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Bianca Chiabrando, “I libri hanno il potere di arricchire la vita di chi li legge”

In uscita "Io sono Alice", il nuovo libro di Bianca Chiabrando. Un'opera che combina fantasy e umorismo che vede protagonisti i libri più famosi di tutti i tempi
Bianca Chiabrando, "I libri hanno il potere di arricchire la vita di chi li legge"

Dare voce ai libri per invogliare i giovani lettori ad intraprendere nuove letture che li possano stimolare. Nasce così “Io sono Alice“, il nuovo libro di Bianca Chiabrando. Si tratta di un libro che combina fantasy e umorismo che vede protagonisti i romanzi più famosi di tutti i tempi, in versione carne e ossa. Un libro adatto per i più piccoli ma che piacerà anche ai grandi, in particolare a a tutti gli appassionati di Lewis Carroll e del mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie. Un libro da leggere perché, come dice la giovane autrice, “i libri hanno il potere di arricchire la vita di chi li legge, perché possiamo vivere ispirandoci alle storie che più amiamo.”

Come nasce “Io sono Alice”?

Fin da piccola ho sempre amato circondarmi di storie di ogni genere. Fiabe, racconti, classici, gialli, fantasy. Poiché amo tanto leggere, un giorno mi sono chiesta: “Cosa accadrebbe se anche i libri potessero leggere me?”. Perché non raccontare un mondo fatto di romanzi che si parlano, litigano, si innamorano ma soprattutto leggono le emozioni dei propri lettori?

Perché hai scelto come protagonista Alice? In che modo ha influito l’opera di Carroll nella realizzazione del libro?

Ho concepito la storia molto tempo prima di scegliere il suo personaggio principale. I titoli candidati erano molti: il Mago di Oz, Pinocchio, persino l’Odissea. Volevo che fosse un’ avventura bizzarra e a tratti assurda, e quindi ho deciso di ispirarmi all’universo paradossale creato da Lewis Carroll. Alice è una bambina curiosa e alla ricerca di avventure, due qualità perfette per la mia protagonista. Alice vede riflesso attorno a sé il mondo che ha al suo interno: ogni personaggio ne richiama un altro del Paese delle Meraviglie. La perfida bibliotecaria diventa la Regina di Cuori, il gatto di Michele lo Stregatto e così via.

Si tratta di un libro per ragazzi, ma adatto anche alla lettura per i più grandi, proprio come Alice nel Paese delle Meraviglie. Cosa rende queste storie dei classici senza tempo?

I grandi classici sono dinamici. Sono formati da tanti livelli, dotati di diverse chiavi di lettura che ci permettono di accedere a molte storie diverse, pur leggendo sempre lo stesso libro.  Trattano di temi che si adattano ad ogni epoca, ad ogni lettore e ogni situazione. Le storie senza tempo sono quelle in grado di evolversi col passare degli anni, ed è proprio questo a renderle immortali.

Nell’opera, i libri prendono vita. Uscendo dalla metafora, quale messaggio vuole dare questo libro?  

I libri hanno il potere di arricchire la vita di chi li legge. Questo perché possiamo vivere ispirandoci alle storie che più amiamo. Lewis Carroll racconta di una bimba che si perde in un luogo surreale e deve affrontare diverse prove per uscirne. 

Proprio come Alice, Michele e Nina all’inizio del libro si sentono persi. Uno perché vive rinchiuso nel mondo dei libri, l’altra perché li disprezza. Attraverso la lettura di Alice e le rocambolesche avventure che vivono insieme a lei, entrambi raggiungono un nuovo equilibrio che li aiuta a essere più felici. Dando voce ai libri spero di invogliare i giovani lettori ad intraprendere nuove letture che li possano stimolare.

Sei al tuo terzo romanzo. Come è cambiata la tua scrittura rispetto alle pubblicazioni precedenti?

Questo è il primo libro che ho scritto partendo completamente dalla mia immaginazione. I primi due, Il caso 3a D e A noi due prof, sono ambientati nel mondo della scuola e le vicende raccontate sono liberamente ispirate al mio vissuto personale. Io sono Alice è stato per me una nuova sfida. Ho fatto sicuramente più fatica a delineare la trama e i caratteri dei personaggi, ma  mi sono divertita a lasciare carta bianca alla fantasia. Sicuramente il mio modo di scrivere è cambiato perché io nel frattempo sono cresciuta: è molto diverso scrivere a 15 anni o a 19. Quello che ho cercato di mantenere intatta, però, è l’ironia, perché spero sempre di poter strappare un sorriso a chi mi legge. 

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