Il pensiero dello scrittore

Andrea Vitali, “La cultura deve reagire al terrorismo”

Ecco alcune considerazioni dello scrittore Andrea Vitali in seguito ai tragici attentati di Parigi

MILANO – “Non dobbiamo cedere, la cultura deve andare avanti”. Questo il messaggio principale che ci comunica Andrea Vitali in seguito all’attentato che ha colpito Parigi in questi giorni. Di seguito, l’intervista completa:

 

1) Cosa si sente di dire da scrittore sui tragici eventi che hanno colpito Parigi in questi giorni? 

Non penso che gli scrittori possano mettere in campo molto di più rispetto a qualsiasi altro individuo che si pone davanti a questa realtà. Forse, bisogna cominciare a considerare in maniera più seria questi soggetti. Ho sentito dire che loro l’hanno definito “uno scontro apocalittico tra due civiltà”. E’ giunto quindi il momento di tenerli in considerazione e non sottovalutarli più. Il fatto che abbiano colpito una città come Parigi, a pochi mesi di distanza da un altro attentato, vuol dire che è arrivato il momento di armarsi e considerare tutto ciò una vera e propria guerra. Se loro la considerano come tale, è giusto che incominciamo a farlo anche noi.

 

2) Oggi è la giornata mondiale della tolleranza, il pericolo ora è che tutti gli islamici vengano considerati alla stregua dei criminali che hanno colpito Parigi, come poter insegnare il valore della tolleranza tra queste difficoltà?

L’unica arma che noi cittadini abbiamo in questo senso è l’intelligenza. Ma sottolineare un aspetto, il segreto è trattare adeguatamente i sospetti. Non è possibile che una persona che venga allontanata dal nostro Paese abbia poi l’opportunità di rientrarci in qualche modo. Bisogna essere senza dubbio più rigidi.

 

3) Alcuni provvedimenti hanno previsto la chiusura di centri come musei e biblioteche, considerati come luoghi di aggregazione a rischio. Come la cultura può e deve andare avanti?

Beh, se il pensiero forte di queste persone, che li porta a compiere azioni di questo tipo, è lo scontro di due culture è ovvio che la cultura e i centri dove questa viene praticata siano a rischio, ma a fronte di questo non dobbiamo cedere. Dal punto di vista culturale non dobbiamo mostrare debolezza, perché altrimenti succede quello che ha raccontato Houellebecq nel suo forte romanzo “Sottomissione“.

 

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