l'intervista

Ken Follett, “La Storia non si ripete, ma fa eco nel presente”

L'autore di bestseller Ken Follett ci ha raccontato qualcosa sulla scrittura del romanzo e sul rapporto inscindibile tra passato e presente.
Ken Follett, “La Storia non si ripete, ma fa eco nel presente”

“E chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.” Da questo verso del primo libro della Genesi è tratto il titolo del nuovo capitolo della serie di Kingsbridge, “Fu sera e fu mattina” (Mondadori). Ne abbiamo parlato con Ken Follett, che ci ha raccontato qualcosa sulla scrittura del romanzo e sul rapporto inscindibile tra passato e presente.

La scelta del prequel

Nel nuovo volume di Follett, l’autore ci porta ancora una volta nella città di Kingsbridge, luogo caro a lui e a tutti gli appassionati. “Mi piace perché la conosco, anche se considerandola da diversi punti di vista e in diversi momenti storici cambia continuamente. È un po’ come ritrovare lo stesso protagonista in una serie di romanzi: anziché un personaggio, io ho scelto una città principale.” Follett, citando Henry James, ci dice che “l’unico peccato che può commettere un autore è essere noioso.”

Per questo cerca sempre di sorprendere il pubblico, dandogli qualcosa di imprevedibile. “La gente immaginava che il nuovo romanzo avrebbe fatto riferimento al XVII o XVIII secolo. Perciò, invece che andare avanti, ho fatto un passo indietro nel tempo, a quando Kingsbridge era solo un villaggio, per poi immaginarne lo sviluppo, fino a diventare una città prospera e importante. È un tipo di processo che mi interessa perché crea conflitto: ci sono persone favorevoli al progresso e altre che vogliono che tutto resti com’è, un genere di scontro familiare ai lettori del ventunesimo secolo, lo viviamo continuamente. Quindi ho pensato che per il pubblico sarebbe stato semplice immedesimarsi in queste dinamiche, anche se hanno luogo in un’epoca lontana, nell’XI secolo.”

L’eco della Storia

Dinamiche simili che tornano a distanza di secoli, ma secondo Follett “dire che la storia è ciclica è un’illusione. Gli stessi problemi ritornano, ma sempre in una forma diversa. La Storia non si ripete, ma fa eco nel presente. Questo è uno dei suoi aspetti più interessanti: ti permette di tornare indietro nel tempo per capire quali erano i problemi e quali progressi sono stati fatti. Una delle cose che amo della storia è che puoi scoprire in che modo le persone, nel corso dei secoli, hanno affrontato i problemi, hanno lottato e vinto determinate battaglie. E questo è incoraggiante, perché suggerisce che anche le nostre battaglie di oggi potranno portarci maggiori libertà in futuro.”

I ribelli sono i più interessanti

Tra queste battaglie c’è anche quella femminista e, nei romanzi di Follett, non mancano certo le donne forti, che non accettano il ruolo assegnato loro dalla società e dall’epoca storica in cui vivono. Ma l’autore non le definirebbe personaggi “moderni” perché “sono sempre esistite persone, uomini o donne, che non hanno accettato il ruolo stabilito per loro. Ho sempre trovato interessanti le figure femminili che si sono opposte agli stereotipi e probabilmente è un conflitto che ritorna nei miei romanzi perché, per la generazione di cui faccio parte, l’ho vissuto tutta la vita e sono sempre stato dalla parte delle donne. Come scrittore credo che, indipendentemente dalla storia, quelle che hanno combattuto queste battaglie fossero persone eccezionali, ribelli e, dopotutto, i ribelli sono quelli di cui è veramente interessante parlare.”

I leader di ieri e di oggi

Nei romanzi di Ken Follett troviamo intrighi, tradimenti, alleanze, tutto sembra ruotare intorno alla lotta per il potere. I potenti sono uomini senza scrupoli, affamati di ricchezza, pronti a tutto pur di non perdere il proprio ruolo. Questo porta inevitabilmente a una riflessione sui leader di oggi. “Si penserebbe che oggi, a differenza del passato, siamo noi a comandare, le persone comuni, perché viviamo in una democrazia, abbiamo la possibilità di votare, c’è libertà di stampa e di pensiero. Però in qualsiasi gruppo sociale emergono soltanto alcuni, e questi diventano i nostri leader. In una democrazia, i leader sono coloro che guidano il popolo ed è, se ci pensiamo, una questione psicologica.

L’importanza di essere popolari

Secondo Ken Follett, oggi per essere un leader non è necessario essere ricco, oppure essere istruito, o intelligente. “Trump ne è un chiaro esempio. Bisogna, invece, essere popolari, e ciò porta a tenere nascoste certe verità “scomode” pur di non creare dissenso. Noi, d’altro canto, tendiamo a votare coloro che ci raccontano bugie piacevoli e accettabili, perché ci fanno sentire meglio. Questi sono i potenti di oggi: quelli che ci raccontano bugie piacevoli.”

protocredits: copyright (c) Oliver Favre e (c) West Stow Anglo Saxon Village

 

Cecilia Mastrogiovanni

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