Il giro giusto

Carlo Picca, “Nel mio libro vi spiego i retroscena legati al mondo dell’editoria”

Il romanzo satirico, edito da Les Flaneurs, parla in modo ironico di libri e del mondo dell'editoria a tutto tondo, da chi li scrive e pubblica, fino a chi li legge e promuove
Carlo Picca, "Nel mio libro vi spiego i retroscena legati al mondo dell'editoria"

MILANO – Il 20 settembre è uscito in libreria “Il giro giusto“, dell’autore pugliese Carlo Picca. Il romanzo satirico, edito da Les Flaneurs, parla in modo ironico di libri e del mondo dell’editoria a tutto tondo, da chi li scrive e pubblica, fino a chi li legge e promuove, suscitando nel lettore diversi spunti di riflessione e facendolo sorridere non poco affrontando tematiche e situazioni spesso sconosciute agli amanti della lettura, ma più noti invece agli addetti del settore.

 

Abbiamo rivolto qualche domanda all’autore per conoscere meglio lui e questo suo libro. Parlaci di te:

Mi sono laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Ho esperienze in campo scolastico come insegnante di lettere, ed editoriale come consulente letterario, attività che svolgo per alcuni autori ed editori. Attualmente sono direttore di collana per la sezione poesia della casa editrice Les Flâneurs. Nel 2011 ho aperto una libreria specializzata per bambini a Rutigliano, Bari, organizzando eventi letterari e laboratori didattici, letture animate, incontri con autori. Dal 2011 sono iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti e sono blogger del magazine culturale Libreriamo. Ho pubblicato nel 2016, per FaLvision Editore, un lavoro critico sperimentale sul poeta italiano Sandro Penna, che è stato insignito nel 2017 del premio internazionale, per la categoria saggi, curato dall’Istituto di Cultura di Napoli e dalla rivista letteraria internazionale Nuove Lettere.


Come nasce Il Giro Giusto?

Il Giro Giusto nasce anni fa dalla mia voglia di raccontare in modo satirico i meandri poco conosciuti del mondo dell’editoria. A quel tempo avevo girato la bozza all’editore che mi aveva detto che era un buon punto di partenza dal quale poteva poi nascere un romanzo. Quella bozza per i tanti impegni l’ho tenuta ferma per poi riprenderla questa primavera e lavorarci sino a qualche settimana fa. La scrittura mi è venuta in soccorso in un momento particolare della mia vita. Nel dicembre del 2018 ho avuto la perdita di mio padre per un tumore inguaribile e dopo mesi di lunghe sofferenze per lui. Nei mesi successivi poi una grave malattia del sangue ha colpito mia moglie che per fortuna ora sta molto meglio. Non avevo altre possibilità che dare il massimo, per lei, la mia famiglia, non trascurando il lavoro e gli affetti. E in questi mesi, riprendendo quella vecchia bozza, la scrittura mi ha aiutato a non impazzire ma a trovare un senso, un filo, quello di lottare e di credere che oltre questo cielo ci sia qualcosa per cui vale sempre la pena non mollare. Lo potevo fare nel mio campo, la scrittura ed il mondo dei libri che conosco da lontano, sono sempre stato a contatto con loro sin da piccolo. I miei genitori avevano una Cartolibreria a Noicattaro, a pochi km da Bari. E così in piena notte mi svegliavo per svuotarmi, per ricaricarmi, e così scrivevo, d’istinto, come fossi preda di una sana febbre, e così mi rigeneravo. E’ stato un modo fondamentale per distrarmi e per avere una rabbia organica produttiva e non negativa. Da qui ogni notte ritrovavo il sorriso, l’ironia, grazie alla satira e tutto il pianeta libri che in  modo stralunato ho raccontato in questo libro. I libri non sono oggetti che riempiono una libreria sono molto di più. Da quella bozza è nato questo romanzo satirico che è dedicato in modo particolare a mio padre.

 

Nel libro è presente una dedica molto bella proprio a tuo padre, ce ne vuoi parlare?

Sì certo. E’ incredibile come chi lo abbia accolto nei primi anni ’80 dandogli in affitto il locale per la sua attività di libraio, poi decenni dopo, sia risultato essere il padre del marito della dott.ssa che con gran cura e affetto lo ha accudito fino agli ultimi istanti di quella maledetta malattia. Quasi la mater polis avesse un disegno preciso, quasi lui fossi un missionario laico, con un compito da svolgere, come quei tanti che non sanno di esserlo nel loro lavoro e nella loro vita quotidiana. E così quanti libri ha fornito ad un’intera cittadina, che non era la sua, e dove prima di lui c’era il vuoto in tal senso. Un missionario laico che nonostante non frequentasse le funzioni in chiesa e avesse le sue origini altrove, il giorno del suo funerale l’ha riempita di gente che voleva dargli l’ultimo saluto. Non so dove sia adesso, probabilmente a giocare in una stella come dicono le sue nipotine, ma mi manca, mi mancano la sua grinta, la sua forza, il suo sorriso, e non potevo che scrivere questo libro satirico pensando proprio al suo sorriso e alla missione e al sacrificio di essere libraio, e al valore profondo nascosto dentro quell’oggetto misterioso che si chiama libro.

 

Di cosa parla in particolare questo libro?

Se credete che nel mondo dei libri tutto sia perfetto ed entusiasmante e non mancate ai suoi grandi appuntamenti mondani, tocca anche chiedersi cosa si nasconda spesso dietro tutto ciò, non credete? Qual è l’ombra che, guardinga, si nasconde dietro le luci dei riflettori, puntati su quegli oggetti meravigliosi chiamati “libri”? L’ennesima presentazione a cui assiste Ippolito, il protagonista del mio scritto, diventa quella giusta per farlo eruttare dopo anni e anni di lavoro appassionato. Perché, lui lo sa bene, anche i libri devono fare parte del giro. Del giro giusto, però!

 

Il libro affronta vari aspetti del mondo libri ma può essere visto come una sorta di urlo delle librerie e degli editori indipendenti?

In parte. Chi ama i libri va in libreria, aperta tutto l’anno e pronta ad accogliere e stimolare i suoi fruitori. Chi ama i libri non ama lo spettacolo, chi ama i libri ama la crescita culturale, ogni giorno. E se la devo dir tutta, sarebbe opportuno più finanziare tante piccole manifestazioni per la promozione della cultura del libro e lettura che non costano molto alla collettività e che non sono “politicizzate”, che dare tutto a poche grandi kermesse. Perché queste accendono i riflettori sui libri qualche giorno e poi le spengono tutto l’anno e vedono la partecipazione di gente di cui molto spesso, solo una sua piccola parte ha letto un libro, perché sono di solito persone a caccia di una foto o dell’autografo con il vip di turno.

 

Il tuo precedente libro sul poeta italiano Sandro Penna è stato insignito nel 2017 del premio internazionale, per la categoria saggi, curato dall’Istituto di Cultura di Napoli e dalla rivista letteraria internazionale Nuove Lettere. Come pensi che sarà accolto invece questo tuo libro?

Se mi permetti una battuta, non credo riuscirà a vincere premi per i contenuti satirici presenti. Spero però che faccia riflettere ma soprattutto tanto tanto sorridere e che qualcuno non lo prenda troppo sul serio, è satira, spero si possa fare, e che la si possa fare anche sul mondo della cultura e dei libri. “Ma cosa credi mai che possa servire la letteratura? A creare un oggetto per riempire una libreria in legno?”

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