Quando un giallo non si limita alla soluzione di un enigma, ma prova a raccontare la società in cui viviamo, nasce qualcosa di più profondo. Con “Buonvino e l’omicidio dei ragazzi”, scritto da Walter Veltroni e pubblicato nel 2026 da Marsilio nella collana Lucciole, assistiamo a una nuova indagine del commissario Buonvino che diventa lente per leggere una generazione di giovani in bilico tra presenza digitale e fragilità esistenziale.
“Buonvino e l’omicidio dei ragazzi”: Veltroni affronta il mistero della società che perde i giovani
“Buonvino e l’omicidio dei ragazzi” non è solo una nuova avventura per il celebre commissario di Veltroni, ma un romanzo che prova a rispondere, attraverso la lente del giallo, a una domanda urgente: quanto la società si assume la responsabilità delle sue giovani generazioni, e quali tracce lascia nel cuore collettivo la loro scomparsa?
Con una scrittura matura e attenta, Walter Veltroni torna a esplorare i confini tra investigazione, memoria e riflessione sociale, rendendo questo libro un punto di riferimento per chi ama i gialli italiani che non si fermano alla superficie.
Chi è Walter Veltroni e il commissario Buonvino
Walter Veltroni è una figura poliedrica del panorama culturale italiano: nato a Roma nel 1955, è stato giornalista, direttore dell’Unità, vicepresidente del Consiglio, ministro per i Beni e le attività culturali e sindaco della Capitale. Parallelamente alla carriera politica, ha costruito una produzione letteraria ricca e variata, spaziando tra romanzi di formazione, saggi e narrativa gialla.
La serie del commissario Buonvino, inaugurata nel 2019 con “Assassinio a Villa Borghese”, rappresenta un filone particolare della sua produzione narrativa: un giallo italiano che intreccia indagine poliziesca, riflessione sociale e umanità. Buonvino non è soltanto un investigatore: è un uomo imperfetto, uno sguardo curioso dentro i meccanismi più oscuri della società contemporanea.
“Buonvino e l’omicidio dei ragazzi”: recensione approfondita
“Buonvino e l’omicidio dei ragazzi” parte da una scena che scuote Roma: una ragazza molto giovane, sedici o diciassette anni, viene trovata impiccata all’alba vicino all’orologio ad acqua del Pincio. Per il commissario Buonvino, che non ha avuto figli, quell’immagine diventa immediatamente simbolica. Davanti a quel corpo, scopre quanto profondamente “i figli siano di tutta la società” e si pone una domanda che va oltre l’omicidio estetico: chi uccide i figli in una città, e perché?
La trama si sposta dal cuore di Roma a quartieri come Centocelle, ma la vera indagine non avviene tanto nelle vie concrete quanto in uno spazio “digitale”, fatto di fotografie, messaggi e commenti. In un mondo in cui l’informazione è velocissima e l’immagine parla più della parola, il testo esplora come i giovani si raccontino e si espongano ad ambiguità e fragilità che non sono semplicemente personali, ma sociali e culturali.
Veltroni costruisce il romanzo come un giallo moderno e urbano, dove il caso è specchio di una generazione che convive con il proprio riflesso digitale. Non è solo la ricerca del colpevole che conta, ma l’analisi di come si arriva a un atto estremo di violenza tra ragazzi, e come la comunità reagisce o non reagisce a queste tragedie. L’ambientazione romana, con Villa Borghese e Pincio, non è una cornice pittoresca, ma un luogo simbolico in cui la forza centrifuga della città si scontra con i vuoti affettivi e di senso dei personaggi.
La voce narrativa di Veltroni si distingue per la sobrietà con cui affronta tematiche delicate: non indulge nello spettacolo della violenza, ma la pone al centro di una riflessione più ampia sul valore della giovinezza, sui legami familiari spezzati e sulle nuove “reti” di comunicazione che possono amplificare, ma anche deformare, le fragilità umane. Il commissario Buonvino, con la sua esperienza e un’intuizione che non è mai solo professionale ma profondamente empatica, guida il lettore dentro le pieghe di questa complessità.
Un elemento centrale è il rapporto tra memoria e testimonianza: come si racconta una generazione che muore? Come si distingue un atto deliberato da un incidente trasfigurato dal rumore sociale? Queste domande rendono “Buonvino e l’omicidio dei ragazzi” molto più di un giallo: è un testo che guarda alle contraddizioni generazionali del presente.
Dal punto di vista strutturale, il romanzo mantiene un ritmo bilanciato tra suspense e introspezione. Le indagini si intrecciano con brevi riflessioni sulla città, sulle abitudini dei giovani e sul rapporto tra pubblico e privato nell’epoca digitale. Veltroni non sacrifica la profondità dell’analisi sull’altare della trama, e questo rende la lettura coinvolgente sotto più livelli.
