I 13 caffè letterari più famosi e amati dagli scrittori da visitare assolutamente
Dalle storiche piazze italiane ai vicoli bohémien di Parigi, scopri i caffè letterari più iconici da visitare almeno una volta nella vita.

Esiste un legame indissolubile tra il rito del caffè e l’ispirazione poetica. I caffè letterari non sono semplici locali, ma “santuari del pensiero” dove il tempo sembra essersi fermato, nonostante il mondo fuori corra veloce. Ancora oggi, a distanza di secoli dalla loro fondazione, questi luoghi continuano a essere il rifugio preferito di scrittori emergenti, sognatori e semplici lettori accaniti che cercano un’atmosfera capace di nutrire l’anima.
Oggi un caffè letterario non è solo un ricordo del passato, ma un’esigenza del presente. In un mondo sempre più veloce e frenetico, occorrerebbe spegnere lo smartphone e riscoprire il piacere di sfogliare un libro tra l’aroma della tostatura e il brusio colto dei tavoli vicini. Questi locali, amati dai giganti della letteratura, continuano a essere fari di cultura e bellezza.
I caffè letterari più famosi e amati dagli scrittori da visitare almeno una volta nella vita
In un’epoca sempre più digitale, questi caffè offrono l’unica vera connessione che conta: quella umana e intellettuale. Che uno sia un aspirante scrittore o un semplice lettore in cerca di silenzio, varcare la soglia di questi locali significa prendersi cura del proprio mondo interiore. Dalle storiche piazze italiane ai vicoli bohémien di Parigi, ecco i caffè letterari più iconici da visitare almeno una volta nella vita.
1. Caffè Florian – Venezia (Italia)
Il più antico caffè d’Italia (classe 1720) non smette di incantare. Sedersi tra i suoi specchi e stucchi in Piazza San Marco significa ripercorrere i passi di Casanova, Lord Byron e Hemingway. Oggi la sua programmazione culturale lo rende un ponte tra il glorioso passato (Goldoni, Casanova, Dickens) e il futuro dell’arte contemporanea. Per questo, il Florian rimane il simbolo dell’eleganza veneziana, unendo la tradizione a mostre d’arte contemporanea che dialogano con la storia.
2. Antico Caffè Greco – Roma (Italia)
Sopravvissuto alle sfide del tempo, l’Antico Caffè Greco in Via dei Condotti resta la “seconda casa” degli intellettuali a Roma. Questo locale è un vero museo: con oltre 300 opere d’arte appese alle pareti, ha ospitato menti del calibro di Goethe, Keats e Schopenhauer. È il luogo perfetto per un espresso veloce al banco o per una sosta riflessiva nelle sue sale storiche, avvolti da un’aura di assoluta sacralità letteraria. È qui che la storia d’Italia si è intrecciata con la letteratura europea.
3. Les Deux Magots – Parigi (Francia)
Non si può parlare di letteratura senza citare Saint-Germain-des-Prés. Qui, tra i tavolini verdi di Les Deux Magots, l’esistenzialismo di Sartre e Simone de Beauvoir ha preso forma. Nel 2026, il caffè continua a celebrare il suo prestigioso “Prix des Deux Magots”, confermandosi un osservatorio privilegiato sulla scena editoriale francese.
4. The Elephant House – Edimburgo (Scozia)
Dopo la lunga attesa per la restaurazione post-incendio, il “luogo di nascita di Harry Potter” è tornato a splendere. J.K. Rowling scriveva qui i primi capitoli della sua saga guardando il castello di Edimburgo. Oggi è una tappa fissa per i fan del fantasy e per chiunque cerchi una scintilla di magia in una tazza di tè.
5. Caffè San Marco – Trieste (Italia)
Trieste è la capitale italiana del caffè e il San Marco ne è il cuore pulsante. Fondato nel 1914, è stato il ritrovo di Saba e Svevo. La sua particolarità? È anche una libreria attiva e vivace, dove nel 2026 si tengono regolarmente presentazioni di libri e dibattiti culturali in un ambiente secessionista meravigliosamente conservato.
6. Café Central – Vienna (Austria)
Sotto le volte neorinascimentali di Palazzo Ferstel, il Café Central racconta la storia della “Mittel-Europa”. Frequentato da Peter Altenberg (la cui statua ti accoglie ancora all’ingresso), oggi è celebre tanto per i suoi dibattiti intellettuali quanto per la sua pasticceria imperiale. Nel 2026, resta il miglior esempio di come la cultura europea possa essere servita su un vassoio d’argento.
