, e semmai stupide regole, che gli servono per autoregolarsi. Un consiglio utile per chiunque si voglia approcciare alla scrittura. In questo modo lo scrittore basco conosce già l’ultima scena del libro, come se le pagine precedenti fossero un lungo prologo. 

 

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