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Mussolini e la solitudine del potere nel nuovo libro di Antonio Scurati

Antonio Scurati presenta in questo secondo volume della trilogia dedicata a Mussolini il lato umorale e anche fragile, terribilmente umano che c’è dentro, dietro e oltre quella maschera
Mussolini e la solitudine del potere nel nuovo libro di Antonio Scurati

Nell’ultima giornata di pordenonelegge Antonio Scurati ha presentato in anteprima il suo ultimo libro della trilogia dedicata a Mussolini: M. L’uomo della Provvidenza (Bompiani) che si concentra sulla violenza del regime e sugli orrori della guerra coloniale ( dai gas ai campi di concentramento).

Scurati in questo secondo volume della trilogia ci mostra il materiale umorale e anche fragile, terribilmente umano che c’è dentro, dietro e oltre quella maschera. “Un Mussolini schizoide – spiega Scurati – perché da un lato c’è il Mussolini della proiezione immaginaria collettiva, dall’altra approfondisco la solitudine del potere. In quegli anni il Duce fece il vuoto attorno a sé. Sospettoso e invidioso allontanò tutti gli amici e ,anche, come è raccontato in una scena melodrammatica l’amante fidata Margherita Sarfatti.”

Il rapporto tra fascismo e populismo

Se nel primo volume, M. Il figlio del secolo (dal 1919 al delitto Matteotti), Scurati racconta la violenza e la forza rivoluzionaria del fascismo, in questo M2 (dal 1925 al 1932) racconta come con uno Stato poliziesco che riduce la Storia a cronaca nera o rosa e con il miraggio di un Impero che sarà “collezione di deserti” l’individuo sia stato sacrificato sull’altare della storia. 

All’alba del 1925 il più giovane presidente del Consiglio d’Italia e del mondo, l’uomo che si è addossato la colpa dell’omicidio di Matteotti come se fosse un merito, giace riverso nel suo pulcioso appartamento-alcova. Benito Mussolini, il “figlio del secolo” che nel 1919, rovinosamente sconfitto alle elezioni, sedeva nell’ufficio del Popolo d’Italia pronto a fronteggiare i suoi nemici, adesso, vincitore su tutti i fronti, sembra in punto di morte a causa di un’ulcera che lo azzanna da dentro.

Così si apre il secondo tempo della sciagurata epopea del fascismo narrato da Scurati con la costruzione e lo stile del romanzo. M. non è più raccontato da dentro perché diventa un’entità distante, “una crisalide del potere che si trasforma nella farfalla di una solitudine assoluta”. Attorno a lui gli antichi camerati si sbranano tra loro come una muta di cani. Il Duce invece diventa ipermetrope, vuole misurarsi solo con le cose lontane, con la grande Storia.

Tra passato e presente

Non si può che partire da un accostamento con i nazionalismi del presente. “Ma – avverte Scurati – bisogna procedere con cautela. Si può ravvisare una somiglianza non tra fascismo e nazionalismi, fortunatamente a questi manca la componente della violenza fisica, quanto nella costituzione della tipologia del leader populista. Gli italiani non hanno smesso di attendere l’Uomo della Provvidenza. Anzi qualche uomo politico, ancora vivente, ha attinto allo stesso campo semantico per apparire come il leader voluto dal destino”.

Il nodo del romanzo è però la consapevolezza che nasce all’interno di Mussolini quando si rende conto di non poter realizzare tutte le aspettative e questo si traduce da una parte in una sottile malinconia, dall’altra in invidia e rabbia nei confronti dei suoi collaboratori. “Un personaggio spesso dimenticato – dice Scurati – fu Augusto Turati che cadde vittima della stessa macchina persecutoria che aveva contribuito a creare: da stretto collaboratore di Mussolini venne poi infangato da una campagna diffamatoria che lo estromise di fatto da ogni carica” . Un’altra parentesi spesso dimenticata e raccontata invece in questo libro è la campagna in Libia. Per piegare la resistenza dei Libici il generale Graziani deportò 100000 cirenaici e fece costruire 18 campi di concentramento.

In questo secondo romanzo il rapporto con le fonti appare quindi  arricchito e sviluppato. Si potrebbe parlare quasi di un tratto sperimentale perché narrazione e documentazione si intrecciano. “ La narrazione ha spesso un rapporto, come in questo caso, – spiega Scurati – di collaborazione con la ricerca storica con cui ha in comune la finalità che è quella della conoscenza, una dimensione veritativa che manca invece al linguaggio televisivo,  votato invece al godimento e all’intrattenimento.

L’uomo della Provvidenza, ma non della famiglia

Fino al 1929 quando donna Rachele gli pose un aut aut, Mussolini viveva a Roma, lasciando la famiglia a Milano, tranne nei momenti della nascita dei figli, evento da svolgersi, secondo la propaganda dell’epoca, in una cornice bucolica. Ma anche quando la famiglia lo raggiunse, Mussolini si curò poco dei figli, esaltando invece fuori dalla cornice domestica il suo istinto predatorio nei confronti delle donne. “Quell’istinto virilistico che Gadda  – spiega Scurati – definì priapismo- e che continuò in qualche modo nella figlia prediletta Edda,  che in questo secondo romanzo comincia a diventare un personaggio” .  Ma è l’unica componente della famiglia verso la quale dimostra affetto. Mussolini in un certo senso si poneva come padre della Patria, ma non di famiglia.

Il cammino di M. Il figlio del secolo prosegue, sollevando il velo dell’oblio su persone e fatti di capitale importanza fino al 1932, decennale della rivoluzione. Quando M. fa innalzare l’impressionante, spettrale sacrario dei martiri fascisti, e più che onorare lutti passati sembra presagire ecatombi future, “ma – conclude Scurati – il germe della caduta era già nella nascita del fascismo.  Non c’è stata, come molti sostengono, la degenerazione di uno statista. Già all’atto della nascita era evidente che sarebbe stato impossibile dare corso a tutte le promesse.”

Alessandra Pavan

Photocredits: Greta Stella

 

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