7. Vesuvio Cafe – San Francisco (USA)
Per chi ama la Beat Generation, il Vesuvio nel quartiere di North Beach. proprio di fronte alla libreria City Lights, è una tappa obbligata. Situato proprio accanto alla mitica libreria City Lights di Lawrence Ferlinghetti, questo bar è stato il quartier generale di Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Oggi è ancora possibile ordinare il cocktail “Jack Kerouac” (rum, tequila e succhi di frutta). Un luogo ribelle, colorato e profondamente autentico, un angolo di ribellione poetica che non invecchia mai.
8. Caffè Gijón – Madrid (Spagna)
Fondata nel 1888, questa “istituzione” sul Paseo de Recoletos è stata testimone di oltre un secolo di letteratura spagnola, dalla Generazione del ’27 ai giorni nostri. Con le sue poltrone in velluto rosso e i tavoli in marmo, invita a una “tertulia” (conversazione letteraria) lenta e appassionata.
9. The Eagle and Child – Oxford (Regno Unito)
Dopo una meticolosa conservazione, il pub soprannominato “The Bird and the Baby” è più vivo che mai. È qui che gli Inklings, guidati da J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis, leggevano bozze de Il Signore degli Anelli. Sedersi nello storico “Rabbit Room” nel 2026 significa respirare l’essenza stessa del fantasy moderno.
10. Grand Café – Oslo (Norvegia)
“Nessuno può scrivere come Ibsen se non beve al Grand Café”, si diceva un tempo. Questo locale sontuoso è stato il rifugio quotidiano del drammaturgo norvegese. Oggi, nel 2026, resta un punto di riferimento per chi cerca l’eleganza nordica e vuole ripercorrere i passi dei premi Nobel che qui hanno cenato.
11. Carousel Bar – New Orleans (USA)
Situato all’interno dell’Hotel Monteleone, questo iconico bar che ruota lentamente ha ospitato giganti come Ernest Hemingway, Tennessee Williams e William Faulkner. Nel 2026, la sua atmosfera onirica continua a ispirare racconti ambientati nel profondo Sud degli Stati Uniti, tra un cocktail e una pagina scritta.
12. Caffè Gambrinus – Napoli (Italia)
Il salotto di Napoli, in Piazza del Plebiscito, è un trionfo di stile Liberty. Amato da Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio e Matilde Serao, nel 2026 continua la nobile tradizione del “caffè sospeso”. Entrare qui significa immergersi nella “Belle Époque” napoletana, dove la cultura è sempre stata un bene comune.
13. Caffè dell’Ussero – Pisa (Italia)
Fondato nel 1775, questo storico locale sulle sponde dell’Arno ha visto passare menti come Giosuè Carducci e Tiziano Terzani. Oggi, questo caffè letterario rimane una tappa fondamentale per chi visita la Toscana, conservando sulle pareti i ricordi autografi di secoli di passaggi illustri.
Bar e letteratura, un legame senza tempo
Nel 2014, Olivia Laing ha pubblicato un libro intitolato “A Trip to Echo Springs“, in cui esplora il legame tra gli scrittori e l’alcolismo. La scrittrice si concentra in particolare su John Cheever, F. Scott Fitzgerald, Tennessee Williams, Ernest Hemingway, John Berryman, e Raymond Carver. Il suo libro è un percorso tortuoso attraverso una storia nebulosa e confusa di vite sovrapposte e storie tristi. È un quadro terribile che riguarda il rapporto tra alcolismo, scrittori e la loro perdita di energia creativa e fede nei propri talenti.
I bar e in particolare i caffè letterari sono divenuti importanti soprattutto grazie a questi scrittori, ma tutti sappiamo che il consumo d’alcol estremo ha fatto molti danni, danneggiando la loro capacità. Laing scrive:
“L’alcol colpisce il cervello in molti modi, ma il più tangibile, anche per il bevitore occasionale, è il caos che distrugge sulla propria capacità di ricordare il passato”.
Questo è l’enigma del Bar letterario. Essa sfrutta l’idea di buon umore dei suoi scaffali dando spirito creativo ai suoi clienti, abbastanza forte da ispirare capolavori. Ma quello che invece succede agli scrittori è ben altro. Alla fine è il bar che ha bisogno dello scrittore, e non il contrario. Fortunatamente, non ci sono solo storie tristi: JRR Tolkien e CS Lewis gestiva un gruppo di scrittura chiamato “The Inklings” fuori del pub di Oxford, The Eagle and Child, e nessuno dei due ha sviluppato problemi di alcolismo.
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