Sei qui: Home » Libri » Autori » Caro Bimbo, i pensieri di un giovane medico ai tempi del Covid
Caro Bimbo

Caro Bimbo, i pensieri di un giovane medico ai tempi del Covid

Intervista ad Alberto Zuccalà, autore del libro che parla deli giorni più tristi legati al Covid, trasformandoli in opportunità per capire il valore di ciascuno

Brevi riflessioni scritte ai tempi del Covid durante il Lockdown 2020, al ritorno dai turni in ospedale, utili a ritrovare la speranza. E’ questo “Caro Bimbo“, il libro scritto da Alberto Zuccalà, radiologo leccese e creatore de “Le Graforecensioni”, le recensioni realizzate “in punta di matita” che hanno conquistato tutti i maggiori editori. Caro Bimbo è un libro che sta conquistando grandi e piccini. Non è un libro che parla del Covid, che racconta quei giorni e fa ritornare nel dolore o spaventa, ma attinge da una fatica, che in questo caso è il Covid, ma potrebbe essere una qualunque per ricordarti ciò che ogni tempo difficile cancella: il valore che hai. Ecco l’intervista all’autore.

 

Hai realizzato il libro “Caro Bimbo”, pensieri di un giovane medico al tempo del Covid, per chi non sarà ancora troppo grande nel 2040, con tanto successo tra le persone che già ti seguivano sui social per i tuoi lavori artistici e i tuoi pensieri quotidiani. Un percorso naturale?

Si, scrittura e lettura si accompagnano indissolubilmente. In questo caso c’era la voglia, ed era più forte della lettura, di raccontare un tempo nuovo per tutti, non volevo che i miei pensieri restassero confinati sui social. Desideravo realizzare un libro che li potesse raccogliere per diventare uno strumento utile per chi è in ricerca di elementi di speranza in questo tempo buio.

Gli amici che già mi seguivano quotidianamente sono stati un “passaparola” fantastico affinché il libro potesse letteralmente volare.

 

Quali sono gli elementi che caratterizzano il tuo libro “Caro bimbo”, perché si differenzia dagli altri?

La realtà e la semplicità. Ho preso spunto dai fatti più importanti che accadevano durante la “prima ondata” e ho provato a raccontarli in modo semplice, ad un bimbo che li può già leggere o che li leggerà quando sarà più grande. Credo che questa presenza del reale differenzi il “Caro bimbo”: nulla è inventato, neppure le riflessioni di speranza che contiene e alle quali credo.

 

Parli di Covid senza parlare di Covid…

Si, il libro può accompagnare qualunque momento difficile. Infatti, dico sempre ciò che ho scritto non è un libro che parla del Covid, che racconta quei giorni e fa ritornare nel dolore o spaventa, ma attinge da una fatica, che in questo caso è il Covid, ma potrebbe essere una qualunque per ricordarti ciò che ogni tempo difficile cancella: il valore che hai.

 

È stata una scrittura terapeutica?

Ogni scrittura è terapeutica, anche quella di chi desidera scrivere una sola parola su un muro. Nelle parole è custodito spesso un desiderio da riorganizzare, da gridare, di portare alla luce una storia che t’inquieta dentro e trova pace solo alla fine, quando diventa per gli altri. Il mio desiderio era duplice: quello di dare voce e sostenere i colleghi che continuamente mi descrivevano il tumulto e l’apocalisse clinica di quei giorni e dare pagine nuove a chi sentiva ai tg, giornali, web… e trovava soltanto immenso dolore.

 

Chi è il pubblico del tuo libro?

Pensavo trovasse spazio soltanto tra gli “addetti ai lavori”: il personale sanitario, in primis, invece mi sono meravigliato di come e quanto sia stato apprezzato praticamente da tutti: dal ragazzo che ha davanti ancora il mondo e dal pensionato che ha già vissuto tanto. Un libro che riesce a parlare a tutti è stata la scoperta più bella: non esclude nessuno.

 

Massimo Gramellini, Simona Sparaco, il Tg2 nella rubrica di Carola Carulli dedicata ai libri, La Stampa… in tanti hanno parlato del tuo “Caro Bimbo”. L’autoproduzione funziona?

Non è la stessa cosa che lavorare con un editore, indubbiamente. Le rifiniture, i consigli, il valore aggiunto di tanti professionisti del settore è imprescindibile. Io stesso credo moltissimo nel lavoro di squadra, nella collaborazione e vorrei tanto lavorare con un editore in un progetto comune sui libri che ho nel cassetto da anni, ma nonostante abbia bussato a tante case, non ho (letteralmente) ricevuto risposta da nessuno e il “Caro bimbo” voleva e poteva “nascere” soltanto in quel momento.

Sono molto contento dell’esperienza dell’autoproduzione, avevo anche realizzato la copertina un mese prima, che inconsciamente anticipava e sintetizzava il contenuto del libro… insomma c’erano tutti gli ingredienti per tentare l’avventura, che ha funzionato e funziona benissimo, ma io confido nel valore aggiunto dell’editore.

 

Hai accennato alla copertina di “Caro Bimbo”. Com’è nata? Era una tua vignetta?

Si, esatto. Un mese prima dell’uscita di “Caro Bimbo” avevo realizzato quell’immagine in una vignetta da condividere sul mio profilo facebook come sempre faccio, dando all’anziano queste parole “Non avere mai paura del futuro”. C’è un bimbo che prende per mano un anziano o un anziano che prende per mano un bimbo? Mi piaceva per questo stare di fronte al futuro insieme, mano nella mano, chi nella freschezza chi nel peso dei suoi giorni e della sua storia.

C’era tutto, anche la sintesi del libro intero: non avere mai paura del futuro; i giorni più tristi possono rivelarsi esperienza di grandi e nuove opportunità. Basti pensare al lavoro da casa che prima veniva considerato impossibile, oppure alle necessità che sono venute fuori dalla crisi e che siamo chiamati a risolvere nel prossimo futuro. Il futuro ci attende comunque, camminare insieme è il modo migliore per affrontarlo in questo tempo di grandi e profonde divisioni.

 

A chi è dedicato il libro?

A tutti i bimbi, che cadendo per terra mi hanno insegnato che “rialzarsi” è più importante.
Regalare “Caro bimbo” a se stessi o ad altri significa consegnare un invito alla vita così.

© Riproduzione Riservata