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Riapre la Biblioteca dei Girolamini, una storia di riscatto e giustizia

La biblioteca dei Girolamini, una delle più antiche biblioteche pubbliche, ritorna ad essere un patrimonio della città di Napoli, aperta alla fruizione di cittadini e studiosi

Riapre la Biblioteca dei Girolamini, gioiello del patrimonio culturale italiano. “Quella dei Girolamini è una storia di riscatto e di giustizia che parte dall’episodio doloroso del furto dei libri e che oggi, con il dissequestro e il prezioso lavoro svolto da tutte le istituzioni coinvolte, permette di scrivere un nuovo futuro per uno dei luoghi più belli d’Italia e, quindi, del mondo”. Così il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, a Napoli nel corso della visita alla biblioteca dei Girolamini (1586) insieme al Sindaco, Gaetano Manfredi; al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo; al segretario Generale del Mic, Salvatore Nastasi; alla direttrice Generale Biblioteche e Diritto d’Autore, Paola Passarelli e al direttore Generale Musei, Massimo Osanna.

Il recupero di un patrimonio culturale

“Il recupero di questo gioiello del patrimonio culturale è stato sotto gli occhi di tutti coloro che hanno a cuore la tutela dei beni culturali. Credo molto nel ruolo delle biblioteche come luoghi vivi, in cui si custodisce la memoria e la si espone ai tanti studiosi e viaggiatori che la vogliono ammirare. Per questo il MiC ha stanziato ingenti risorse, pari a 20 milioni di euro, per il recupero e la messa in sicurezza di questo complesso monumentale che la riforma dei musei ha reso autonomo. I lavori continueranno ancora, per consentire una maggiore apertura e fruibilità non solo della biblioteca ma anche dell’archivio musicale, della Chiesa e della quadrieria”, ha concluso il ministro.

La Biblioteca dei Girolamini

Come è noto, la Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini è tra i più straordinari e significativi scrigni di storia e cultura della città di Napoli, costituendo un unicum per densità e qualità del patrimonio architettonico, storico, artistico e librario: un insediamento nel cuore pulsante di una delle città più popolose d’Europa, fortemente voluto nel XVI secolo dal potere papale per arginare il ‘pericoloso’ diffondersi della Riforma e mantenere, attraverso il predominio culturale e le arti in genere, un rigoroso controllo sulla galassia di comunità religiose che andavano diffondendosi in città.

Nel 1866, a seguito della soppressione degli ordini e del Regio Decreto 3036 del 7 luglio, cosiddetto di ‘eversione dell’asse ecclesiastico’, il complesso diventa ‘Monumento Nazionale’ assegnato al Ministero per la Pubblica Istruzione. Ma il 18 giugno dell’anno successivo esso viene riaffidato in consegna, con l’annessa Biblioteca statale, ai Padri filippini, che ne deterranno ancora il possesso, tra alterne vicende, per circa un secolo e mezzo.

La drammatica devastazione e il saccheggio della Biblioteca emersi nella primavera del 2012 indurranno la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli il 18 aprile 2012 a sottoporre a sequestro preventivo la Biblioteca Statale Oratoriana annessa al monumento Nazionale dei Girolamini e lo Stato italiano a prendere direttamente in custodia il Monumento e quanto era presente all’interno (il 13 ottobre 2013 fu sottoscritto l’atto di convenzione tra il MiBACT e la Confederazione dell’Oratorio di san Filippo Neri per la gestione diretta dei Girolamini).

Il successivo 23 gennaio 2014 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, in considerazione dell’assunzione da parte del MiBACT della gestione diretta dell’intero Complesso monumentale, revocava il sequestro preventivo disponendone il sequestro probatorio.

Il periodo iniziale dell’amministrazione statale diretta del Complesso è contrassegnato da attribuzioni di competenze diverse tra uffici centrali e periferici del Ministero; fino a quando, il 12 aprile 2017, in ottemperanza alle disposizioni del decreto ministeriale 23 gennaio 2016, n. 43, la titolarità del ‘Complesso monumentale dei Girolamini’ (chiesa, biblioteca, ex oratorio con i chiostri) viene assegnata al Polo museale della Campania, oggi Direzione regionale Musei Campania.

Dal 5 febbraio 2020, infine, la Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini è diventato un Istituto dotato di autonomia speciale, di rilevante interesse nazionale, afferente alla Direzione generale Biblioteche e Diritto d’Autore ai sensi del D.P.C.M. del 02.12.2019, n. 169.

Questo scrigno è un ambito urbano, un grande isolato di 180 metri di lunghezza per 68 di larghezza, delimitato da via Tribunali, via Duomo, via san Giuseppe de’ Ruffi e vicolo Girolomini, sviluppato in altezza su ben sette livelli differenti; conserva integre le principali caratteristiche che ne hanno connotato nascita ed esistenza plurisecolare, benché degradato e con gravi problemi strutturali e di funzionalità in relazione ai quali sono stati avviati e parzialmente completati importanti cantieri di restauro.

In particolare gli interventi degli ultimi anni si sono concentrati su tre macroaree, in cui sono stati impiegati esclusivamente fondi europei: il cosiddetto cantiere UNESCO (Grande Progetto per la valorizzazione del Centro Storico-Sito UNESCO, 7 milioni di euro), vede il Comune come stazione appaltante, e interessa parte delle facciate del complesso che si apre su via Duomo e della chiesa su piazza dei Girolamini, il chiostrino cinquecentesco, il chiostro grande e la Congrega dei Dottori, oltre a interventi di adeguamento funzionale e di riqualificazione degli spazi espositivi; gli altri due cantieri sono gestiti dagli istituti periferici del Ministero della Cultura (Soprintendenza e Segretariato): uno, finanziato nell’ambito del PON «Cultura e Sviluppo» 2014-2020 (€ 2milioni e 110mila), cofinanziato con i fondi europei FESR e rientrante nella Programmazione di natura strategica del MIBACT, prevede la valorizzazione del percorso di visita e il completamento del restauro della Chiesa di San Filippo Neri, praticamente concluso; il terzo (7,7 milioni di euro), infine, interessa l’ala delle sale storiche della biblioteca, tra cui la celebre e monumentale Sala Vico.

Gli interventi e le attività programmate e da programmare tengono necessariamente conto delle implicazioni connesse con le enormi dimensioni del complesso e la vasta gamma di problematiche attinenti alla sua gestione attuale e futura, fatta di una progressiva restituzione alla pubblica fruizione in termini di servizi e percorsi di visita con azioni indirizzate a ripristinare l’organica lettura complessiva e il suo rapporto con il tessuto urbano.

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