“Cambio di clima“, edito da Fazi è uno dei romanzi meno noti di Hilary Mantel, “la regina del romanzo storico”, conosciuta soprattutto per la sua monumentale trilogia sui Tudor, che le valse il Man Booker Prize, e per la sua maestria nel raccontare figure storiche e contemporanee con acume e profondità. Questa sua opera è consigliata per chi ama le saghe familiari
I temi da lei trattati sono complessi: il potere, la giustizia e il ruolo della donna. Ma in “Cambio di clima” l’autrice abbandona la dimensione storica per concentrarsi su una storia intima e contemporanea, in cui esplora le fratture sottili della vita familiare e il peso dei segreti. Che, una volta emersi, abbattono muri e granitiche certezze. La vita deve cambiare, lo farà, deve.
Cambio di clima
Ad essere protagonista del romanzo è una famiglia di filantropi del Nortfolk che abita in una fattoria di mattoni rossi. Come responsabile di un istituto di beneficenza, ogni estate Ralph ospita alla Casa Rossa uno dei tanti casi pietosi in cui si imbatte per lavoro, perlopiù adolescenti sbandati bisognosi di un posto dove stare e di qualcuno che li rimetta in riga.
Gli ospiti vengono talvolta mal tollerati dagli altri membri della famiglia: Anna, la moglie, è sempre meno incline ad accogliere giovani problematici in casa propria e i figli reagiscono ognuno in modo diverso. Kit, la figlia maggiore, si interroga sul suo futuro, Robin è lontano per gli impegni sportivi e Julian, il più taciturno, è molto preoccupato per la piccola di casa, Rebecca, e per i pericoli a cui potrebbe andare incontro. Ma sotto la patina d’abitudine che ricopre la vita degli Eldred si celano segreti inconfessabili e rancori mai sopiti, che minacciano di mandare in pezzi l’armonia familiare.
Venticinque anni prima, appena sposati, Ralph e Anna, mandati come missionari laici in Sudafrica, hanno conosciuto le difficoltà di un paese in regime di apartheid, dove fame e ingiustizia erano pane quotidiano. È durante quel viaggio che si è consumata la tragedia di cui non hanno più parlato e che ora, a decenni di distanza, riaffiora in superficie con prepotenza, rivelando tutte le crepe nel loro matrimonio.
Un libro consigliato a chi ama la narrativa psicologica
La narrazione alterna presente e passato, svelando lentamente l’evento devastante che ha segnato la loro vita e che continua a proiettare la sua ombra sulla famiglia. Mantel mostra come un trauma non affrontato possa erodere un matrimonio e influenzare un’intera generazione.
Ma soprattutto il romanzo mette in discussione le dinamiche del lavoro missionario occidentale in Africa, rivelando contraddizioni e ingenuità: una realtà che la scrittrice conosceva bene, essendo vissuta in Botswana col marito. Con la precisione psicologica tipica che la caratterizza, la scrittrice riesce a mettere a nudo ogni personaggio, facendone emergere le interne contraddizioni, grazie anche a una prosa ricca, osservativa, a tratti tagliente che preferisce il sussurrato al gridato, lasciando che la tensione emotiva cresca sotto la superficie, senza arrivare al melodramma.
È un romanzo più “quieto” rispetto alle sue opere storiche, ma non meno profondo che parla di fede, disincanto e resilienza, e che colpisce per la sua capacità di rendere universali le ferite private: una saga familiare epica ma sottile, scritta con l’abilità di una vera maestra, capace di tenere il lettore incollato alle pagine grazie a un uso magistrale della suspense, di affrontare temi universali con leggerezza e di affrescare la complessità di due mondi molto lontani tra loro che si incontrano, collidono e poi si scontrano. Consigliato a chi ama la narrativa psicologica, le storie familiari complesse e la scrittura profonda e misurata.
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