Gli aforismi dello scrittore

Carlo Emilio Gadda, le frasi e gli aforismi più celebri

Il mondo delle lettere ricorda l'anniversario della nascita dello scrittore italiano Carlo Emilio Gadda. Ecco i suoi aforismi più belli
Carlo Emilio Gadda, le frasi e gli aforismi più celebri

MILANO – Carlo Emilio Gadda nasce a Milano il 14 novembre 1893 e si spegne il 21 maggio 1973. Grande sperimentatore delle forme della lingua e del romanzo, fu un importante innovatore in campo narrativo: sia per l’originale impasto di linguaggi diversi (dialetti, termini gergali e tecnici, neologismi) delle sue opere, sia per l’incessante stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo. Attraverso alcuni passi significativi tratti dai suoi libri, vi offriamo un esempio del suo stile inconfondibile.

 

.‘È spiacevole dover parlare di avvenimenti spiacevoli: ma la chiarezza è la prima qualità di un racconto.’

 

‘Il mio gran male è stato sempre e sarà sempre uno: quello di desiderare e sognare, invece di volere e fare.’

 

‘Gli italiani, generosissimi in tutto, non sono generosi quando si tratta di pensare.’

 

‘Il dirmi che una scarica di mitra è realtà mi va bene, certo; ma io chiedo al romanzo che dietro questi due ettogrammi di piombo ci sia una tensione tragica, una consecuzione operante, un mistero, forse le ragioni o le irragioni del fatto.’

 

‘Le parole sacre, vedute le labbra dell’autore, ne rifuggono. Le cose sacre, veduto il cuore dell’autore, vi si fermano.’

 

‘Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato.’

 

‘Il fumare lo aiutava molto davanti alle donne, a cui il fumo piace, anche perché lo ritengono, e magari con ragione, un gradevole presagio dell’arrosto.’

 

‘Se un’idea è più moderna di un’altra è segno che non sono immortali né l’una né l’altra.’

 

‘Un’infanzia tormentata e un’adolescenza anche più dolorosa.’

 

‘L’attimo della dolce angoscia fuggiva, oh, che altro può fare un attimo? ma il succedente gli succedeva: l’integrale dei fuggenti attimi è l’ora.’

 

‘La Italia la era padronescamente polluta dallo spiritato: lo spiritato l’era imperialescamente grattato e tirato a pruriggine dal plauso d’un poppolo di quarantaquattro milioni di miliardi di animalini a cavattappo.’

 

 

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